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Degenerazione maculare legata all'età neovascolare, nuovi dati a due anni confermano che faricimab migliora la vista con meno somministrazioni

Al congresso scientifico annuale dell'American Society of Retina Specialists del 2022 sono stati annunciati nuovi dati a due anni provenienti dagli studi TENAYA e LUCERNE che consolidano l'efficacia, la sicurezza e la durabilità a lungo termine di faricimab nella degenerazione maculare legata all'età neovascolare o "umida" (nAMD), una delle cause principali di perdita della vista. La AMD neovascolare colpisce quasi 20 milioni di persone in tutto il mondo e può richiedere il trattamento con iniezioni nell'occhio ogni 1 2 mesi.

Al congresso scientifico annuale dell’American Society of Retina Specialists del 2022 sono stati annunciati nuovi dati a due anni provenienti dagli studi TENAYA e LUCERNE che consolidano l’efficacia, la sicurezza e la durabilità a lungo termine di faricimab nella degenerazione maculare legata all’età neovascolare o “umida” (nAMD), una delle cause principali di perdita della vista. La AMD neovascolare colpisce quasi 20 milioni di persone in tutto il mondo e può richiedere il trattamento con iniezioni nell’occhio ogni 1 2 mesi.

“Questi risultati a più lungo termine rafforzano la fiducia in faricimab e ne avvalorano il continuo utilizzo in soggetti con AMD neovascolare”, ha dichiarato Levi Garraway, Chief Medical Officer e Head of Global Product Development di Roche. “Grazie alla possibilità che necessiti di meno iniezioni nel tempo, faricimab continua a rappresentare un importante passo avanti per le persone affette da patologie retiniche che minacciano la vista. Questi dati testimoniano il nostro impegno teso a ridefinire gli standard di cura e a ridurre il carico terapeutico”.

Faricimab è il primo anticorpo bispecifico approvato per l’occhio. È diretto mirato e inibisce due meccanismi patologici connessi allo sviluppo di varie patologie retiniche che minacciano la vista; agisce neutralizzando sia l’angiopoietina 2 (Ang-2) sia il fattore di crescita endoteliale vascolare A (VEGF-A). Ang-2 e VEGF-A contribuiscono alla perdita della vista determinando destabilizzazione vascolare, che causa lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni permeabili e aumenta l’infiammazione. Faricimab è stato sviluppato per stabilizzare i vasi sanguigni attraverso l’inibizione delle vie di Ang-2 e VEGF-A.

Negli studi TENAYA e LUCERNE, a due anni:

  • Più del 60% dei soggetti in terapia con faricimab sono stati trattati ogni quattro mesi – un aumento di oltre 15 punti percentuali dall’analisi primaria a un anno – ottenendo al contempo miglioramenti della vista paragonabili ad aflibercept somministrato ogni due mesi. 
  • Quasi l’80% dei soggetti in terapia con faricimab è stato trattato a intervalli di almeno tre mesi. 
  • I pazienti trattati con faricimab hanno ricevuto un numero mediano di 10 iniezioni nell’arco di due anni, contro 15 iniezioni nei pazienti trattati con aflibercept, riducendo potenzialmente il numero di iniezioni.
  • Faricimab somministrato a intervalli massimi di quattro mesi e aflibercept somministrato ogni due mesi hanno fatto osservare riduzioni sovrapponibili dello spessore del sottocampo centrale (CST).
  • Non sono emersi nuovi elementi da segnalare in merito alla sicurezza e faricimab ha continuato a essere ben tollerato, con un profilo beneficio/rischio favorevole.  
“La degenerazione maculare umida compromette in maniera significativa la qualità di vita dei pazienti. Si tratta di una patologia particolarmente diffusa e legata all’età avanzata. Molti pazienti arrivano tardi alla diagnosi perché non si sottopongono a regolari visite oculistiche di controllo, che invece dopo i 50 anni sono fortemente consigliate. Trascurando i sintomi iniziali, la patologia continua a progredire e peggiorare rapidamente – spiega Francesco Bandello, direttore Clinica Oculistica Vita-Salute San Raffaele di Milano – la ricerca in questi anni si è focalizzata sullo studio di trattamenti in grado di ritardare la perdita della vista, agendo sui fattori che causano la crescita di nuovi vasi sanguigni nella maculopatia umida. Faricimab, con un meccanismo d’azione innovativo, è il primo farmaco che, agendo sia sull’angiopoietina 2 (Ang-2) sia sul fattore di crescita endoteliale vascolare A (VEGF-A), ha mostrato di garantire l’efficacia riducendo il numero di somministrazioni annuali di iniezioni intravitreali”.

“Le terapie mirate a inibire la crescita di nuovi vasi sanguigni sono efficaci, ma complesse da gestire, soprattutto per il paziente che si deve sottoporre con frequenza e continuità ad iniezioni intravitreali. L’aderenza alla terapia è fondamentale tanto quanto la diagnosi tempestiva, per poter ritardare il progredire della patologia. Trattamenti come faricimab, che permettono di allungare l’intervallo di tempo tra una somministrazione e l’altra, potrebbero rappresentare un supporto importante per il paziente nell’avere una piena aderenza terapeutica. Questi dati rappresentano un passo avanti importante per i pazienti con nAMD e per l’intera comunità scientifica” aggiunge Giovanni Staurenghi, Ordinario di Malattie dell’apparato visivo dell’Università Statale di Milano, Ospedale Sacco.

Le analisi primarie a un anno hanno costituito la base delle recenti approvazioni per la nAMD negli USA, in Giappone, nel Regno Unito e in molti altri paesi in tutto il mondo. Faricimab è approvato in questi paesi anche per l’edema maculare diabetico (EMD). Attualmente faricimab è al vaglio dell’Agenzia europea dei medicinali per queste condizioni, e sono in corso le sottomissioni ad altre autorità regolatorie in tutto il mondo.
Faricimab è il primo anticorpo bispecifico per l’occhio e l’unico farmaco oculare iniettabile approvato in diversi paesi per trattamenti somministrati a intervalli massimi di quattro mesi. Faricimab è stato sviluppato per inibire due vie metaboliche connesse a varie patologie retiniche che minacciano la vista; agisce neutralizzando sia l’angiopoietina 2 (Ang-2) sia il fattore di crescita endoteliale vascolare A (VEGF-A). Sebbene siano in corso ricerche volte a comprendere meglio il ruolo della via di Ang-2 nella patologia retinica, si ritiene che Ang-2 e VEGF-A contribuiscano alla perdita della vista determinando destabilizzazione vascolare, che può causare lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni permeabili e aumentare l’infiammazione.

Risultati dettagliati a due anni
Negli studi TENAYA e LUCERNE, ai pazienti con nAMD è stato somministrato faricimab a intervalli di due, tre o quattro mesi oppure aflibercept ogni due mesi. Nel secondo anno, il regime posologico dei pazienti trattati con faricimab poteva essere aggiustato in base alla loro risposta al trattamento.

A due anni sono stati osservati miglioramenti della vista sovrapponibili tra i bracci di trattamento. Nello studio TENAYA, i miglioramenti medi della vista dal basale a due anni sono stati di +3,7 lettere della tavola ottometrica nel braccio faricimab e di +3,3 lettere nel braccio aflibercept. Nello studio LUCERNE, i miglioramenti medi della vista dal basale a due anni sono stati di +5,0 lettere nel braccio faricimab e di +5,2 lettere nel braccio aflibercept.

Inoltre il 59% (n = 160/271) e il 67% (n = 192/287) dei pazienti trattati con faricimab rispettivamente nello studio TENAYA e nello studio LUCERNE hanno raggiunto intervalli di somministrazione di quattro mesi a due anni. Questo dato rappresenta un aumento rispetto ai risultati a un anno, quando avevano raggiunto intervalli di somministrazione di quattro mesi il 46% (n = 144/315) e il 45% (n = 142/316) dei pazienti trattati con faricimab rispettivamente nello studio TENAYA e nello studio LUCERNE. Il 15% (n = 41/271) e il 14% (n = 41/287) dei pazienti trattati con faricimab rispettivamente nello studio TENAYA e nello studio LUCERNE hanno altresì raggiunto intervalli di somministrazione di tre mesi a due anni. Complessivamente, alla fine del secondo anno, più del 78% dei pazienti in terapia con faricimab poteva essere trattato a intervalli di almeno tre mesi.

In entrambi gli studi, faricimab somministrato a intervalli massimi di quattro mesi e aflibercept somministrato ogni due mesi hanno fatto osservare riduzioni sovrapponibili del CST. I risultati di sicurezza erano coerenti tra i bracci degli studi e non sono stati segnalati casi di vasculite retinica o infiammazione intraoculare (IOI) associati a occlusione venosa o arteriosa retinica.

Roche prevede un solido programma di sviluppo clinico di fase III per faricimab. Il programma include AVONELLE-X, uno studio di estensione degli studi TENAYA e LUCERNE volto a valutare la sicurezza e la tollerabilità a lungo termine di faricimab nella nAMD, e RHONE-X, uno studio di estensione degli studi YOSEMITE e RHINE volto a valutare la sicurezza e la tollerabilità a lungo termine di faricimab nell’EMD. Inoltre sono anche in corso gli studi COMINO e BALATON volti a valutare l’efficacia e la sicurezza di faricimab in soggetti con edema maculare da occlusione venosa retinica. Roche ha altresì avviato lo studio di fase IV Elevatum su faricimab in popolazioni di pazienti con EMD sottorappresentate.

Gli studi TENAYA e LUCERNE 
TENAYA (NCT03823287) e LUCERNE (NCT03823300) sono due studi identici di fase III, randomizzati, multicentrici, in doppio cieco e internazionali, volti a valutare l’efficacia e la sicurezza di faricimab rispetto ad aflibercept in 1.329 soggetti con nAMD (671 nello studio TENAYA e 658 nello studio LUCERNE). Gli studi prevedono due bracci di trattamento ciascuno: faricimab 6 mg somministrato a intervalli di due, tre o quattro mesi, dopo quattro dosi mensili iniziali, scelti in funzione della valutazione obiettiva dell’attività di malattia in base a tomografia a coerenza ottica ed esami dell’acuità visiva alle settimane 20 e 24, e aflibercept 2 mg somministrato a intervalli fissi di due mesi dopo tre dosi mensili iniziali. Alla settimana 60, i pazienti randomizzati al braccio faricimab sono stati trattati con un approccio “treat-and-extend” fino alla settimana 108. Il regime posologico dei pazienti trattati con faricimab durante la fase “treat-and-extend” è stato aggiustato in base alla risposta al trattamento determinata secondo lo spessore del sottocampo centrale (CST) e l’acuità visiva. In entrambi i bracci sono state somministrate iniezioni sham alle visite degli studi in cui non erano previste iniezioni del trattamento per mantenere la cecità di sperimentatori e partecipanti.

L’endpoint primario degli studi è la variazione media del punteggio relativo alla migliore acuità visiva corretta (BCVA) (la migliore visione a distanza che può essere ottenuta da un soggetto, anche con mezzi correttivi come gli occhiali, durante la lettura delle lettere su una tavola ottometrica) dal basale alla media delle settimane 40, 44 e 48. Gli endpoint secondari includono sicurezza, percentuale di partecipanti nel gruppo faricimab sottoposti al trattamento ogni due, tre e quattro mesi, percentuale di partecipanti che hanno guadagnato (e percentuale che ha evitato una perdita di) 15 o più lettere nella BCVA rispetto al basale nel tempo, e variazione del CST rispetto al basale nel tempo.