L’infezione da HIV in età pediatrica viene contratta al durante la gravidanza, il parto o con l’allattamento al seno. Uno dei maggiori successi nella lotta contro l’HIV/AIDS è stata la possibilità di prevenire la trasmissione dell’infezione dalla madre al figlio utilizzando la terapia antiretrovirale durante la gravidanza e al momento del parto.

In questo modo oltre il 98% dei figli di madre HIV positiva NON hanno l’infezione da HIV e sono quindi sani. Nonostante ciò al mondo nascono ancora 1000 bambini al giorno con l’infezione da HIV nella maggior parte dei casi nei paesi dell’ Africa subsahariana. In Italia si stima che ogni anno nascano circa 20 bambini con l’infezione da HIV.

L’introduzione della terapia antivirale di combinazione ha notevolmente modificato la storia naturale dell’infezione da HIV negli adulti e bambini con una riduzione importante del rischio di progressione e di malattia e della mortalità. Tuttavia in età pediatrica esistono poche formulazioni adatte ai bambini per cui gli effetti delle terapia non sono stati cosi importanti come quelli osservati nell’ adulto. Attualmente in Italia ci sono circa 900 pazienti con infezione da HIV, nati da madre HIV positiva negli ultimi 30 anni; nella maggior parte dei casi asintomatici che vivono una vita normale grazie alla terapia antiretrovirale.

Essendo ormai l’HIV diventato una patologia cronica che si trasmette essenzialmente per via sessuale è chiaro come per seguire i giovani HIV positivi sia necessario un intervento multidisciplinare che coinvolga competenze mediche, sociali e psicologiche con un approccio olistico.

L'Italia di oggi è un paese caratterizzato da una presenza straniera sempre più regolare e stabile; attualmente si stima che più di 5.000.000 persone, la cui metà donne, risiedano stabilmente nel nostro paese.

Questo mutamento antropologico, ha portato a cambiamenti significativi anche nell'ambito dell'epidemiologia dell'infezione da HIV e di altre malattie sessualmente trasmesse. Ciò è oggi particolarmente evidente in ambito pediatrico dove, tra i fattori di rischio, la provenienza da area endemica della madre sieropositiva è cresciuta dallo 0% del 1985 al 40% del 2005, fino al 50% del 2010. L’incidenza dell’infezione sulla popolazione immigrata è rilevante, in particolare su quella proveniente dall’Africa, e si stima che tra le madri straniere sieropositive che hanno partorito in Italia il 75% è composto da madri africane.

In questo nuovo contesto emerge dunque la necessità di saper fornire risposte e interventi adeguati. La condizione di esclusione sociale in cui si trovano i genitori sieropositivi, per lo stigma che accompagna l’infezione, è accentuata per le madri straniere, spesso provenienti da paesi ed esperienze in cui il ruolo della donna è marginale, le credenze magico-religiose sono vincolanti, le informazioni sull’HIV sono incomplete o addirittura errate, rendendo ancor più problematico e complesso affrontare la malattia e la genitorialità.

Carlo Giaquinto
Direttore SSD Malattie Infettive e Aids Pediatrico, Dipartimento di Pediatria, Padova