L’inibitore dell’integrasi dolutegravir mantiene la superiorità rispetto a darunavir potenziato con ritonavir nel trattamento di pazienti adulti con infezione da HIV, naïve alla terapia, secondo i risultati a 96 settimane dello studio di fase IIIb/IV FLAMINGO. I nuovi risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Lancet HIV.

I risultati a 48 settimane dello studio erano stati presentati nel 2013.  Il trial era stato condotto in soggetti sieropositivi per HIV-1 mai precedentemente trattati, e aveva confrontato per la prima volta dolutegravir al dosaggio di 50 milligrammi verso  darunavir (potenziato con ritonavir 100 milligrammi) al dosaggio di 800 milligrammi al giorno, entrambi associati a due inibitori della trascrittasi inversa (NRTI) scelti dagli investigatori.

Alla 48esima settimana di terapia era stata dimostrata la non inferiorità di dolutegravir rispetto al trattamento basato su darunavir. Nello studio, il 90% dei pazienti trattati con dolutegravir aveva raggiunto l’endpoint primario di raggiungimento di un livello di HIV-1 RNA inferiore a 50 copie/ml, rispetto all’83% dei pazienti trattati con darunavir.

Nella nuova fase di estensione dello studio, i ricercatori hanno comparato i risultati dei due trattamenti a 96 settimane in 482 pazienti (242 per ogni gruppo).
A 96 settimane, l’80% dei pazienti trattati con dolutegravir hanno raggiunto l’endpoint primario, rispetto al 68% dei pazienti trattati con darunair potenziato con ritonavir, una differenza che conferma la non inferiorità e dimostra la superiorità del trattamento con dolutegravir, rispetto al controllo (P=0,002).

I risultati sono rimasti invariati anche dopo aver stratificato i pazienti per sottogruppi in base a diverse caratteristiche demografiche e al basale.
Per quanto riguarda la sicurezza, gli eventi avversi erano simili tra i due gruppi e il profilo lipidico era significativamente migliore con dolutegravir. Durante lo studio non sono stati osservati casi di resistenza alla terapia.

“Molte linee guida sono state aggiornate aggiungendo dolutegravir”, spiegano gli autori. “Ancora, però, non è chiaro se sia meglio uilizzare il farmaco in combinazione con tenofovir/emtricitabina o con abacavir e lamivudina. I dati su pazienti con una conta ridotta di CD4 sono ancora limitati e non abbiamo dati nelle donne in gravidanza. Inoltre, le persone che sviluppano ipersensibilità al farmaco non possono ricevere tale terapia, così come i soggetti che sviluppano resistenza”.

Prima di utilizzare dolutegravir come trattamento di prima linea, spiega Francois Raffi, a capo del HIV & HCV Clinical Research Unit dello University Hospital di Nantes in Francia, è importante avere più dati e avere più informazioni sulle barriere genetiche. Lo studio FLAMINGO non ha dato queste importanti informazioni. Oggi abbiamo a disposizione diverse opzioni per il trattamento di prima linea con diversi anni di esperienza, e la tollerabilità è un criterio importante per la scelta della terapia con cui iniziare il trattamento. Nello studio FLAMINGO, la sicurezza di dolutegravir si è dimostrata simile a quella di darunavir. Comunque, il farmaco è risultato associato a casi di ipersensibilità quando combinato con abacavir/lamivudina e a una riduzione variabile del tasso di eGFR (filtrazione glomerulare) quando usato con tenofovir/emtricitabina.

“In conclusione, spiega l’esperto, i medici dovrebbero tenere conto di una visione globale dei dati pubblicati in letteratura e delle evidenze prima di utilizzare un farmaco nuovo, che ha certamente un ruolo importante nella terapia di salvataggio di questi pazienti”.

Jean-Michel Molina et al., Once-daily dolutegravir versus darunavir plus ritonavir for treatment-naive adults with HIV-1 infection (FLAMINGO): 96 week results from a randomised, open-label, phase 3b study, The Lancet HIV, Volume 2, No. 4, e127–e136, April 2015

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