Un microstent non più grande di una ciglia inserito nell’occhio può ridurre in modo prolungato e significativo la pressione intraoculare (PIO) nei pazienti colpiti da glaucoma ad angolo aperto (la forma più comune della malattia). A suggerirlo sono i dati a 12 mesi dello studio HYDRUS I, un trial internazionale presentato in occasione del meeting annuale dell’American Academy of Ophthalmology (AAO), a Chicago.

"Abbiamo osservato riduzioni significative della PIO e dell’uso di farmaci ipotonizzanti dall’inizio dello studio fino alla fine nei pazienti sottoposti all’impianto del device, da solo o in combinazione con l’intervento di cataratta, senza osservare migrazioni o perforazioni del dispositivo e senza gravi complicanze” ha spiegato il primo autore dello studio Thomas W. Samuelson, del centro Minnesota Eye Consultants di Minneapolis.

Il microstent testato (Hydrus, messo a punto dall’americana Ivantis) aumenta la facilità di deflusso dell’umor acqueo bypassando il trabecolato corneo-sclerale e dilatando il canale di Schlemm, il condotto attraverso cui il fluido è scaricato fuori dal bulbo oculare nel sangue venoso. L'impianto, ha spiegato Samuelson, è composto da nitinol (una lega di nichel e titanio) ed è progettato in modo da migliorare il flusso di umor acqueo nel canale e ottenere un migliore accesso ai canali collettori all'interno del canale.

Il microstent è costituito da una sorta di tubicino che viene introdotto nell’occhio mediante un'incisione nella superficie oculare simile a quella praticata durante l'intervento di cataratta e la cui presenza, una volta inserito, praticamente non viene avvertita dal paziente.

Questo specifico device è solo uno dei numerosi e promettenti microstent progettati per facilitare il drenaggio dell’umor acqueo, in fase di sperimentazione negli Stati Uniti e in altri Paesi. Tra gli altri, ci sono anche MIDI Arrow, Aquecentesis e Transcend, diversi per design, materiale costruttivo e sede di inserimento nell’occhio. Un altro microstent, iStent, è stato invece approvato di recente dall’Fda, in combinazione con l’intervento di cataratta, che è anch’esso in grado di ridurre la PIO.

Attualmente, ha riferito l’autore, sono in corso altri cinque studi clinici sull’impiego di questi device per la cura del glaucoma. Se gli studi futuri ne confermeranno l'efficacia, questi mini-dispositivi potrebbero un giorno aiutare i milioni di pazienti affetti dalla malattia a prevenire la perdita della vista o la cecità.

Nonostante i risultati iniziali siano incoraggianti, ci vorranno comunque diversi anni prima che la sicurezza e l’efficacia a lungo termine di questo approccio terapeutico possano essere pienamente confermate.

Lo studio HYDRUS I ha coinvolto 69 pazienti con glaucoma ad angolo aperto di gravità lieve-moderata, in 40 dei quali il microstent è stato posizionato durante l’intervento di cataratta. Al momento dell’arruolamento tutti i partecipanti prendevano fino a quattro farmaci contro il glaucoma.

Dopo l’impianto del dispositivo, la PIO è scesa a un livello accettabile nel 100% dei partecipanti.

Nei pazienti sottoposti solo all’impianto del microstent, la PIO media, che era pari a 26 mm Hg al basale, è scesa a 17,9 mm Hg 12 mesi dopo l’inserimento del dispositivo (P < 0,05) e il numero medio di farmaci anti-glaucoma è passato da 1,7 a 0,3.

L’evento avverso più comune è stato un ifema temporaneo, manifestatosi nel 17% dei pazienti e durato meno di 7 giorni nel 15% dei casi. Quattro pazienti hanno sviluppato una sinechia periferica anteriore, uno ha avuto una complicanza corneale, due hanno mostrato un aumento della PIO di 10 mm Hg rispetto al basale e uno ha avuto una certa perdita della vista.

Nel gruppo in cui l’impianto del dispositivo è avvenuto in concomitanza con l’intervento di cataratta, la PIO si è ridotta del 22%, passando da 21,1 mm Hg al basale a 16,9 mm Hg dopo 12 mesi

A 6 mesi dall’intervento, l’85% dei pazienti sottoposti all’intervento combinato (introduzione del microstent più estrazione della cataratta) e il 70% di quelli in cui è stato solo inserito il dispositivo non avevano più bisogno di farmaci per tenere sotto controllo la PIO.

Inoltre, le riduzioni della PIO sono risultate coerenti in tutti i pazienti e sono rimaste stabili fino a un anno di follow-up.

"Ad oggi, i microstent sembrano avere importanti vantaggi in quanto permettono di trattare il glaucoma ad angolo aperto più precocemente e con un minor rischio di complicanze rispetto ad altri interventi" ha detto Samuelson, aggiungendo che se questi dispositivi dovessero dimostrarsi in grado tenere sotto controllo la PIO in modo prolungato, sarebbe una vera svolta nella lotta contro questa malattia.

Commentando i risultati, Robert Stamper, professore di oftalmologia clinica e direttore del Servizio Glaucoma presso la University of California di San Francisco, ha osservato che Hydrus è leggermente più grande del microstent attualmente approvato (iStent) e ha una forma tale, in teoria, da permettere una riduzione un po’ maggiore della PIO.

Lo specialista ha aggiunto che la riduzione della PIO ottenuta "non è esattamente spettacolare", ma, al contrario, "il passaggio da circa due farmaci a quasi zero è notevole".

T.W. Samuelson, et al. One-Year Results of an Intracanalicular Microstent for IOP Reduction in Primary Open-Angle Glaucoma- AAO 2012; abstract PA098.
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