Dimmi qual è il tuo fenotipo e forse non ti dirò chi sei, ma di sicuro quale rischio di avere una riacutizzazione della BPCO, sigla che significa broncopneumopatia cronica ostruttiva, una condizione patologica che racchiude in sé diverse malattie, le principali sono bronchite cronica ed enfisema polmonare. Si manifesta con ostruzione bronchiale, distruzione del tessuto polmonare, infiammazione, alterazione della capacità di clearance delle vie aeree. Secondo le statistiche ne soffrirebbe il 6% della popolazione generale, in Italia circa 3 milioni e mezzo di persone.

Grazie ai risultati di uno studio clinico, l’ECLIPSE  (Evaluation of COPD Longitudinally to Identify Predictive Surrogate End-points), pubblicato dal NEJM, è possibile capire quali sono i pazienti che corrono i maggiori rischi di andare incontro a riacutizzazioni della malattia e approntare una terapia ad hoc.  E a giocare un ruolo fondamentale in questa selezione dei malati è proprio il loro fenotipo, che spesso viene confuso con il genotipo, di cui in realtà è la manifestazione: il risultato dell’interazione tra espressione genica, fattori ambientali e causali.

Di questo e degli aspetti epidemiologici terapeutici ed economici della BPCO ne hanno parlato ieri ed oggi a Verona circa 300 pneumologi in un convegno dal titolo “Evoluzione nella conoscenza della BPCO”, che vede chairmen i prof. Francesco Blasi, Ordinario di Malattie Respiratorie all’Università Statale di Milano e presidente eletto dell’European Respiratory Society (ERS) e il prof. Mario Cazzola, Direttore della Scuola di Specializzazione in Malattie Respiratorie dell'Università di Roma Tor Vergata.

“La Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) – spiega il prof. Blasi -  è una malattia infiammatoria cronica delle vie respiratorie caratterizzata da una ostruzione progressiva del flusso aereo non completamente reversibile. La principale causa è il fumo di sigaretta, ma l’inquinamento domestico, ambientale e lavorativo hanno oggi un peso crescente come fattori di rischio. Le particelle nocive inalate scatenano un’abnorme risposta infiammatoria che può portare alla distruzione del tessuto parenchimale (causando enfisema polmonare) e perturbare i normali meccanismi di difesa e delle vie aeree, con conseguente fibrosi e rimodellamento delle stesse. Tutti questi fenomeni si esprimono clinicamente con dispnea in seguito a sforzi anche modesti e tosse, estremamente invalidante che riduce progressivamente la qualità di dei pazienti”.

Il decorso clinico della BPCO spesso presenta episodi di riacutizzazione della malattia, che possono manifestarsi in alcuni pazienti anche due o tre volte all’anno o più e sono caratterizzati da un peggioramento acuto dei sintomi che persiste per diversi giorni, talvolta settimane. Le riacutizzazioni sono quindi eventi cardine della patologia, debilitanti, con notevole effetto sulla qualità di vita dei pazienti: spesso richiedono infatti l’ospedalizzazione e, nei casi più gravi, il ricorso all’ossigenoterapia e alla ventilazione meccanica.

“Inoltre – aggiunge Blasi - le riacutizzazioni possono condizionare negativamente la storia naturale della malattia, essendo associate ad un più rapido declino della funzione polmonare e ad una ridotta sopravvivenza”. Recenti studi osservazionali hanno mostrato come nel corso delle riacutizzazioni di BPCO si osservi un importante aumento, correlato alla mortalità, dei livelli plasmatici dei marcatori cardiaci ed un aumento dell’aggregazione piastrinica indipendente dall’esposizione al fumo. I risultati mostrano che le esacerbazioni di BPCO abbiano importanti conseguenze sistemiche, tanto che nella comunità scientifica, per definire tali eventi, è stato proposto il termine di “attacco polmonare”.

Un aspetto di crescente interesse tra gli specialisti è rappresentato dall’identificazione dei diversi fenotipi della malattia. Gli sviluppi della diagnostica per immagini, in particolare la tomografia computerizzata ad alta risoluzione (HRCT), hanno notevolmente contribuito alla classificazione dei pazienti per fenotipi clinico-patologici.  Queste considerazioni hanno portato ad intraprendere studi per approfondire questi aspetti della malattia.

ECLIPSE  è uno studio europeo di tipo osservazionale, longitudinale, della durata di 3 anni, condotto su una popolazione complessiva di circa 2180 pazienti con BPCO da moderata a molto grave (stadi GOLD II - IV) e 566 controlli (fumatori e  non fumatori), con l’obiettivo di definire i sottotipi di BPCO clinicamente rilevanti ed identificare parametri e biomarcatori in grado di predire la progressione della malattia.

“Visto che le informazioni circa l’incidenza delle riacutizzazioni e l’identificazione dei fattori predittivi nei pazienti con diversa gravità della malattia sono scarse – afferma il prof. Mario Cazzola -  una delle prime analisi dei dati raccolti dalla coorte ECLIPSE ha verificato l’ipotesi che la frequenza delle riacutizzazioni potesse identificare un distinto fenotipo di BPCO indipendentemente dalla gravità della malattia. I risultati confermano che con l’aggravarsi della malattia le riacutizzazioni diventano più frequenti e gravi, ma mostrano anche che una quota importante di pazienti manifesta riacutizzazioni frequenti, più di una all’anno, indipendentemente dallo stadio di gravità. Nello stadio moderato della malattia (GOLD II) essi sono circa il 22%,  33% nello stadio grave (GOLD III) e 47% nello stadio molto grave (GOLD IV). Questi pazienti – con una frequenza delle riacutizzazioni rimasto stabile nel corso dei 3 anni di osservazione - potrebbero rappresentare un fenotipo specifico di BPCO, definito appunto “frequente riacutizzatore”. Una storia pregressa di riacutizzazioni è il fattore maggiormente predittivo della loro frequenza”.

In altri termini, grazie allo studio ECLIPSE per la prima volta è stato descritto un fenotipo di BPCO ad alto rischio di riacutizzazione, stabile nel tempo, clinicamente prevedibile e identificabile attraverso la storia clinica. Tale osservazione non è priva di implicazioni per lo sviluppo di strategie mirate alla prevenzione delle riacutizzazioni all’interno dello spettro di gravità della BPCO.

“La terapia della BPCO in fase stabile – dice il prof. Cazzola - integra trattamenti farmacologici e non farmacologici e si pone due livelli di obiettivi:  efficacia nel breve termine, con miglioramento del quadro funzionale e sintomatologico, inclusa la tolleranza allo sforzo, ed efficacia nel lungo termine, con riduzione di eventi acuti, progressione della malattia e mortalità. Il primo momento terapeutico è rappresentato dalla diminuzione dell’esposizione ai fattori di rischio, come la cessazione dell’abitudine tabagica e la vaccinazione antiinfluenzale. La terapia farmacologica prevede come classi principali i broncodilatatori a lunga durata d’azione e i corticosteroidi per inalazione”. Alla luce di queste nuove evidenze si delinea in maniera chiara e clinicamente rilevante la possibilità concreta di scegliere un trattamento farmacologico individualizzato.