La scelta di utilizzare etanercept una oppure due volte la settimana nei pazienti con psoriasi affetti in concomitanza anche da artrite psoriasica dovrebbe dipendere dalle necessità cliniche di ogni singolo paziente riguardo ai sintomi cutanei e articolari. Infatti, il trattamento bisettimanale con etanercept 50 mg potrebbe permettere una risoluzione più rapida delle lesioni cutanee rispetto a quello monosettimanale, ma quest'ultimo sembra essere appropriato per il trattamento dei sintomi reumatologici a carico dei tendini e delle articolazioni.

Sono queste le conclusioni dello studio PRESTA (Psoriasis Randomized Etanercept STudy in subjects with psoriatic Arthritis), un trial multicentrico, randomizzato e in doppio cieco, appena pubblicato online sul British Medical Journal, che ha confrontato l'efficacia dei due diversi regimi terapeutici dell'anticorpo anti-TNF nel trattamento delle manifestazioni cutanee della psoriasi in soggetti colpiti anche da artrite psoriasica. Alcuni risultati dello studio erano già stati anticipati al congresso dell'American College of Rheumatology, lo scorso ottobre.

Il trial ha coinvolto 752 pazienti ambulatoriali naive al trattamento con anti-TNF e reclutati in 98 centri europei, latino-americani e dell'area indo-pacifica. Sono stati valutati un regime di 50 mg di etanercept due volte la settimana (BIW) per 12 settimane, in cieco, seguiti da 50 mg una volta la settimana (QW) per 12 settimane, in aperto, verso i 50 mg una volta la settimana (QW) per tutta al durata dello studio (24 settimane, di cui 12 in cieco e 12 in aperto).
I partecipanti, in maggioranza uomini, avevano un età media di 46,5 anni, una durata media della psoriasi di 18,9 anni e una durata media dell'artite di 7.
Dopo 12 settimane, il 46% dei soggetti che avevano ricevuto il farmaco due volte la settimana ha ottenuto una risoluzione completa o quasi delle manifestazioni cutanee contro il 32% di quelli trattati con il regime QW (p<0,001).

Al contrario, non si sono osservate differenze nella risposta per quanto riguarda i sintomi artritici, dato che la percentuale dei responder nel primo gruppo è stata pari al 77% contro il 76% nel secondo. Le manifestazioni tendinee e articolari sono migliorate rispetto al basale nella stessa misura in entrambi i gruppi.
Inoltre, è emersa una chiara differenza per quanto riguarda il dosaggio ottimale per il trattamento delle lesioni cutanee a 12 settimane, ma quando la posologia è stata portata a una volta la settimana in entrambi i gruppi, sia i sintomi cutanei sia quelli artritici hanno continuato a migliorare e dopo 24 settimane le risposte sono state simili nei due gruppi.

Circa il 30% dei pazienti psoriasici presentano anche un interessamento articolare, che si manifesta sotto forma di infiammazione cronica delle articolazioni e delle entesi. Nella cura di questi soggetti - hanno sottolineato gli autori - la sfida è quella di ottimizzare il trattamento di entrambe le manifestazioni, in modo di ottenere il miglior outcome complessivo.

Il regime che prevedeva inizialmente i 50 mg BIW ha permesso di ottenere una risoluzione delle lesioni cutanee più rapida rispetto al regime QW. Dunque, secondo i ricercatori, il dosaggio superiore potrebbe essere preferibile per i pazienti con il coinvolgimento cutaneo più grave. Di converso, il regime bisettimanale non si è mai rivelato più efficace dell'altro nel trattamento dei sintomi articolari, e dunque 50 mg di etanercept una volta la settimana rappresentano una dose sufficiente per questi ultimi.

Il perché la dose più elevata sia stata in grado di migliorare i sintomi cutanei più rapidamente di quella inferiore, ma non abbia offerto alcun beneficio aggiuntivo per quelli artritici, non è chiaro. Una possibilità è che le due strutture - cute e articolazioni - possano essere caratterizzate da ambienti infiammatori autommuni con caratteristiche diverse, che si tradurrebbero, per esempio, in una differenza nelle concentrazioni locali del TNF oppure in un diverso impatto della malattia o, ancora, in sottili differenze nella penetrazione tissutale. Ipotesi ancora tutte da indagare.
BMJ 2010;340:c147