Catumaxomab efficace contro l'ascite maligna

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Catumaxomab (Removab, Fresenius Biotech), nuovo anticorpo monoclonale anti-EpCAM x anti-CD3, ha prodotto un chiaro beneficio clinico nel trattamento dell'ascite maligna sintomatica in un trial di fase I/II, in cui è stato somministrato mediante quattro infusioni intraperitoneali. La terapia ha infatti ridotto la necessita di ricorrere alla paracentesi, un procedimento doloroso, che fornisce solo un breve sollievo sintomatico ed è gravato da svariate complicanze quali cachessia, peritonite e perforazione intestinale.

L'efficacia del farmaco si è inoltre associata a un buon profilo di sicurezza e maneggevolezza. I risultati dello studio sono stati presentati da poco a Shenzhen, in Cina, durante il congresso mondiale biennale dell'International Union Against Cancer (UICC).

L'ascite maligna è generalmente caratterizzata da una prognosi sfavorevole e una bassa qualità di vita del paziente.
Catumaxomab è stato il primo trattamento causale contro l'ascite maligna a ottenere l'approvazione dell'Unione Europea, lo scorso anno. L'anticorpo distrugge le cellule tumorali presenti nel liquido ascitico attraverso l'attivazione delle cellule T e accessorie. In particolare, si lega alle molecole di adesione delle cellule epiteliali e all'antigene CD3 sui linfociti T, mentre la regione Fc si lega a cellule accessorie come macrofagi, cellule dendritiche e cellule natural killer. Tali legami inducono l'attivazione simultanea di diverse cellule immunitarie, mediata da co-recettori e citochine. Il risultato finale è appunto l'avvio di una risposta immunitaria anti-tumorale, che porta a un'efficace distruzione delle cellule neoplastiche.

Lo studio presentato al congresso UICC era un trial randomizzato, in aperto, a due bracci, che ha coinvolto in totale 258 pazienti, di cui 129 con carcinoma ovarico e 129 con altre neoplasie. I partecipanti sono stati trattati con trattati con paracentesi e catumaxomab (quattro infusioni intraperitoneali da 10, 20, 50 e 150 mcg ai giorni 0, 3, 7 e 10) o con sola paracentesi (gruppo di controllo).

I pazienti del gruppo catumaxomab hanno mostrato una sopravvivenza senza paracentesi di 46 giorni contro 11 giorni del gruppo di controllo (P < 0,0001). Inoltre, è emerso un trend di aumento della sopravvivenza nel braccio trattato con l'anticorpo, anche se lo studio non era disegnato né aveva la potenza statistica sufficiente per misurare la sopravvivenza globale. Il farmaco è risultato inoltre ben tollerato e più dell'80% dei pazienti hanno ricevuto tutte e quattro le infusioni.
Anche i pazienti con carcinoma gastrico (il più rappresentato tra i tumori non ovarici) hanno ottenuto un beneficio significativo dalla terapia con catumaxomab, beneficio risultato indipendente dal tumore primario o da fattori prognostici come chemioterapie precedenti o la presenza di metastasi a distanza.