Sull'ultimo numero del The New England Journal of Medicine sono stati pubblicati due studi che confermano l'efficacia e il profilo di sicurezza di fingolimod nella terapia della sclerosi multipla e la sua superiorità nei confronti dell'interferone.

 "Vi è la necessità di nuove terapie per la sclerosi multipla: fingolimod, grazie al suo innovativo meccanismo d'azione potrà rappresentare per medici e pazienti un importante passo avanti nella lotta contro la sclerosi multipla " - dichiara Giancarlo Comi, Professore di Neurologia all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, membro dello Steering Committee e coordinatore dei Centri Italiani dello studio TRANSFORMS - "Con una comoda somministrazione giornaliera orale, si è dimostrato infatti in grado di ridurre le ricadute e la progressione della disabilità con benefici clinici mantenuti anche nel trattamento a lungo termine".

Il primo dei due studi pubblicati sul NEJM prende il nome di FREEDOMS (FTY720 Research Evaluating Effects of Daily Oral therapy in Multiple Sclerosis), uno studio di fase III della durata di due anni, multicentrico, in doppio cieco, controllato verso placebo, che ha valutato l'efficacia, la sicurezza e la tollerabilità di fingolimod. Lo studio ha dimostrato che il farmaco riduce in modo significativo le ricadute e la progressione della disabilità nei pazienti affetti da sclerosi multipla recidivante-remittente, forma che interessa circa l'85% delle persone colpite dalla malattia.

Lo studio ha coinvolto 1.272 pazienti in 22 Paesi. L'endpoint primario era la riduzione del tasso annuale di recidiva, mentre quello secondario principale era la riduzione della progressione della disabilità. Obiettivi entrambi raggiunti per entrambe le dosi testate nello studio (0,5 mg e 1,25 mg), senza differenze significative tra le due.
Rispetto al placebo, con fingolimod si è ottenuta una riduzione del tasso di recidiva del 54% (0,5 mg) e del 60% (1,25 mg) (p<0.001 per entrambe le dosi). Inoltre, si è avuta una riduzione della progressione della disabilità a due anni del 30% nel gruppo trattato con 0,5 mg (p=0,02) e del 32% nel gruppo 1,25 mg (p=0,017) in confronto al placebo. A sostegno di questi dati, sono stati anche evidenziati effetti positivi sulle lesioni cerebrali alla risonanza magnetica.
Nello studio, il farmaco è risultato generalmente ben tollerato, con una minore incidenza di eventi avversi con 0,5 mg. A questo dosaggio non sono stati osservati casi di edema maculare o melanoma, due possibili effetti collaterali che avevano destato qualche preoccupazione nelle fasi precedenti dello sviluppo clinico.

Sul NEJM, è stato pubblicato un secondo studio clinico denominato TRANSFORMS, un trial multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, double dummy, di fase III della durata di 12 mesi, che ha arruolato 1.292 pazienti di età compresa fra 18 e 55 anni affetti da RRMS.
Nello studio TRANSFORMS la terapia orale con fingolimod si è dimostrata significativamente superiore a quella intramuscolare con interferone (IFN) beta-1a in pazienti con sclerosi multipla recidivante remittente (RRMS).
I pazienti sono stati randomizzati a 12 mesi di trattamento con IFN beta-1a alla dose di 30 mcg intramuscolo una volta la settimana (n = 435), e fingolimod 0,5 mg (n = 431) 1,25 mg (n = 426) once a day. L'89% dei pazienti (n= 1153) ha completato lo studio.
L'end point primario era il tasso annualizzato di recidive a 12 mesi, risultato significativamente ridotto con la dose più bassa di fingolimod (0,16 recidive per anno), rispetto alla dose di fingolimod più elevata (0,20) e a IFN (0,33) (P <= 0,001 per entrambe le dosi).
La percentuale di pazienti libera da recidive nel corso dei 12 mesi di studio è risultata significativamente più elevata nei gruppi fingolimod (0,5 mg, 82,6%; 1,25 mg, 79,8%) rispetto a IFN beta-1a (69,3%; P < .001 per entrambi i gruppi).
Miglioramenti significativi sono stati osservati anche con la misurazione del punteggio della Expanded Disability Status Scale (EDSS) nei pazienti che hanno ricevuto alte dosi  di fingolimod verso IFN beta-1a (-0,11 vs +0,01, P < .05).
Dati favorevoli a fingolimod sono stati osservati anche con la misurazione delle lesioni cerebrali captanti il Gadolinio alla risonanza magnetica per immagini.

Il farmaco, noto anche con la sigla FTY720, è il primo di una nuova classe di farmaci per la SM che agisce sull'infiammazione modulando i recettori della sfingosina-1-fosfato (S1P-R) e riducendo il numero di linfociti che raggiungono il cervello. 
Fingolimod ha anche un'azione diretta a livello cerebrale, modulando i recettori della sfingosina-1-fosfato espressi sulle cellule cerebrali. Pertanto fingolimod può avere anche un azione diretta sulla sclerosi multipla all'interno del Sistema Nervoso Centrale.

Lo scorso mese di dicembre il dossier registrativo del farmaco è stato depositato all'Emea e all'Fda.
Sebbene il farmaco sia stato studiato in due dosaggi (0,5 mg e 1,25 mg), la domanda di registrazione è stata depositata solo per il dosaggio più basso (0,5 mg) che ha dimostrato il miglior profilo rischio benefico.

Studio FREEDOMS

Studio TRANSFORMS