Boehringer Ingelheim e Eli Lilly hanno annunciato oggi i primi risultati relativi a quattro studi clinici di Fase III con empaglifozin, appartenente alla nuova classe terapeutica degli inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT-2). Il farmaco è attualmente in fase di studio come ipoglicemizzante per pazienti con diabete di tipo 2.

In tutti i quattro studi l’endpoint primario sull’efficacia, definita come variazione significativa dell’HbA1c (emoglobina glicata) dal basale rispetto al placebo, è stato raggiunto con empagliflozin somministrato a un dosaggio di 10 e 25 mg in monosomministrazione giornaliera.

I quattro studi cardine, appartenenti al più ampio programma di studi per empagliflozin sono:
• Studio 1245.20 (n=986) ha valutato i dosaggi di 10 mg and 25 mg di empagliflozin in monoterapia rispetto a placebo per 24 settimane. 
• Studio 1245.23 (n=1,504) ha confrontato i dosaggi di 10 e 25 mg di empagliflozin come terapia aggiuntiva a metformina e metformina più sulfonilurea  rispetto a placebo per 24 settimane.
• Studio 1245.19 (n=499) ha valutato i dosaggi di 10 e 25 mg di empagliflozin come terapia aggiuntiva a pioglitazione  e pioglitazione più metformina  rispetto a placebo per 24 settimane.
• Studio 1245.36 (n=741) ha valutato il dosaggio di 25 mg di empagliflozin nei pazienti con diabete di tipo 2 affetti da insufficienza renale lieve, moderata o grave, ed il dosaggio di 10 mg nei pazienti con insufficienza renale lieve rispetto a placebo per 52 settimane.

L’incidenza degli eventi avversi è stata simile per placebo ed empaglifozin ai dosaggi di 10 e 25 mg. Le infezioni genitali si sono verificate più spesso con empagliflozin (ad entrambi i dosaggi) rispetto al placebo. Queste informazioni sul profilo di sicurezza di empagliflozin sono in linea con quanto già emerso negli studi di fase II.

Empaglifozin appartiene alla stessa classe di canagliflozin, un farmaco sviluppato da Janssen che proprio in questi giorni verrà valutato dagli esperti dell’Fda che dovranno decidere circa la sua approvazione, e dapagliflozin (AstraZeneca e Bristol-Myers Squibb), che l’Fda almeno per ora non ha approvato per problemi di safety e che lo scorso mese di novembre ha invece ricevuto il via libera europeo.

Empagliflozin inibisce l’SGLT2 (co-trasportatore di sodio/glucosio). Bloccando l'attività del SGLT2, si inibisce il riassorbimento del glucosio a livello renale, causandone l'escrezione nelle urine. Questa specifica inibizione degli SGLT2 consente di prevenire il riassorbimento del glucosio a livello tubulare, inducendo glicosuria, un fenomeno completamente indipendente dalla secrezione di insulina. Grazie alla riduzione della concentrazione di glucosio, viene migliorata la funzione beta-cellulare e, a lungo termine, è possibile osservare un miglioramento della sensibilità insulinica.
Gli studi clinici ad oggi disponibili hanno dimostrato che gli inibitori del SGLT-2 riducono la glicemia eliminando il glucosio in eccesso con le urine indipendentemente dalla resistenza all’insulina o dalla funzionalità delle cellule beta pancreatiche.

Empagliflozin è attualmente in fase di valutazione in un programma di studi clinici di Fase III che prevede l’arruolamento di più di 14.500 pazienti. Il programma comprende otto studi internazionali di Fase III, fra cui un ampio studio sugli esiti cardiovascolari.   

Gli studi cardine per empagliflozin sono stati completati nel 2012 e i dossier registrativi verranno inoltrati alle autorità regolatorie statunitensi ed europee nel corso del 2013. Boehringer Ingelheim e Lilly hanno pianificato di presentare i dati di questi studi in occasione dei prossimi congressi scientifici e di procedere con la loro pubblicazione nel 2013 e 2014.