Secondo le raccomandazioni di un gruppo di esperti americani, le donne in gravidanza a rischio di preeclampsia dovrebbero assumere giornalmente una dose ridotta di aspirina per ridurre la probabilità di sviluppare tale complicanza. Le raccomandazioni si basano sui risultati di una revisione sistematica di studi presenti in letteratura sull’uso di aspirina nelle donne a rischio di preeclampsia.

Lo studio, condotto dagli esperti della U.S. Preventive Services Task Force, è stato pubblicato su Annals of Internal Medicine.

La preeclampsia, nota anche come gestosi e tossiemia gravidica, è una sindrome caratterizzata dalla presenza, singola o in associazione, di segni clinici quali edema, proteinuria o ipertensione in una donna gravida. L’eziopatogenesi di questa sindrome non è ancora nota.  Ricerche recenti hanno dimostrato che un elemento fondamentale nel determinismo della preeclampsia è rappresentato da alterazioni a carico della placenta.

Negli Stati uniti, circa il 4% di tutte le donne in gravidanza soffre di preeclampsia e questa complicanza è responsabile di oltre un terzo dei gravi problemi di salute che si verificano nelle donne incinte e del 15% delle nascite premature.

Come spiegato dagli esperti, solamente con il parto si riesce ad eliminare definitivamente la preeclampsia, ma se il parto avviene prima della 34esima settimana può risultare pericoloso. Per questo risulta importante trovare strategie terapeutiche per questa complicanza.

I ricercatori hanno revisionato i dati disponibili in letteratura per valutare l’effetto dell’aspirina sulla riduzione del rischio di preeclampsia. La revisione sistematica ha incluso complessivamente 23 studi selezionati dagli esperti attraverso Medline, Database di abstract,  PubMed, e il Registro Centrale della Cochrane Library sui trial clinici (Gennaio  2006 - Giugno 2013).

I risultati della revisione sistematica hanno mostrato che,  in base al rischio di sviluppare preeclampsia al basale, l’uso di dosi ridotte di aspirina, dopo il primo trimestre di gravidanza, era associato a una riduzione pari al 24% del rischio di sviluppare preeclampsia. La riduzione assoluta del rischio di tale complicanza era del 2%-5% (RR 0,76 [95% CI, 0,62 – 0,95]). Inoltre, l’aspirina riduceva il rischio di restrizione della crescita intrauterina dell’1%-5% (RR, 0,80 [CI, 0,65 – 0,99]), e di parto pretermine del 2%-4% (RR, 0,86 [CI, 0,76 to 0,98]), senza particolari episodi di tossicità o eventi avversi.

Secondo i ricercatori, le donne a rischio di sviluppare preeclampsia, che quindi dovrebbero essere trattate con una dose ridotta di aspirina, presentano le seguenti caratteristiche: hanno sofferto di preeclampsia durante le gravidanze precedenti, soffrono di diabete o ipertensione o hanno avuto precedentemente gravidanze multiple. Alcuni esperti raccomandano, inoltre, l’utilizzo di aspirina nelle donne che presentano più di due fattori di rischio tra: prima gravidanza, obesità, età superiore ai 35 anni e razza africani.
Comunque, spiegano i ricercatori, ogni donna incinta dovrebbe consultare il proprio medico prima di iniziare una terapia con aspirina per il ridurre il rischio di preeclampsia.

La prevenzione della preeclampsia con acido acetilsalicilico (Aspirina) è ancora oggetto di dibattito per quanto riguarda l'efficacia e la posologia. Generalmente si utilizza nelle donne a rischio, a dosaggi di 60-150 mg/die. Questo approccio è basato sull'osservazione che l'acido acetilsalicilico a bassi dosaggi inibisce l'aggregazione piastrinica e favorisce lo stato vasodilatativo. Gli studi compiuti, però, non danno risultati univoci anche se quello odierno depone a favore di tale impiego. Il basso costo del farmaco e la sua sicurezza comprovata, specie nel breve termine, sono altri fattori che depongono pe ril suo impiego nelle donne che presentano fattori di rischio.

Jillian T. Henderson et al., Low-Dose Aspirin for Prevention of Morbidity and Mortality From Preeclampsia: A Systematic Evidence Review for the U.S. Preventive Services Task ForceAspirin for Prevention of Morbidity and Mortality From Preeclampsia, Ann Intern Med. Published online 8 April 2014 doi:10.7326/M13-2844
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