Lundbeck ha annunciato l’esito positivo dello studio REVIVE, uno studio randomizzato e in doppio cieco di confronto testa a testa tra il suo nuovo antidepressivo multimodale vortioxetina e agomelatina in un gruppo di pazienti adulti affetti da depressione maggiore che hanno cambiato terapia dopo una risposta inadeguata agli SSRI o agli SNRI. L’obiettivo era confrontare l'efficacia e la tollerabilità del trattamento con un dosaggio flessibile di vortioxetina (10-20 mg/die) contro agomelatina (25-50 mg/die) in questa popolazione di pazienti difficile da trattare.


Lo studio è stato fatto in Europa e gli sperimentatori hanno scelto agomelatina, uno degli antidepressivi di nuova generazione, per via del suo meccanismo d'azione diverso dai tradizionali SSRI e SNRI.


Finora sono stati fatti pochi studi randomizzati e in doppio cieco di confronto tra strategie terapeutiche diverse nei pazienti con depressione maggiore non responder alla terapia di prima linea. Questo è uno di quelli e anche uno dei pochi a mostrare una differenza significativa tra i trattamenti testati


"I pazienti con una risposta inadeguata alle attuali terapie con SSRI o SNRI rappresentano una grossa percentuale di coloro che soffrono di depressione maggiore. Solo pochi anni fa, lo studio pivotal STAR*D ha confermato che in questo campo c’è un bisogno significativo non soddisfatto, in quanto solo la metà dei pazienti ha risposto alla terapia di prima linea, che in genere è rappresentata da un SSRI o un SNRI" ha affermato  Anders Gersel Pedersen, vicepresidente esecutivo e responsabile della R&S di Lundbeck.


L'endpoint primario di efficacia dello studio era la variazione rispetto al basale del punteggio della scala MADRS dopo 8 settimane di terapia. Gli endpoint secondari comprendevano la valutazione dei sintomi d’ansia (con la scala HAM-A), il giudizio clinico globale (con le scale CGI-S e CGI-I) e il funzionamento complessivo (con la scala SDS). I pazienti sono stati trattati in rapporto 1:1 con vortioxetina da 10 a 20 mg/die (n = 252) o agomelatina 25-50 mg/die (n = 241) per 12 settimane.


Vortioxetina è risultata significativamente superiore ad agomelatina sull’endpoint primario di efficacia, con una differenza di 2,2 punti nel punteggio della scala MADRS dopo 8 settimane (P < 0,05), ma anche sugli endpoint secondari già a partire dalla quarta settimana (P < 0,05).


Il farmaco è stato ben tollerato e il numero di abbandoni dello studio è stato inferiore nel gruppo vortioxetina che non nel gruppo agomelatina (5,9% contro 9,5%). Gli eventi avversi sono risultati in linea con quelli emersi nei precedenti studi clinici di fase III; tra questi, la nausea, che ha avuto un’incidenza del 16% con vortioxetina contro 9% con agomelatina.


Nel complesso, dunque, lo studio conferma che vortioxetina è efficace e ben tollerata.


Lundbeck ha fatto sapere che intende presentare ulteriori dati di efficacia e di sicurezza del programma di sviluppo del suo nuovo antidepressivo in occasione del prossimo congresso dell’American Psychiatric Association, che aprirà i battenti a San Francisco il 18 maggio.


Vortioxetina è un nuovo antidepressivo multimodale sperimentale, che si ritiene agisca combinando due meccanismi d'azione: da una parte, una modulazione dell’attività del recettore; dall’altra, un’inibizione della ricaptazione del neurotrasmettitore. Studi in vitro indicano che la molecola è un antagonista dei sottotipi recettoriali 5-HT3 e 5-HT7, un agonista parziale del 5-HT1B, un agonista del 5-HT1A e un inibitore del trasportatore della serotonina (SERT). Inoltre, gli studi clinici in vivo non clinici hanno dimostrato che vortioxetina aumenta i livelli dei neurotrasmettitori serotonina, noradrenalina, dopamina, acetilcolina e istamina in specifiche aree cerebrali.


Il farmaco è già al vaglio delle agenzie regolatorie su entrambe le sponde dell'Atlantico ed è uno dei tre nuovi prodotti che Lundbeck spera di lanciare entro l’anno. Gli altri due, già approvati in alcune regioni, sono la versione mensile di aripiprazolo, per il trattamento della schizofrenia, e nalmefene, contro la dipendenza da alcol. Per quanto riguarda quest’ultimo, Lundbeck ha anche presentato nuovi dati di tre studi di fase III che mostrano costantemente una significativa riduzione del consumo di alcol nei pazienti ad alto rischio di consumo elevato.