Uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism mostra l’associazione tra i livelli di vitamina D della madre durante i primi mesi di gravidanza e il peso, la circonferenza del cranio e l’indice ponderale del neonato. Al contrario, non è stata osservata alcuna associazione tra i livelli di vitamina D della madre e la crescita placentare.

Gli esperti hanno analizzato le donne che avevano partecipato al Collaborative Perinatal Project, uno studio osservazionale  sulla gravidanza condotto in 12 centri negli Stati Uniti tra il 1959 e il 1965.

“Il nostro studio è un contributo importante alla prova epidemiologica che lo stato materno di vitamina D, particolarmente nella gravidanza iniziale, può contribuire sia alla crescita fetale patologica che fisiologica„ ha dichiarato Lisa Bodnar dell'Università di Pittsburgh ed autore senior dello studio.

Il livello medio di 25(OH)D nelle donne analizzate era pari a 51,3 ± 28,0 nmol/l, tra queste il 34,8% d aveva livelli di vitamina D inferiori a 37,5 nmol/L e il 55,9% inferiori a 50 nmol/l. L’incidenza di bambini di statura inferiore rispetto all’età gestazionale era elevata.

L’analisi bivariata dei dati ha mostrato che le donne con livelli di 25(OH)D pari o superiori a 37,5 nmol/l hanno avuto figli di maggior peso, circonferenza del cranio e indice ponderale, rispetto a quelle con livelli inferiori di vitamina D. Non è stata osservata alcuna differenza nel rapporto tra crescita placentare e fetale nei figli di donne con differenti livelli di vitamina D. La differenza tra peso e circonferenza del cranio del neonato tra le donne con livelli elevati o ridotti di vitamina D è rimasta significativa anche dopo aggiustamento per trimestre di gravidanza, razza/etnia della madre, indice di massa corporea prima della gravidanza, altezza, consumo di tabacco, la stagione e il centro medico di appartenenza.

Inoltre, gli esperti hanno osservato un’associazione non lineare tra i livelli di 25(OH)D, il peso e la circonferenza del cranio del bambino (P<0,01). Il peso del bambino aumentava in media di 3,6 g (IC 95% 1,1-6,1g) e la circonferenza del cranio di 0,010 cm (IC 95% 0,002-0,018 cm) per ogni aumento di 1 nmol/l di 25(OH)D nella madre fino a 37,5 nmol/l, rimanendo costante dopo tale valore.
Gli esperti non hanno osservato alcuna relazione tra i livelli di 25(OH)D, l’indice ponderale, la crescita placentare o il rapporto tra crescita placentare e fetale anche dopo aggiustamento trimestre di gravidanza, razza della madre o sesso del neonato.

Il trimestre di gravidanza durante il quale veniva effettuato il dosaggio di vitamina D influiva sulla relazione tra i livelli di 25(OH)D e il rischio di bambini nati SGA (small for gestational age) (P<0,05). Dopo aggiustamento per diversi fattori di confondimento, livelli di vitamina D nella madre uguali o superiori a 37,5 ng/l nel primo trimestre di gravidanza erano associati a una riduzione del 50% del rischio di avere figli nati SGE, rispetto alle donne con livelli di vitamina D inferiori.

Alison D. Gernand,  Hyagriv N. Simhan,  Mark A. Klebanoff and Lisa M. Bodnar  Maternal Serum 25-Hydroxyvitamin D and Measures of Newborn and Placental Weight in a U.S. Multicenter Cohort Study JCEM jc.2012-3275; doi:10.1210/jc.2012-3275
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