Un team di ricercatori della Rockefeller University di New York ha sviluppato un nuovo anticorpo sintetico capace di bloccare la proliferazione del virus HIV fino a 28 giorni con una singola infusione e in grado di ridurre la quantità di virus presente nell’organismo dei pazienti fino a 300 volte. Lo studio di fase I è stato pubblicato su Nature.

Come spiegano gli esperti, gli anticorpi ‘altamente neutralizzanti’ (Broadly Neutralizing hiv-1 Antibodies, bNabs) sono prodotti naturalmente in circa il 10-30% delle persone con Hiv, ma solo dopo diversi anni di infezione. A quel punto, però, il virus nel loro corpo si è sviluppato in modo da sfuggire anche a questi potenti anticorpi. Tuttavia, isolandoli e clonandoli, i ricercatori sono oggi in grado di sfruttarli come agenti terapeutici contro le infezioni più recenti da Hiv.

I ricercatori di New York hanno sviluppato un anticorpo sintetico conosciuto con la sigla 3BNC117 e lo hanno testato in uno studio di fase I su 29 volontari, 17 con HIV e 12 non infetti. L'anticorpo 3BNC117 attacca e inattiva il sito di legame usato dal virus per agganciarsi al recettore CD4 dei linfociti.
I partecipanti hanno ricevuto una singola dose intravenosa da 1, 3, 10 o 30 milligrammi di questa molecola che, come riportano gli esperti, è stata ben tollerata da tutti.

Nei volontari con Hiv che hanno ricevuto la dose maggiore, si è osservata la massima efficacia dell’anticorpo, che ha portato a una rapida e significativa riduzione della carica virale, fino a 300 volte e con un picco di efficacia dopo una settimana. La resistenza del virus alla molecola studiata è risultata variabile, tuttavia in alcuni casi la sensibilità ad esso si è protratta per 28 giorni e in metà dei soggetti che avevano ricevuto la dose più alta fra quelle testate l’efficacia si è protratta per otto settimane.

“Ciò che c’è di speciale in questi anticorpi è che sono attivi contro oltre l’80% dei ceppi di Hiv e sono estremamente potenti”, dice Marina Caskey, co-primo autore dello studio insieme a Michel Nussenzweig. 3BNC117 ha mostrato infatti efficacia contro 195 su 237 ceppi di Hiv. E nella metà dei soggetti trattati con la dose più alta, la carica virale è rimasta sotto i livelli iniziali anche alla fine del periodo di studio di 8 settimane, senza che si verificasse resistenza. 

In base ai risultati pubblicati su Nature, i ricercatori sottolineano che l’immunoterapia dovrebbe essere studiata come nuova modalità di prevenzione e trattamento delle infezioni da Hiv.

Molto probabilmente, osservano i ricercatori, per mantenere sotto controllo le infezioni, 3BNC117 dovrà essere utilizzato in combinazione con altri farmaci antiretrovirali, rispetto ai quali avrebbe però il vantaggio di richiedere una sola somministrazione ogni pochi mesi. Ma l'uso di questo anticorpo, secondo i ricercatori,  probabilmente ha anche altri vantaggi. Per quanto siano necessarie ulteriori verifiche, sembra infatti che sia in grado di migliorare la risposta immunitaria contro l'HIV, e quindi di ottenere un migliore controllo dell'infezione.

Questi anticorpi potrebbero infine essere usati in una futura strategia di eradicazione del virus. I farmaci attuali non riescono a eliminare tutti i virus perché non possono raggiungere quelli che, nascosti all'interno delle cellule, restano allo stato latente. Nell'organismo rimangono quindi riserve del virus.

Somministrando contemporaneamente l'anticorpo 3BNC117 e alcune sostanze in grado di far uscire dallo stato di latenza i virus si farebbero  “uscire allo scoperto” le riserve di HIV, impedendo però che infettino altre cellule e si replichino. In questo modo tutti i virus potrebbero essere esposti agli attacchi del sistema immunitario e dei farmaci antiretrovirali, fino alla loro completa distruzione.

Marina Caskey et al., Viraemia suppressed in HIV-1-infected humans by broadly neutralizing antibody 3BNC117, Nature DOI: doi:10.1038/nature14411
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