Ci sono ancora pochi dati per dimostrare che i farmaci per l'incontinenza urinaria da urgenza migliorino la qualità della vita o presentino differenze di efficacia gli uni rispetto agli altri. A concluderlo è uno studio dell'Università del Minnesota, finanziato dalla Agency for Healthcare Research and Quality e appena publicato online su Annals of Internal Medicine.

Gli autori del lavoro hanno effettuato una revisione sistematica di studi clinici randomizzati in cui una quota variabile di pazienti compresa tra l’8,5% e il 13% ha raggiunto la continenza con i diversi farmaci, mentre gli effetti avversi hanno portato alla interruzione del trattamento in circa il 6,3% dei casi. Tuttavia l’incoerenza tra le definizioni di miglioramento dei sintomi e della qualità della vita ha complicato l'analisi dei dati.

"Dal momento che tutti i farmaci per incontinenza da urgenza urinaria hanno un’efficacia paragonabile, la scelta terapeutica dovrebbe basarsi sul profilo di sicurezza e tollerabilità e le donne dovrebbero essere informate sui possibili effetti avversi di questi agenti” scrivono i ricercatori. "I benefici dei farmaci sono limitati, con meno di 200 casi di continenza raggiunta ogni 1.000 pazienti trattati, le percentuali di compliance sono basse e le interruzioni della terapia a causa dei fastidiosi effetti collaterali sono frequenti”.
Perciò, aggiungono, “alla luce della mancanza di evidenze di buona qualità sui benefici a lungo termine e sull’aderenza ai farmaci, questi dovrebbero essere strettamente monitorati e analizzati di routine nella pratica clinica”.

Il trattamento di prima linea per l'incontinenza urinaria da urgenza comprende le modifiche dello stile di vita e gli esercizi di riabilitazione del pavimento pelvico e dello sfintere urinario. Inoltre, sono stati approvati vari farmaci per il trattamento della vescica iperattiva, con o senza incontinenza da urgenza.

Anche se la continenza è l’outcome più significativo del trattamento, la maggior parte degli studi e delle review si sono focalizzate sulle variazioni della frequenza urinaria. Né la continenza né l’opinione delle donne sull’efficacia del trattamento hanno invece ricevuto molta attenzione.

Per questo, un gruppo di autori guidati da Tatyana Shamliyan, della University of Minnesota School of Public Health di Minneapolis han confrontato l'efficacia dei diversi farmaci per il trattamento dell'incontinenza urinaria nelle donne, eseguendo una revisione sistematica della letteratura disponibile sull’argomento e identificando 94 studi randomizzati e controllati adatti per l'analisi dei dati.

La maggior parte degli studi erano stati condotti nei Paesi occidentali, e le donne rappresentavano oltre l'80% della popolazione di studio. Meno della metà degli studi clinici aveva incluso minoranze entiche, e nessuno ha riferito risultati relativi a sottogruppi razziali.

Gli studi hanno incluso diversi sottotipi di incontinenza urinaria, e più di un terzo non ha riportava la distribuzione dei pazienti per tipo di incontinenza. Inoltre, più del 40% degli studi ha coinvolto donne già trattate in precedenza per l'incontinenza urinaria, il 13% ha arruolato solo pazienti che non avevano mai fatto alcun trattamento farmacologico preventivo e il 45% delle pubblicazioni non riportava informazioni riguardo a un trattamento precedente o meno da parte delle pazienti.

I farmaci considerati nella review erano fesoterodina, tolterodina, ossibutinina, solifenacina e trospio.
Tutti sono risultati più efficaci rispetto al placebo per il raggiungimento della continenza, con tassi di continenza variabili da 85 per 1.000 con tolterodina a 130 per 1.000 con fesoterodina (dati combinati).

La frequenza degli eventi avversi è stata superiore con il trattamento farmacologico rispetto al placebo. L’effetto avverso più frequente associato al trattamento con il farmaco è stato la secchezza delle fauci e i tassi di interruzione sono risultati variabili tra il 13 per 1.000 con solifenacina al 63 per 1.000 con ossibutinina.

Tra gli studi selezionati, gli autori ne hanno identificati 21 di confronto e dall’analisi di questi emerge che fesoterodina è risultata più efficace di tolterodina per il raggiungimento della continenza e il miglioramento dei sintomi dell’incontinenza, il trospio si è dimostrato superiore all’ossibutinina e la solifenacina è apparsa più efficace rispetto alla tolte rodina.

Nella discussione gli autori ribadiscono che nel complesso ci sono buona evidenze che i farmaci siano superiori al placebo nell’aumentare i tassi di continenza e ottenere miglioramenti clinicamente importanti dell’incontinenza urinaria, ma nel contempo che i farmaci hanno portato spesso all'interruzione del trattamento a causa di fastidiosi effetti collaterali.

I risultati della review però non convincono vari esperti, che li trovano in contrasto con la loro esperienza clinica.

Per esempio, Elizabeth Kavaler, urologa del Lenox Hill Hospital di New York City, ha detto che la maggioranza delle sue pazienti ottiene un sollievo duraturo dai sintomi con i farmaci. Anche se ci sono donne in cui occorre considerare opzioni più invasive, si tratta solo di un piccolo sottogruppo e, a differenza di ciò che sembra suggerire la review, la maggior parte delle pazienti sono soddisfatte dei risultati della terapia farmacologica.

Lawrence Lind, del North Shore University Hospital di Manhasset (nello Stato di New York), ha affermato che in molti pazienti si ha un'efficacia eccellente con gli anticolinergici, che sono un caposaldo della cura. “Avendo trattato più di 5.000 pazienti con vescica iperattiva in 16 anni di attività” ha detto l’urologo “posso assicurare che la risposta del paziente nella pratica clinica appare molto più positiva di quanto questo studio suggerisca.

T. Shamliyan, et al. Benefits and harms of pharmacological treatment for urinary incontinence in women: a systematic review. Ann Intern Med 2012; epub.
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