HIV, efficacia del vaccino RV144 maggiore in certi tipi di virus

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Uno studio appena pubblicato su Nature mostra che il primo vaccino dimostratosi in grado di prevenire l'infezione da HIV, il vaccino RV144, ha agito sul virus anche nei soggetti che hanno contratto l’infezione e che il vaccino è risultato più efficace nei virus con due specifiche ‘impronte digitali genetiche’.

"È la prima volta che si osserva una pressione sul virus a livello genetico causata da un vaccino efficace contro l'HIV", ha detto Morgane Rolland, ricercatrice del Military Hiv Research Program (MHRP) degli Stati Uniti e prima autrice dello studio.

Gli autori della ricerca ora pubblicata su Nature hanno condotto un’analisi genetica su alcuni dei soggetti trattati con il vaccino o con il placebo nello studio RV144 (il trial, pubblicato nel 2009 sul New England Journal of Medicine, che ha testato l’efficacia del vaccino stesso), per identificare le caratteristiche associate alla risposta indotta dal siero. Lo studio iniziale venne condotto in Thailandia tra il 2003 e il 2006 su 16.402 volontari sani e non infettati dal virus dell'HIV, dei quali la metà trattati con il vaccino e metà con placebo. Lo studio aveva evidenziato una riduzione del numero di pazienti infetti di circa il 30% negli individui esposti al vaccino (51 persone infette verso 74).

L'analisi pubblicata ora su Nature ha mostrato evidenze di una risposta immunitaria indotta dal vaccino in due siti della regione Env-V2, situata sulla copertura esterna dell'HIV. L'efficacia del vaccino contro i virus portatori di queste due particolari “impronte digitali” genetiche particolari, è risultata aumentata dell’80%.

"Questi risultati rafforzano sia quanto emerso su RV144 sia i dati del precedente studio, secondo cui gli anticorpi diretti contro la regione V1V2 riducono il rischio di infezione. Nel complesso il lavoro suggerisce che la regione Env-V2 potrebbe essere un bersaglio cruciale per i prossimi vaccini contro l'HIV" ha spiegato Jerome Kim, autore senior dello studio, sempre dell’MHRP.

"Il sequenziamento genetico è una valutazione importante e indipendente delle risposte immunitarie indotte dal vaccino" ha detto un altro degli autori, Paul Edlefsen, biostatistico del Statistical Center for HIV/AIDS Research and Prevention del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle. In particolare, i ricercatori hanno esaminato le sequenze del genoma dell’HIV di 110 volontari che hanno partecipato allo studio RV144 e che in seguito sono stati contagiati dall’HIV. I virus che hanno infettano i partecipanti trattati col vaccino si sono rivelati geneticamente diversi rispetto a quelli dei soggetti trattati con un placebo.

I ricercatori hanno concentrato la loro analisi sulla regione V2 del virus HIV dopo che uno studio pubblicato nel 2012 ha mostrato che gli anticorpi specifici della regione V1V2 del genoma virale sono correlati con un minor rischio di infezione. Questo nuovo studio di sequenziamento genetico ha mostrato che i virus sfuggiti a queste risposte immunitarie mostrano differenze genetiche nella stessa regione, suggerendo che il vaccino ha esercitato una pressione genetica in questa regione.

I virus HIV che sfuggono agli anticorpi e riescono a infettare una persona hanno impronte digitali genetiche o mutazioni che possono impedire il riconoscimento dal parte del sistema immunitario e tali variazioni possono essere identificate nella sequenza genetica del virus.

"Questo studio sottolinea l'ottimismo realista che si respira oggi nel campo della ricerca di vaccini contro l'HIV. Stiamo facendo progressi sostanziali nella comprensione di ciò che ci vorrà per sviluppare un vaccino più efficace contro il virus”. Progressi che in ultima analisi ci aiuteranno a porre fine a questa pandemia." ha dichiarato infine Nelson Michael, direttore del MHRP.

M. Rolland, et al. increased HIV-1 vaccine efficacy against viruses with genetic signatures in Env V2. Nature 2012; doi:10.1038/nature1151
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