Nuovi dati provenienti da due studi presentati al congresso ECCO/ESMO di Berlino e relativi al trattamento del tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC) confermano l'efficacia di gefitinib quando utilizzato in prima linea in associazione con la chemioterapia.
In un particolare sottogruppo di pazienti, caratterizzati dalla mutazione del gene che codifica il fattore di crescita epidermico (EGFR), rispetto alla sola chemioterapia, il farmaco aumenta di oltre il 30% il tempo di sopravvivenza libero da malattia (PFS).
I risultati di uno studio giapponese di fase III (WJTOG 3405) condotto su 177 pazienti con mutazione EGFR e tumore  NSCLC, gefitinib rispetto a cisplatino/docetaxel ha raddoppiato la PFS:  9,2 mesi vs 6,3 mesi.

L'altro studio presentato a Berlino, sempre condotto in Giappone, paese dove il farmaco è da tempo approvato, ha arruolato 200 pazienti randomizzati a ricevere gefitinib vs carboplatino/paclitaxel. Anche in questo caso la PFS è raddoppiata: 10,4 mesi vs 5,5 mesi.
Questi dati confermano i risultati dello studio di fase III IPASS e supportano l'utilità di identificare la mutazione del gene dell'EGFR prima di decidere la terapia ottimale. Nel mese di luglio del 2009, gefitinib (Iressa, AstraZeneca) è stato approvato dall'Emea per il trattamento di pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC) localmente avanzato o metastatico che presentano una mutazione del recettore EGFR-TK (epidermal growth factor receptor-tyrosine kinase). L'approvazione si applica a tutte le linee di terapia. Il farmaco è disponibile per via orale ed è somministrato once a day.