Il trattamento con fostamatinib (R788), un nuovo Syk-inibitore orale sviluppato da AstraZeneca, ha migliorato in modo significativo gli outcome dei pazienti affetti da artrite reumatoide (AR) non responder a metotrexate, mostrando un profilo di sicurezza gestibile. Il dato proviene da uno studio di fase IIb, chiamato TASKi2, pubblicato anticipatamente sul sito del New England Journal of Medicine il 22 settembre.

Nel trial, durato 6 mesi, i pazienti trattati con fostamatinib che hanno centrato il bersaglio dell'endpoint primario  - la risposta ACR20 - sono stati il 67%, percentuale significativamente superiore a quella registrata nei controlli, trattati con placebo. L'effetto del farmaco inoltre si è manifestato rapidamente: il 36% dei pazienti, infatti, ha raggiunto l'ACR20 dopo solo una settimana di terapia. La rapidità d'azione può essere un fattore importante nell'AR perché quando la malattia è in fase attiva può verificarsi un danno articolare permanente.

Protagonisti dello studio sono stati 457 pazienti con AR attiva nonostante una monoterapia in atto con MTX, randomizzato in rapporto 2:2:1:1 al trattamento con fostamatinib 100 mg bid, fostamatinib 150 mg once daily oppure placebo (bid o once daily).
Al termine dello studio, la quota di pazienti che hanno raggiunto l'ACR 20 è stata significativamente maggiore sia nel gruppo trattato col dosaggio più basso di farmaco sia in quello trattato col dosaggio più alto (rispettivamente 67% e 57%) rispetto al gruppo placebo (35%; P < 0,001) e fostamatinib si è dimostrato superiore al placebo, con entrambi i dosaggi, anche sul fronte della risposta ACR50 (rispettivamente 43% e 32% contro 19%; P < 0,01) e dell'ACR70 (28% e 14% contro 10%; P < 0,001 per fostamatinib 100mg bid).

Risultati soddisfacenti anche in termini di sicurezza e tollerabilità. Gli effetti avversi più comuni sono stati la diarrea (verificatasi nel 19% e nel 12% dei pazienti in trattamento attivo contro il % dei pazienti trattati con placebo), le infezioni delle vie aeree superiori (rispettivamente 15%, 7% e 7%), la neutropenia (6%, 7% e 1%) e l'aumento della pressione arteriosa (>140/90), riscontrato con maggiore frequenza nei gruppi in trattamento attivo (complessivamente nel 29% dei pazienti) rispetto ai controlli (17%).

L'aumento pressorio, hanno spiegato gli autori dello studio, si è osservato principalmente nei pazienti con già una storia di ipertensione alle spalle e e in ogni caso è stato controllato adeguatamente con gli antipertensivi convenzionali. Inoltre, la percentuale di pazienti che hanno avuto almeno un evento avverso è stata simile nei vari gruppi (65%).

Il 94% dei partecipanti sta ora continuando un'estensione in aperto dello studio, attualmente in corso. Questo dato, insieme alla bassa percentuale di abbandoni, è un'ulteriore riprova che gli eventi avversi verificatisi sono stati accettabili e gestibili.
Michael Weinblatt, primo autore dello studio e reumatologo del Brigham and Women's Hospital di Boston, ha definito fostamatinib "molto promettente perché è un farmaco orale e non iniettabile", come invece i biologici approvati per l'AR; dunque, molto più pratico per i pazienti.

Il farmaco è un inibitore della tirosin-chinasi della milza (Spleen tyrosine kinase, Syk) attivo per via orale. La Syk appartiene a quella classe di protein-chinasi definite non-recettori, indispensabili per la trasmissione del segnale dagli immunorecettori in varie cellule ematopoietiche. Fostamatinib determina l'inibizione dell'attivazione delle mastcellule e dei linfociti B e della risposta infiammatoria ad esse collegata.
La molecola, non dissimile da imatinib, utilizzato in cronologia, è frutto della ricerca della biotech californiana Rigel, con la quale AstraZeneca ha siglato un accordo di licenza per lo sviluppo e la vendita del prodotto. La multinazionale ha annunciato di voler cominciare a breve l'ultima fase della sperimentazione clinica. Il programma di fase III, chiamato OSKIRA, dovrebbe prendere il via entro la fine dell'anno.

M.E. Weinblatt, et al. An Oral Spleen Tyrosine Kinase (Syk) Inhibitor for Rheumatoid Arthritis. N Engl J Med 2010; 10.1056/NEJMoa1000500)
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