Ancora evidenze positive sull'efficacia e il favorevole profilo rischio/beneficio di fingolimod (Gilenia, Novartis), primo farmaco orale per il trattamento della sclerosi multipla recidivante-remittente.
I nuovi dati, appena presentati all'ultimo congresso dell'American Academy of Neurology (AAN), a Toronto, sono relativi alle estensioni degli studi FREEDOMS e TRANSFORMS, pubblicati lo scorso gennaio sul New England Journal of Medicine.

I risultati dello studio FREEDOMS hanno evidenziato che fingolimod alla dose di 0,5 mg ha ridotto del 62% il tasso annuale di recidive (ARR) rispetto al placebo nei pazienti naïve al trattamento e del 44% nei pazienti già trattati in precedenza con altri farmaci. Inoltre, a due anni, il farmaco ha rallentato la progressione della disabilità del 30% nei pazienti trattato con il dosaggio 0,5 mg rispetto ai controlli.

Per quanto riguarda TRANSFORMS, dei 1.153 pazienti che hanno partecipato allo studio ‘core', della durata 12 mesi, 1.027 sono stati arruolati per la fase di estensione, anch' essa della durata di un anno. In questa seconda fase, i pazienti che nella prima fase erano trattati con fingolimod hanno continuato ad assumere questo farmaco al dosaggio di partenza (0,5 oppure 1,25 mg), mentre i pazienti che in origine erano trattati con il farmaco di confronto (interferone beta-1a) sono stati randomizzati al trattamento con fingolimod 0,5 oppure 1,25 mg.

I pazienti che hanno assunto fingolimod 0,5 mg per due anni hanno avuto un basso ARR sia a un anno (0,16) sia a due anni (0,18). Questi pazienti hanno anche mantenuto una riduzione significativa delle recidive e delle lesioni cerebrali rilevabili alla risonanza magnetica rispetto al gruppo originariamente trattato con interferone beta-1a intramuscolo e poi passato a fingolimod.
Nel sottogruppo trattato per il primo anno con interferone beta-1a intramuscolo e poi passato a fingolimod nella fase di estensione, l'ARR nel secondo anno è diminuito del 31%, mentre il numero di lesioni cerebrali in T2 (un marker dell'attività della malattia) nuove o aumentate di dimensioni, si è ridotto del 67%.
Questi dati di efficacia sono in linea con quelli dello studio ‘core', in cui si era evidenziato che fingolimod 0,5 mg ha ridotto del 52% l'AAR rispetto all'interferone beta-1a.

Altri dati presentati all'AAN hanno dimostrato che i pazienti che nello studio ‘core'assumevano fingolimod 0,5 mg hanno ottenuto una riduzione del 71% delle recidive tali da richiedere un ricovero e del 52% di quelle tali da rendere necessario un trattamento con steroidi.
Il profilo di sicurezza di fingolimod è stato ben studiato in quello che è uno dei ampi programmi di sviluppo mai condotti su un farmaco per la cura della sclerosi multipla. L'intero programma, che comprende sia studi già completati sia studi tuttora in corso, può ora contare su un'esperienza relativa a 6.600 pazienti-anno, con alcuni soggetti già arrivati al sesto anno di trattamento.

Negli studi TRANSFORMS e FREEDOMS, gli eventi avversi riportati con maggiore frequenza sia nel gruppo fingolimod sia nei controlli sono stati la rinofaringite, la cefalea e l'astenia. Tra gli eventi avversi legati al trattamento con fingolimod ci sono stati una riduzione della frequenza cardiaca temporanea, dose-dipendente e generalmente asintomatica e un blocco della conduzione atrio-ventricolare temporaneo e infrequente all'inizio del trattamento, un lieve incremento della pressione arteriosa (1-3 mm Hg), edema maculare (più comune con il dosaggio 1,25 mg che non con 0,5 mg) e un aumento reversibile e asintomatico degli enzimi epatici.
La percentuale di infezioni complessive, incluse quelle gravi, è stata paragonabile nei due gruppi, anche se nei pazienti trattati con fingolimod si è osservato un leggero incremento delle infezioni polmonari (principalmente bronchite). I casi di neoplasia verificatisi duranti gli studi sono stati pochi e confrontabili nei bracci in trattamento con fingolimod e nei controlli.

Novartis ha depositato lo scorso dicembre sia all'Fda sia all'Ema (ex-Emea) la domanda di approvazione del farmaco al dosaggio 0,5 mg (quello con il miglior rapporto rischio/beneficio). Alla fine di febbraio, l'agenzia statunitense ha concesso a fingolimod la priority review, cioè un esame della richiesta di via libera con procedura d'urgenza. Il 10 giugno, tuttavia, avrà luogo una riunione di un Advisory Committee in cui si valuterà il programma di gestione del rischio messo a punto dall'azienda; il che potrebbe portare ad un prolungamento del periodo di valutazione, oltre i sei mesi previsti.

La sperimentazione di fingolimod è una nota di successo della ricerca clinica italiana. L'Italia ha infatti partecipato con 22 Centri e l'arruolamento di 250 pazienti allo studio internazionale TRANSFORMS, primo trial di confronto diretto con un trattamento standard per la sclerosi multipla che ha coinvolto 172 centri di 18 Paesi.

La sclerosi multipla è una malattia autoimmune neurodegenerativa del sistema nervoso centrale che colpisce in tutto il mondo oltre 2,5 milioni di persone, 57mila in Italia. L'85% dei pazienti presenta una forma recidivante-remittente, causa di forti disabilità.