All’inizio della terapia antiretrovirale (Art) il nuovo inibitore non nucleosidico della transcrittasi inversa rilpivirina  (approvato nel maggio scorso dall’Fda ma non ancora autorizzato in Europa) è più facile da assumere rispetto a efavirenz, uno tra i farmaci anti-Hiv più utilizzati. Motivo? Il nuovo NNRTI ha mostrato una minore incidenza di eventi avversi neurologici rispetto a efavirenz e questo dato potrebbe essere di aiuto al clinico al momento della scelta della Art iniziale nei pazienti di nuova diagnosi.

Il tutto scaturisce da uno studio presentato a Chicago da Bruce Rashbaum, di Capital Medical Associates di Washington, in occasione della Interscience Conference on Anti-Microbial Agents and Chemotherapy (ICAAC). Rashbaum e i suoi collaboratori hanno analizzato i dati di sicurezza e tollerabilità ottenuti sui 1.368 pazienti arruolati nei due studi registrativi di fase III ECHO e THRIVE che hanno valso a rilpivirina il via libera dell’Fda

L’analisi dei dati combinati dei due studi ha mostrato che l'incidenza degli eventi avversi grado 2-4 è stata maggiore nel braccio efavirenz e che, in entrambi i gruppi, gli eventi avversi potenzialmente associati alla Art sono risultati più comuni nelle prime 4 settimane di terapia.

In particolare, nel primo mese di trattamento, si sono avute vertigini nel 7,6% dei pazienti del gruppo rilpivirina contro il 25,1% del gruppo efavirenz. In quest’ultimo gruppo, l’incidenza delle vertigini è rimasta elevato nelle seguenti 8 settimane, ma non ha mai superato lo 0,8%.
Sempre nelle prime quattro settimane di Art sono stati riportati sogni anomali o incubi nel 5,8% dei pazienti trattati col nuovo antiretrovirale contro il 10% dei pazienti del braccio efavirenz, mentre l’incidenza di questo evento avverso non ha mostrato differenze significative nelle 8 settimane successive e non è mai stata superiore allo 0,6%.

Un altro evento avverso, il rash cutaneo si è manifestato nel 2,9% dei pazienti del gruppo rilpivirina nelle prime 4 settimane contro il 13,6% di quelli efavirenz. Anche in questo caso, la frequenza si è ridotta in entrambi i braccia nelle otto settimane successiva e non è mai stata superiore allo 0,8%.
Inoltre, durante il periodo dello studio, i pazienti del rilpivirina avevano il 70% di probabilità in meno di interrompere la terapia a causa di eventi avversi (odds ratio 0,3; IC al 95% 0,1-0,6).
Il rash è stato il motivo più comune per cui i pazienti del braccio efavirenz hanno interrotto il trattamento (con 11 casi), mentre l’ aumento delle transaminasi epatiche è stata la causa più comune nel braccio rilpivirina (due casi). Tutti gli stop si sono verificati durante il primo mese di terapia.

Joe Eron, della University of North Carolina Chapel Hill ha commentato i risultati dicendo che ora “ha senso  fare un’attenta valutazione delle differenze tra i due antiretrovirali nel breve e lungo termine, visto che è risaputo che nel breve periodo efavirenz presenta differenze sostanziali rispetto a rilpivirina”.
La scelta di un farmaco a discapito di un altro, ha ricordato Eron, non può prescindere dalla valutazione del rapporto rischio-beneficio. In generale, rilpivirina ha dimostrato di non essere inferiore a efavirenz in termini di beneficio, ma è risultata meno efficacia nei pazienti che iniziano la terapia con una carica virale di più di 100.000 copie di HIV RNA per millilitro.

Il risultato dello studio di Rashbaum e collaboratori potrebbe anche avere implicazioni di marketing non indifferenti. Infatti, Tibotec (l’azienda che commercializza rilpivirina e sponsor dello studio presentato alla ICAAC) ha stipulato un accordo di collaborazione con Gilead Sciences per lo sviluppo e la commercializzazione di una combinazione di rilpivirina e Truvada (emtricitabina 200 mg/tenofovir disoproxil fumarato 300 mg) in un’unica compressa, once-daily. Il prodotto sarà commercializzato con il marchio Complera. Questa combinazione costituirebbe un’alternativa ad Atripla, un farmaco della stessa Gilead che associa efavirenz a Truvada ed è uno dei farmaci antiretrovirali più venduti al mondo. Dato che entrambe le combinazioni contegono tenofovir ed emtricitabina, va da sé che eventuali differenze di efficacia, sicurezza e tollerabilità sono probabilmente il risultato di differenze tra rilpivirina ed efavirenz.

B. Rashbaum, et al. Rilpivirine (RPV, TMC278) tolerability over the first 12 weeks of treatment in the phase 3 ECHO and THRIVE studies. ICAAC 2011; abstract H2-805.