HIV: dolutegravir/rilpivirina non inferiore a regime a pił farmaci come terapia di mantenimento

La ricerca di nuove strategie terapeutiche per il trattamento dell'infezione da HIV non si ferma. Buone notizie arrivano dai risultati preliminari di due studi di Fase III volti a valutare la sicurezza e l'efficacia del passaggio da un regime di trattamento con tre o quattro farmaci (inibitore dell'Integrasi, inibitore non nucleosidico della trascrittasi inversa o inibitore della proteasi boosterato), in soggetti che avevano raggiunto la soppressione virologica, a un trattamento antiretrovirale con due farmaci: dolutegravir (ViiV Healthcare) e rilpivirina (Janssen).

La ricerca di nuove strategie terapeutiche per il trattamento dell’infezione da HIV non si ferma. Buone notizie arrivano dai risultati preliminari di due studi di Fase III volti a valutare la sicurezza e l’efficacia del passaggio da un regime di trattamento con tre o quattro farmaci (inibitore dell’Integrasi, inibitore non nucleosidico della trascrittasi inversa o inibitore della proteasi boosterato), in soggetti che avevano raggiunto la soppressione virologica, a un trattamento antiretrovirale con due farmaci: dolutegravir (ViiV Healthcare) e rilpivirina (Janssen).

Il regime a due farmaci ha raggiunto l’endpoint principale di entrambi gli studi, ovvero la non inferiorità dopo 48 settimane rispetto al regime a tre o quattro farmaci. L’endpoint primario è stato valutato come proporzione di pazienti con RNA del virus HIV-1 plasmatico
Si tratta dei primi studi di fase III a dimostrare l’efficacia di un regime a due componenti come terapia di mantenimento nel trattamento dell’HIV.

Per quanto riguarda la sicurezza, la combinazione dolutegravir e rilpivirina in questi studi è risultata coerente con le indicazioni riportate sul foglietto illustrativo per ognuno dei farmaci.

Gli studi sono stati disegnati anche per valutare lo sviluppo di resistenze, altre misure di sicurezza e tollerabilità e i cambiamenti di alcuni biomarcatori di funzionalità renale, ossea e cardiovascolare.

I risultati dettagliati degli studi verranno presentati in un imminente congresso scientifico.

Dominique Limet, CEO ViiV Healthcare, ha affermato: “Questi sono risultati importanti per la comunità scientifica che si occupa di HIV e rappresentano un’importante pietra miliare nella nostra comprensione sul possibile trattamento dell’HIV. I risultati sostengono la nostra strategia di studio di regimi con due farmaci come opzioni terapeutiche innovative per le persone che vivono con l’HIV e stiamo pianificando le richieste regolatorie per questo regime nel 2017”.

Nel 2014, ViiV e Janssen avevano firmato un accordo di collaborazione per lo sviluppo di un regime a singola compressa per la terapia di mantenimento dei pazienti con HIV, che includeva due farmaci, l’inibitore dell’integrasi dolutegravir e l’inibitore non nucleosidico della trascrittasi inversa rilpivirina. Il programma di sviluppo clinico di fase avanzata per la combinazione dei farmaci, che ha preso il via lo scorso maggio, include gli studi di fase III SWORD-1 e SWORD-2.

Commentando i risultati degli studi ai microfoni di PharmaStar, Paolo Rizzini, Direttore Medico di Viiv Healthcare ha spiegato: “La combinazione a dose fissa costituita da dolutegravir e rilpivirina potrebbe rappresentare un’opzione di trattamento innovativa per i pazienti con HIV perché, ad oggi, i regimi terapeutici includo almeno tre farmaci: solitamente un inibitore della proteasi, il suo booster (potenziatore per prolungarne l’azione), più un altro farmaco. Dolutegravir, che sostituisce l’inibitore della proteasi, non necessita di booster e quindi può essere utilizzato in un regime a due componenti. Questo ha dei vantaggi anche in termini di sicurezza in quanto i booster solitamente danno problemi di interazione con altri farmaci”.

“Per quanto riguarda il problema dello sviluppo di resistenze, prosegue Rizzini, i risultati degli studi condotti finora hanno dimostrato che dolutegravir è un farmaco con un’elevata barriera allo sviluppo di resistenza e, inoltre, protegge le altre molecole incluse nel regime terapeutico dallo sviluppo di questo fenomeno. Questo è stato dimostrato sia negli studi con le combinazioni a tre farmaci contenenti dolutegravir, sia nei trial di fase II con la combinazione a due componenti. I risultati degli studi di fase III sulla combinazione dolutegravir rilpivirina verranno presentati il prossimo febbraio al Congresso CROI”.

“Negli studi SWORD-1 e SWORD-2, aggiunge Rizzini, la combinazione dolutegravir rilpivirina è stata utilizzata come terapia di mantenimento in pazienti che avevano ottenuto la soppressione virologica con un regime a tre o quattro farmaci. Attualmente sono in corso due studi di fase III (GEMINI 1 e 2) che stanno valutando la combinazione a dose fissa dolutegravir lamivudina come trattamento di prima linea”.

Quasi in concomitanza con la notizia dei risultati positivi dei due studi di fase III SWORD-1 e SWORD-2, l’azienda ha fatto sapere di avere iniziato anche uno studio di fase avanzata sull’utilizzo di cabotegravir come profilassi pre-esposizione (PrEP) in soggetti ad alto rischio di contrarre l’infezione.

Si tratta di un trial di fase III, condotto in collaborazione con il National Institutes of Health, che arruolerà complessivamente circa 4.500 soggetti ad alto rischio, provenienti da 40 Paesi in America, Asia e Africa. Lo studio valuterà l’efficacia e la sicurezza del farmaco somministrato in monoterapia per via iniettiva ogni due mesi, rispetto all’associazione a dose fissa costituita da emtricitabina e tenofovir da somministrarsi per via orale una volta al giorno (attualmente unico regime approvato per la PrEP). Le combinazioni di farmaci verranno valutate per la loro efficacia come terapia preventiva dell’infezione da HIV. Inoltre, l’azienda ha annunciato che nel 2017 inizierà un altro studio che valuterà il farmaco come PrEP in giovani donne.

“Gli studi di fase II con cabotegravir come terapia preventiva dell’infezione da HIV hanno dato risultati positivi e hanno permesso di stabilire la dose e la posologia da utilizzare negli studi di fase III”, aggiunge Rizzini.

Cabotegravir è un inibitore dell’integrasi di seconda generazione, chimicamente analogo a dolutegravir. Il farmaco è sviluppato in due formulazioni: quella orale a somministrazione once a day e quella iniettiva (intramuscolo) a somministrazione ogni 8 settimane (terapia dell’Hiv) oppure ogni 12 settimane (prevenzione dell’Hiv nei soggetti ad alto rischio, i cosiddetti PrEP regimens). Il farmaco ha una emivita plasmatica di circa 40 ore, più lunga di dolutegravir.

Elisa Spelta