I risultati dello studio INTERVAL, appena pubblicato online su The Lancet, dimostrano per la prima volta che si possono raggiungere obiettivi terapeutici personalizzati nei pazienti anziani con diabete di tipo 2, in termini di controllo glicemico, senza grossi problemi di tollerabilità.

Studi precedenti su larga scala, nei quali si erano scelti target ambiziosi di emoglobina glicata (HbA1c), uguali per tutti i pazienti, avevano fatto sorgere dubbi sulla correttezza di quest’approccio, vista l’incapacità di raggiungere gli obiettivi di trattamento e gli outcome negativi osservati nei pazienti anziani.

Di conseguenza, le attuali linee guida raccomandano, nell’anziano, di adottare target di controllo glicemico personalizzati in base a caratteristiche quali età, comorbilità e fragilità. Tuttavia, finora, non erano mai stati condotti studi con target personalizzati.

Lo studio INTERVAL rappresenta quindi una novità in questo senso, perché ha introdotto un nuovo endpoint, il target di HbA1c personalizzato a discrezione dello sperimentatore. Il trial ha mostrato che pazienti anziani con diabete di tipo 2 trattati con l’inibitore della DDP-4 vildagliptin (in aggiunta agli antidiabetici orali di background) hanno ottenuto riduzioni maggiori dell’HbA1c e avevano una probabilità tre volte maggiore di raggiungere gli obiettivi fissati senza particolari problemi di tollerabilità rispetto a quelli trattati con placebo.

INTERVAL è un trial multicentrico internazionale di fase III, randomizzato, controllato e in doppio cieco, che ha coinvolto 278 pazienti in cura presso 45 centri dislocati in diversi Paesi europei (Belgio, Bulgaria, Germania, Finlandia, Slovacchia, Spagna e Regno Unito).

Allo studio, durato 24 settimane potevano partecipare pazienti al di sopra dei 70 anni affetti da diabete di tipo 2 naïve al trattamento o non controllati adeguatamente, con livelli di HbA1c compresi tra il 7% e il 10%, per i quali gli sperimentatori hanno stabilito obiettivi terapeutici personalizzati secondo le direttive locali e in base a età, valore basale di HbA1c comorbidità e stato di fragilità. I pazienti sono stati quindi trattati con vildagliptin (50 mg una o due volte al giorno) o placebo.

I due endpoint primari di efficacia erano la percentuale di pazienti che raggiungevano l’obiettivo di trattamento fissato per loro dallo sperimentatore e la riduzione dell’HbA1c rispetto al valore basale alla fine dello studio. In entrambi i gruppi il valore basale di HbA1c era pari a 7,9%.

La percentuale di pazienti trattati con vildagliptin che ha raggiunto gli obiettivi terapeutici personalizzati definiti dallo sperimentatore è risultata del 52,6% contro 27% nei controlli, trattati con placebo (odds ratio aggiustato 3,16; 96,2% IC 1,81-5,52; P < 0,0001).

Inoltre, i pazienti trattati con vildagliptin hanno ottenuto una riduzione clinicamente rilevante dell’HbA1c rispetto al valore basale, pari a quasi un punto percentuale (0,9%), a fronte di una riduzione tre volte inferiore -  0,3% - nel gruppo placebo (98,8% IC da -0,81 a -0,33; P <0,0001).

Il profilo complessivo di sicurezza e tollerabilità è risultato simile nei due gruppi, con una bassa incidenza di ipoglicemia, e senza casi segnalati di pancreatite o eventi avversi epatici clinicamente significativi e nessun nuovo segnale di sicurezza.

W.D. Strain, et al. Individualised treatment targets for elderly patients with type 2 diabetes using vildagliptin add-on or lone therapy (INTERVAL): a 24 week, randomised, double-blind, placebo-controlled study. The Lancet 2013; doi:10.1016/S0140-6736(13)60995-2.
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