Nello studio Duration-4, exenatide a lento rilascio (Bydureon) sì è dimostrata superiore a sitagliptina (Januvia, Merck & Co.) nella riduzione dell'emoglobina glicata, ma paragonabile ad altri due antidiabetici: pioglitazone e metformina. Lo studio è il quarto a confrontare il farmaco, sviluppato in collaborazione da Eli Lilly, Amylin e Alkermes, con altri ipoglicemizzanti.

Il nuovo prodotto si differenzia dalla versione già disponibile di exenatide (Byetta, Ely Lilly) da assumere due volte al giorno, per la maggiore durata d'azione, che consente la somministrazione una sola volta alla settimana. Il farmaco è al momento al vaglio dell'Fda, il cui responso è atteso per il 22 ottobre; se approvato, si tratterebbe del primo trattamento settimanale per il diabete di tipo 2.

Allo studio hanno partecipato 820 pazienti che non erano già in trattamento con antidiabetici e avevano un controllo inadeguato dell'emoglobina glicata nonostante la dieta e l'esercizio fisico.

Dopo 26 settimane di trattamento, i soggetti trattati con exenatide a lento rilascio hanno ottenuto una riduzione dell'emoglobina glicata dell'1,5%, significativamente maggiore rispetto alla riduzione dell'1,2% osservata con sitagliptina, ma uguale a quella ottenuta con metformina e addirittura inferiore di 0,1% rispetto a quella raggiunta con pioglitazone.

Tutti i pazienti trattati con exenatide a lento rilascio, pioglitazone e metformina hanno raggiunto un livello di emoglobina glicata inferiore al 7%, che è il target di controllo glicemico raccomandata dall'American Diabetes Association.

Inoltre, i pazienti in trattamento con exenatide a lento rilascio hanno ottenuto un calo ponderale significativamente maggiore rispetto a quelli trattati con sitagliptina (2 kg contro 0,8), ma uguale a quello raggiunto con metformina, mentre i pazienti in trattamento con pioglitazione sono aumentati in media di 1,5 kg.
La riduzione di peso è considerata un effetto collaterale particolarmente utile per un antidiabetico, perché l'obesità è una delle cause principali del diabete di tipo 2.

Secondo alcuni analisti, tuttavia, i risultati dello studio finiranno soprattutto per rafforzare la ‘vecchia' metformina come trattamento di prima linea piuttosto che giustificare un ampio uso dell'exenatide a lento rilascio in questo setting.