I pazienti di sesso maschile con diabete di tipo 2 e reduci da un infarto miocardico acuto (IMA) che hanno i punteggi più bassi nei test di qualità di vita hanno un rischio di mortalità superiore rispetto ad altri uomini nelle stesse condizioni, ma i cui punteggi indicano che si sentono meglio. Lo rivela un sottostudio del trial DIGAMI 2 (Diabetes Mellitus Insulin-Glucose Infusion in Acute Myocardial Infarction 2), appena presentato al 47° congresso della European Association for the Study of Diabetes (EASD) a Lisbona da Laura Venskutonyte, del Karolinska Institutet di Stoccolma.

Dopo 1.000 giorni nello studio, gli uomini e le donne con punteggi sopra la mediana ai test sulla qualità di presentavano tassi di sopravvivenza simili – tra l'88 e il 90% –, ma gli uomini con i punteggi al di sotto della mediana mostravano invece una sopravvivenza inferiore, circa del 77% (P = 0,031).
"Un punteggio basso è risultato un fattore predittivo significativo di eventi cardiovascolari, mortalità cardiovascolare e mortalità per tutte le cause negli uomini con diabete di tipo 2, reduci da un IMA" ha detto la ricercatrice durante la sua presentazione orale all’EASD. “Penso che di fronte a pazienti che non si sentono bene, occorra lavorare maggiormente per cambiare il loro fattori di rischio".

La Venskutonyte ha illustrato i risultati di un sottostudio del DIGAMI 2, un trial randomizzato su 1.235 pazienti arruolati in 28 centri di sette Paesi europei, suddivisi in tre gruppi di trattamento. I partecipanti sono stati seguiti per un tempo mediano di 2,1 anni.
L'obiettivo dello studio era quello di stabilire quale delle tre strategie terapeutiche fosse migliore per i pazienti con diabete di tipo 2 ed una storia di malattie cardiache, ma i dati non hanno evidenziato nessuna differenza tra i tre trattamenti..

Nell’ambito di questo trial è stato realizzato un sottostudio su 509 pazienti nel quali i partecipanti sono stati sottoposti a un questionario sulla loro qualità di vita al momento del ricovero a causa dell’infarto. Il punteggio sulla qualità di vita riferita dai pazienti è stato calcolato sulla base di una scala di valutazione a 100 punti nella quale alla sensazione di essere prossimi alla morte era attribuivo il punteggio 0 e a quella di essere in ottima salute il punteggio 100.

I ricercatori hanno valutato se vi fosse un'associazione tra qualità di vita e mortalità per tutte le cause, mortalità cardiovascolare ed eventi cardiovascolari. Nell’analisi finale sono stati inclusi 465 pazienti – di cui 316 uomini e 149 donne – che avevano completato il questionario al basale e poi, di nuovo, dopo 12 mesi. Le donne erano mediamente più anziani rispetto agli uomini (71 anni contro 65; P < 0,001).

Durante il follow-up, 152 pazienti sono andate incontro a un evento cardiovascolare, 86 sono decedute, 70 per eventi cardiovascolari. Nei pazienti che hanno subìto un evento cardiovascolare i punteggi della scala di valutazione al momento del ricovero erano significativamente più bassi rispetto a coloro che non lo avevano subìto: 62 contro 69 (P < 0,001). I punteggi sono risultati simili per i pazienti morti per eventi cardiovascolari (P = 0,012) o per qualunque altra causa (P < 0,01).

L’autore senior di questo sottostudio, Lars Ryden, professore emerito di cardiologia presso Karolinska Institutet ha spiegato che non vi erano reali differenze nella situazione clinica di questi pazienti. “Ciò significa, in realtà, che l’esperienza dei pazienti sembra influenzare gli outcome e questo potrebbe essere un problema psicologico” ha detto il cardiologo. "Non è solo il danno miocardico che può rivelarsi fatale, ma anche, forse, qualcosa nella psiche del paziente. Perciò, di fronte a un punteggio basso della scala sulla qualità di vita, occorre supportare il paziente in tutti i modi possibili" e dunque non solo con la terapia farmacologica.
Come? È una domanda ancora aperta. Così come quella se intervenire su questo fronte potrebbe cambiare gli outcome oppure no.

B. Kjellstrom, et al. Health-related quality of life predicts survival in patients with type 2 diabetes and myocardial infarction: a report from the DIGAMI2 trial" EASD 2011; Abstract 6.