Sull'ultimo numero del NEJM è stato presentato uno studio condotto con cladribina, un nuovo farmaco orale sviluppato per la terapia della sclerosi multipla.

Si tratta dello studio CLARITY (CLAdRIbine Tablets Treating MS OrallY), un trial di fase III della durata di 96 settimane, che ha arruolato 1.326 pazienti con con sclerosi multipla recidivante-remittente definita in base ai criteri di McDonald. I pazienti, arruolati in 155 centri di 32 Paesi, sono stati randomizzati a ricevere una di due dosi di cladribina (3.5 mg/kg e 5.25 mg/kg) o placebo.

I pazienti che hanno partecipato allo studio sono stati randomizzati e inseriti in uno dei tre diversi gruppi di trattamento, ricevendo uno dei due differenti dosaggi di cladribina orale o placebo (rapporto1:1:1). Durante il primo anno, la cladribina orale è stata somministrata in due o quattro cicli di trattamento. Ogni singolo ciclo consisteva in una somministrazione quotidiana per 4 o 5 giorni consecutivi. Ciò significa che ciascun paziente arruolato ha ricevuto, nel primo anno, le compresse di cladribina solamente per un periodo che andava da 8 a 20 giorni. Nel secondo anno sono stati somministrati due cicli di trattamento a tutti i gruppi di pazienti.

L'endpoint primario dello studio CLARITY era la percentuale di recidive qualificate alla 96a settimana. Gli endpoint secondari hanno incluso i risultati alla Risonanza Magnetica, la proporzione di soggetti liberi da ricadute e la progressione della disabilità a 96 settimane. Su 1326 pazienti randomizzati, il 90% dei trattati con cladribina orale ha completato lo studio (92% nel gruppo con il dosaggio totale più basso e 89% nel gruppo con il dosaggio totale più alto) rispetto all'87% del gruppo placebo.

Il tasso annuo di recidive è risultato di 0,14 (Cladribina 3,5 mg), 0,15 (cladribina 5,25 mg) e 0,33 (placebo), con una differenza significativa (P<0.001 per entrambi i confronti).
La percentuale di pazienti senza lesioni è risultata significativamente più elevata nel gruppo cladribina (79,7% e 78,9%) rispetto al placebo (60,9%) con una differenza significativa (P<0.001)

L'assenza di attività della malattia è stata valutata attraverso evidenze cliniche e radiologiche con criteri stringenti: nessuna recidiva, nessuna progressione della disabilità,  assenza di lesioni cerebrali captanti il Gadolinio alla risonanza magnetica per immagini.

Complessivamente, nei gruppi trattati con la cladribina orale la frequenza di effetti collaterali è stata bassa e paragonabile a quanto osservato nel gruppo placebo. La linfopenia, un effetto atteso sulla base del presunto meccanismo di azione della cladribina, si è verificata più frequentemente nei gruppi trattati con la cladribina orale. Fatta eccezione per la linfopenia, gli effetti collaterali riportati con maggiore frequenza nei tre gruppi dello studio sono stati emicrania e nasofaringiti.

La cladribina è una piccola molecola che interferisce con il comportamento e la proliferazione di alcuni globuli bianchi, in particolare i linfociti, che sono coinvolti nel processo patologico della SM.
Più precisamente, il farmaco è un analogo della purina che mina l'azione dell'adenosina e perciò inibisce l'azione dell'adenosina deaminasi.
E' facilmente distrutta dalle cellule del nostro organismo ad eccezione di quelle ematiche con il risultato di avere un'azione molto mirata e un buon profilo di tollerabilità.

Lo scorso mese di luglio, Merck Serono ha depositato all'Emea la domanda di registrazione per il farmaco mentre sta ancora discutendo con l'Fda i prerequisiti per il deposito del dossier.

Studio CLARITY