Hiv, per la cura basterą un'iniezione ogni 2 mesi

Tra qualche anno per tenere sotto controllo il virus dell'Hiv potrebbe bastare una sola iniezione di farmaco ogni 8 settimane. Una vera rivoluzione per la qualitą di vita dei pazienti e per la loro aderenza alle cure. Sono questi i dati pił salienti dello studio di fase IIb denominato LATTE 2 (Long-Acting Antiretroviral Treatment Enabling) che ha valutato la somministrazione per via parenterale della combinazione di cabotegravir (inibitore dell'integrasi a lunga durata di azione) associato a rilpivirina in una formulazione a lunga durata di azione.

Agli esordi della terapia dell’Hiv i pazienti dovevano assumere anche 20-25 farmaci al giorno. La singola compresa che è alla base delle cure più moderne sembra già (e lo è) una grande conquista.

Tra qualche anno per tenere il virus dell’Hiv sotto controllo potrebbe però bastare una sola iniezione di farmaco ogni 8 settimane. Una vera rivoluzione per la qualità di vita dei pazienti e per la loro compliance alle cure.

E' questo il messaggio più saliente dello studio di fase IIb denominato LATTE 2 (Long-Acting Antiretroviral Treatment Enabling) che ha valutato la somministrazione per via parenterale della combinazione di cabotegravir (inibitore dell’integrasi a lunga durata di azione) associato a rilpivirina in una formulazione a lunga durata di azione. I dati completi dello studio saranno presentati in uno dei prossimi congressi del settore.

ViiV Healthcare ha annunciato oggi che lo studio LATTE 2 (NCT02120352) ha raggiunto il suo endpoint primario a 32 settimane. Questi risultati dimostrano che nel mantenere i tassi di soppressione virale le formulazioni iniettabili di cabotegravir (ViiV Healthcare) e rilpivirina (Janssen) sono paragonabili a un regime orale a base di  tre farmaci: cabotegravir e due inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa, NRTI.

LATTE 2 ha incluso soggetti adulti (n = 309), che, dopo aver raggiunto la soppressione virologica in terapia orale con monosomministrazione giornaliera sperimentale 30mg cabotegravir orale + 2 NRTI (n = 286, 93%), sono stati successivamente randomizzati a uno dei tre bracci dello studio a ricevere Iniezioni CAB LA + RPV LA ogni 4 settimane (n = 115, Q4W), 8 settimane (n = 115 Q8W), oppure hanno continuato CAB orale + NRTI (n = 56).

A 32 settimane, i tassi di soppressione virale (valori di HIV-1 RNA inferiori a 50 copie/ml) per i pazienti che come terapia di mantenimento hanno ricevuto cabotegravir ad azione prolungata (CAB LA) associato a rilpivirina ad azione prolungata (RPV LA) dosati ogni 8 settimane (Q8W, 95%) o ogni 4 settimane (Q4W, 94%) erano comparabili al tasso osservato in pazienti che hanno continuato con un regime di tre farmaci per via orale: CAB sperimentale + 2 NRTI (91%)

I pazienti che passano al CAB LA e RPV LA somministrati Q4W riportato più eventi avversi (EA) che hanno portato alla sospensione (5%; n = 6) rispetto a quelli trattati con una iniezione ogni Q8W (2%; n = 2) o che continuavano il regime con CAB orale + 2 NRTI (2%, n = 1).

L'evento avverso più comune (AE) riportato dai pazienti era il dolore al sito di iniezione (93% dei destinatari di iniezione). Due pazienti del braccio Q8W (nessuno nel braccio Q4W) si sono ritirati per l'intolleranza iniezione. Due pazienti soddisfatti protocollo definito criteri di fallimento virologico, Q8W (n = 1), per via orale (n = 1); né paziente ha avuto la prova di resistenza a rottura.

In due pazienti si è riscontrato fallimento virologico come definito dal protocollo, Q8W (n = 1), per via orale (n = 1); in nessun paziente si è osservata comparsa di resistenza al trattamento con cabotegravir.

Cabotegravir è un inibitore sperimentale di strand transfer dell'integrasi (INSTI) chimicamente molto simile al dolutegravir. Cabotegravir è stato sviluppato da ViiV Healthcare per il trattamento e la prevenzione dell'HIV ed è attualmente in corso di valutazione come una formulazione orale in compresse una volta al giorno e come una formulazione per iniezione con via intramuscolare.

Cabotegravir
Cabotegravir (GSK1265744) è un inibitore dell’integrasi di seconda generazione, ed è chimicamente analogo al dolutegravir. Il farmaco ha le stesse caratteristiche virologiche del dolutegravir in particolare un’elevata barriera genetica che fa sì che il virus più difficilmente vada incontro a mutazioni e dia poi luogo a resistenze.

Cabotegravir è sviluppato in due formulazioni: quella orale a somministrazione once a day e quella iniettiva (intramuscolo) a somministrazione ogni 8 settimane (terapia dell’Hiv) oppure ogni 12 settimane (prevenzione dell’Hiv nei soggetti ad alto rischio, i cosiddetti PrEP regimens).

Rispetto al dolutegravir, cabotegravir ha delle diversità di ordine chimico fisico che ne permettono la lunga durata d’azione quando è formulato in nano cristalli in sospensione.
Il farmaco ha una emivita plasmatica di circa 40 ore, più lunga di dolutegravir.

Cabotegravir: possibile “place in therapy”
Per la terapia dell’infezione da Hiv, in una fase iniziale cabotegravir dovrebbe essere somministrato per via orale. La durata ottimale di questa fase iniziale sarà probabilmente studiata nella fase III.

Nella fase II la somministrazione orale si è protratta per cinque mesi, con lo scopo di ottenere il controllo dell’infezione (valori di HIV-1 RNA inferiori a 50 copie/ml) e verificare la tollerabilità per i pazienti. La terapia orale era costituita da un backbone a base di Kyvexa (abacavir e lamivudina) cui è stato associato il cabotegravir.

Dopo la fase iniziale di terapia orale i pazienti dovrebbero essere trattati con l’associazione di cabotegravir e rilpivirina, entrambi formulati per via parenterale e a lunga durata di azione, somministrata ogni 8 settimane. La fase II infatti ha dimostrato l’equivalenza delle 4 e 8 settimane e una migliore tollerabilità per la somministrazione a 8 settimane.

Diverso è il caso dei pazienti ai quali il farmaco verrebbe somministrato a scopo preventivo, cioè pazienti ad altissimo rischio come le persone non infette di coppie siero discordanti, nei quali la somministrazione dovrebbe avvenire ogni 3 mesi.

Sulla base dei dati attualmente disponibili, il farmaco sarebbe adatto a qualunque tipo di paziente che potrebbe così recarsi nei centri ogni 2 mesi per fare i test e poi ricevere la terapia, che può essere somministrata anche a domicilio.

In Italia per ora il farmaco non è ancora stato studiato ma il nostro paese sarà coinvolto nella fase III il cui inizio è previsto verso la metà del 2016.


Danilo Magliano