L'inibitore della proteasi darunavir potenziato da ritonavir e somministrato una volta al giorno nei pazienti con infezione da HIV pretrattati e in assenza di resistenze specifiche al darunavir, non aumenta il rischio di resistenze, stando agli ultimi risultati dello studio di fase III ODIN, presentati da poco alla Conferenza annuale sugli agenti antimicrobici e chemioterapici (ICAAC), a Boston.

Lo studio, randomizzato e in aperto, ha inoltre confermato che in questa popolazione di pazienti darunavir/ritonavir (DRV/r) once daily ha un'efficacia equivalente a quella del regime standard, che richiede la somministrazione bid, dato già anticipato in occasione dell'ultimo congresso sull'HIV, svoltosi a fine luglio a Vienna.
Nei pazienti già trattati con antiretrovirali, le attuali linee guida prevedono per darunavir l'assunzione di 600 mg di farmaco associato a 100 mg di ritonavir due volte al giorno. La monosomministrazione giornaliera è ovviamente più comoda, ma non era chiaro se questo regime fosse in grado di tenere a bada il virus o potesse portare a un aumento delle resistenze.

Per dirimere la questione, gli autori del lavoro hanno arruolato 590 pazienti con una carica virale di almeno 1.000 copie di HIV-RNA/ml e li hanno randomizzati al trattamento con DRV/r 800/100 mg una volta al giorno (n = 294) oppure con il regime standard DRV/r  600/100 mg due volte al giorno per 48 settimane (n=296). Tutti i pazienti avevano inoltre assunto un regime ottimizzato di background consistente in almeno due inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa (NRTI).
L'endpoint primario dello studio era la percentuale dei pazienti con una carica virale al di sotto delle 50 copie di HIV RNA/ml e l'obiettivo era quello di dimostrare la non inferiorità dei due regimi, con un margine di scarto di 12 punti percentuali.

In effetti, i dati a 48 settimane mostrano una scarsa differenza tra i due regimi per quanto riguarda la percentuali di pazienti in soppressione virale: 72,1% nel gruppo trattato una volta al giorno contro 70,9% con il regime standard, Inoltre, non sono emerse differenze significative nei vari sottogruppi, stratificando i pazienti in base al numero di inibitori delle proteasi utilizzate in precedenza, al numero di mutazioni primarie a carico degli inibitori delle proteasi all'inizio dello studio o il numero di farmaci attivi nel regime di background.

Un'analisi secondaria chiave riguardava appunto le resistenze nei pazienti andati incontro al fallimento virologico (definito come mancato raggiungimento della soppressione virale o ricaduta dopo 12 settimane), 22,1% nel braccio once-daily contro 18,2% nel braccio twice-a-day. Tra questi, solo uno (nel primo gruppo) ha sviluppato mutazioni che conferivano resistenza a DRV. Mutazioni contro gli inibitori delle proteasi tali da portare alla perdita di sensibilità al farmaco sono comparse anche in un altro paziente, che però non faceva parte del gruppo con fallimento virologico.

Secondo Jens Lundgren, dell'Università di Copenaghen, uno dei moderatori del congresso, i dati presentati dovrebbero fugare i timori che la somministrazione once daily possa portare allo sviluppo di resistenze. Lo specialista ha detto di aver già cominciato a far passare i suoi pazienti in terapia con DRV dal regime bid a quello once daily, posto che i test abbiano escluso la presenza di qualunque mutazione pre-esistente che possa conferire resistenza al farmaco.

E. Lathouwers, et al. 48-week resistance and efficacy subgroup analysis of once -- versus twice -- daily darunavir/ritonavir in ODIN. ICAAC 2010; Abstract H-1811.