Rispetto alla sola gemcitabina, l'associazione di cisplatino e gemcitabina permette di allungare la sopravvivenza in modo significativo, senza tossicità aggiuntive, in pazienti con carcinoma delle vie biliari in stadio avanzato. È la conclusione dello studio multicentrico di fase III ABC-02, pubblicato sull'ultimo numero del New England Journal of Medicine.

Al momento non vi è una chemioterapia standard ben definita per i pazienti affetti da tumore delle vie biliari localmente avanzato o metastatico; pertanto, questi risultati hanno vaste implicazioni per il trattamento di questa popolazione. Al punto tale che sia gli autori dello studio, sia il firmatario dell'editoriale di commento si sono spinti ad affermare che il vantaggio sulla sopravvivenza, seppur modesto, è significativo e rappresenta un deciso passo avanti, sufficiente per considerare questo regime un nuovo standard terapeutico per questi soggetti.

Lo studio ha coinvolto 410 pazienti con cancro delle vie biliari (colangiocarcinoma, carcinoma della colecisti o carcinoma ampollare) localmente avanzato o metastatico; 86 avevano partecipato allo studio di fase II ABC-01, condotto dallo stesso gruppo. I pazienti arruolati sono stati randomizzati a cisplatino 25 mg/m2, seguito da gemcitabina 1000 mg/m2 (ai giorni 1 e 8) ogni tre settimane per otto cicli oppure alla monoterapia con gemcitabina 1000 mg/m2 (ai giorni 1, 8 e 15) ogni quattro settimane per sei cicli, fino a 24 settimane.
L'endpoint primario era la sopravvivenza globale.

Dopo un follow-up di 8,2 mesi, la sopravvivenza mediana è stata di 11,7 mesi tra i 204 pazienti del gruppo cisplatino/gemcitabina contro 8,1 mesi tra i 206 pazienti del gruppo in monoterapia (P < 0,001). La sopravvivenza libera da progressione mediana è stata pari a 8 mesi nel primo gruppo e 5 mesi nel secondo (P < 0,001).
Gli eventi avversi sono stati simili nei due gruppi. L'unico svantaggio della combinazione rispetto alla monoterapia è stata una tendenza a un maggior numero di casi di neutropenia, mentre il numero delle infezioni correlate alla neutropenia è stato paragonabile nei due bracci.

L'impiego della gemcitabina come caposaldo della terapia del carcinoma delle vie biliari si è fonda su studi condotti sul tumore del pancreas avanzato, che condivide con il primo molte caratteristiche. Gli autori di quest'ultimo studio hanno deciso di aggiungere il cisplatino alla gemcitabina in virtù del suo effetto sinergico con questa molecola osservato nel cancro del polmone, della vescica e in altri tipi di tumori.
I risultati hanno confermato l'ipotesi di partenza, ma hanno anche messo in evidenza un limite nella possibile somiglianza tra il carcinoma delle vie biliari e quello del pancreas. Infatti, anche se per il primo la sopravvivenza globale mediana non è mai stata stabilita formalmente, questo studio fissa come valore di riferimento per la terapia combinata 12 mesi, il che contrasta con la sopravvivenza non superiore a 6 mesi osservata con qualunque tipo di trattamento nel caso del tumore del pancreas.

J. Valle, H. Wasan, D.H. Palmer, et al. Cisplatin plus Gemcitabine versus Gemcitabine for Biliary Tract Cancer. New Engl J Med. 2010;362(14):1273-1281*§
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