Uno studio di coorte appena pubblicato sul BMJ indica che non vi è una convincente associazione tra l'uso di farmaci per aumentare la fertilità e il rischio di sviluppare cancro all'ovaio. I ricercatori hanno analizzato i dati di 54.362 donne con problemi di fertilità curate in cliniche della fertilità, raccolti nel periodo 1963-1998. Le donne avevano assunto uno o più dei seguenti farmaci: ormone follicolo stimolante (FSH) e ormone luteinizzante (LH), gonadotropine corioniche umane, clomifene, ormone rilasciante l'ormone luteinizzante. L'età media della prima diagnosi di infertilità era di 30 anni.

Dopo un follow up medio di 15 anni, durante i quali 156 donne aveva sviluppato cancro epiteliale dell'ovaio, gli autori hanno concluso che il rischio nelle donne trattate con farmaci contro la fertilità non era superiore al rischio delle donne non trattate con questui farmaci.

 Inoltre, non è stato verificato un aumento di rischio nemmeno nelle donne che erano state sottoposte a 10 o più cicli di trattamento contro l'infertilità.
Tuttavia, nelle donne che hanno assunto clomifene, si è verificato un aumento del 67% dei più comuni sottotipi di tumore all'ovaio, anche se gli autori non hanno rilevato un nesso causale tra i due eventi e lo hanno attribuito alla casualità.

Gli autori hanno quindi lanciato un messaggio di rassicurazione per le donne che si sottopongono a questi trattamenti  affermando che  questi farmaci non aumentano in maniera consistente il rischio di tumore all'ovaio e che il possibile leggero aumento di tale rischio è bilanciato dai benefici fisici e psicofisiologici della gravidanza resa possibile unicamente da questi farmaci.
Le attuali evidenze, hanno concluso,suggeriscono che l'uso di questi farmaci non aumenta il rischio di tumore all'ovaio.
Studio del BMJ