L’aggiunta dell’antibiotico rifaximina al lattulosio migliora gli outcome dei pazienti con encefalopatia epatica. Lo dimostra uno studio condotto in India, pubblicato sull’American Journal of Gastroenterology.

Gli esperti hanno randomizzato 120 pazienti con encefalopatia epatica a ricevere 1.200 mg/die di rifaximina più lattulosio o il solo lattulosio più placebo. All’arruolamento, il 18,3% dei partecipanti presentava un’encefalopatia epatica di grado 2, il 33,3% di grado 3 e il 48,3% di grado 4. 

Il 76% dei pazienti trattati con rifamixima più lattulosio ha ottenuto la reversione della malattia, rispetto al 50,8% dei controlli (P<0,004). Inoltre, è stata osservata una riduzione significativa della mortalità con i due farmaci, rispetto ai controlli (23,8% vs 49,1% p<0,05). 

E’ stato osservato un numero superiore di decessi a causa di sepsi nei controlli, mentre non sono state osservate differenze per quanto riguarda i sanguinamenti gastrointestinali e la sindrome epatorenale. I pazienti assegnati ad entrambi i farmaci avevano un periodo di ospedalizzazione più breve rispetto ai controlli (5,8 ±3,4 vs 8,2±4,6 giorni, P=0,001).

Rifaximina è un antibiotico semisintetico che agisce selettivamente a livello gastro-intestinale (antibiotico non-sistemico). Si tratta di un derivato della rifamicina che si comporta inibendo la sintesi batterica dell'acido ribonucleico (RNA).  

Le indicazioni d’uso sono svariate: diarrea del viaggiatore, prevenzione delle complicane infettive associate ad operazioni chirurgiche,  trattamento dell'encefalopatia epatica e dell'iperammoniemia.

L'encefalopatia epatica è una sindrome neuropsichica, è una complicanza metabolica dell'insufficienza epatica grave o uno shunt porto-sistemico. Questa condizione è potenzialmente reversibile con adeguate terapie. La diagnosi è difficile, e viene fatta dopo aver escluso altro tipo di eziologia neurologica, psichiatrica, infettiva e metabolica.

L'encefalopatia epatica è caratterizzata da un vasto spettro di alterazioni che vanno da forme subcliniche, rilevati come onde lente (delta e theta su tutte le derivazioni) all'elettroencefalogramma e/o valutazione neuropsicologica (si parla in questo caso di encefalopatia epatica "minima"), fino a forme conclamate che possono giungere al coma.

L’encefalopatia epatica si sviluppa a partire dall’ NH3 (ammoniaca) che normalmente dovrebbe essere trasformato in urea dal fegato. In assenza della funzionalità epatica NH3 rimane in circolo giungendo fino al SNC a livello del quale svolge svariate azioni tossiche. Per rispondere a questo aumento dell’NH3 tossico, a livello del SNC, viene utilizzato l’α-chetoglutarato che accetta un gruppo amminico e viene trasformato in glutammato. Quest’ultimo si lega all’ammoniaca costituendo glutammina (via normalmente utilizzata dal SNC per costituire questo neurotrasmettitore, ma che in questo caso è estremamente aumentata). Ciò non è scevro da inconvenienti.

Barjesh Chander Sharma et al., A Randomized, Double-Blind, Controlled Trial Comparing Rifaximin Plus Lactulose With Lactulose Alone in Treatment of Overt Hepatic Encephalopathy, The American Journal of Gastroenterology , (23 July 2013) | doi:10.1038/ajg.2013.219
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