Il farmaco sperimentale sviluppato dalla società biotech americana Targacept in collaborazione con AstraZeneca, denominato TC-5619, non ha raggiunto l’endpoint primario in uno studio di fase II condotto in pazienti adulti con disturbo da deficit d’attenzione e iperattività (ADHD).

Il trial, in doppio cieco controllato verso placebo, ha arruolato 135 pazienti adulti di età compresa tra i 18 e i 65 anni, non fumatori, con diagnosi di ADHD. I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere il farmaco per 12 settimane a una dose crescente: 1 mg/die  per le prime 4 settimane, 5mg/die per le 4 settimane successive e 25mg/die per le ultime 4 settimane.

Durante il trattamento, i pazienti non hanno mostrato alcun miglioramento dei sintomi della malattia misurati a 4 -8 e 12 settimane con la scala CAARS-INV. Il farmaco ha però raggiunto alcuni degli endpoint secondari dello studio misurati con la scala e non ha provocato eventi avversi di grave entità.

In uno studio precedente, i cui risultati sono stati presentati lo scorso gennaio, il farmaco aveva ottenuto risultati positivi in pazienti con schizofrenia. L’azienda che ha sviluppato il medicinale, sta valutando l’efficacia del farmaco anche in pazienti con Alzheimer.

TC-5619 è una nuova molecola altamente selettiva per il recettore nicotinico per l’acetilcolina denominato alpha7. Lo sviluppo del farmaco è subordinato a un accordo di licenza stipulato con AstraZeneca che adesso dovrà decidere se proseguire gli studi o interromperli.

ADHD
Il Disturbo da deficit d'attenzione e iperattività (ADHD) è un disturbo del comportamento caratterizzato da inattenzione, impulsività e iperattività motoria che rende difficoltoso e in taluni casi impedisce il normale sviluppo e integrazione sociale dei bambini. Si tratta di un disturbo eterogeneo e complesso, multifattoriale che nel 70-80% dei casi coesiste con un altro o altri disturbi.

Le controversie generali circa l'ADHD hanno coinvolto medici, insegnanti, politici, genitori e i media, con opinioni riguardo all'ADHD che spaziano da coloro che la ritengono una malattia, con basi genetiche e fisiologiche a coloro che non credono alla sua effettiva esistenza come malattia e fanno rientrare la relativa classe di comportamenti anomali nell'ambito, per esempio, di un problema educativo o affettivo di un bambino semplicemente troppo vivace.