Un nuovo regime antiretrovirale a tre farmaci non contenente nucleosidi non ha sfigurato nel confronto con un regime a quattro farmaci contenente nucleosidi nel tenere a bada l’HIV in un piccolo studio pilota di fase IIb su pazienti naive agli antiretrovirali, presentato da poco durante i lavori della International AIDS conference (AIC), a Washington.

Dopo 2 anni di trattamento, la percentuale di soppressione virologica ottenuta con la combinazione di maraviroc più atazanavir potenziato con ritonavir è stata del 78% contro l’83,6% nel gruppo trattato con tenofovir/emtricitabina più atazanavir potenziato con ritonavir.

Maraviroc impedisce all’HIV di entrare nelle cellule, mentre tenofovir ed emtricitabina interferiscono con la replicazione virale una volta che virus ha infettato una cellula.

Maraviroc ha come target il co-recettore CCR5, uno dei due recettori delle chemochine sfruttati dall’'HIV per penetrare all’interno delle cellule CD4; l’altro è il co-recettore CXCR4. Maraviroc è attivo solo per il virus che utilizza come ‘porta d’ingresso’ il ce-recettore CCR5 (R5-tropico). Tuttavia, alcuni studi hanno evidenziato che in pazienti con virus R5.tropico l’HIV è in grado di spostare il suo tropismo verso il CXCR4, sfuggendo così all’azione di maraviroc.

Lo studio presentato all’AIC è un trial randomizzato e in aperto, che ha coinvolto in totale 121 pazienti con un’infezione da HIV con tropismo per il CCR5, di cui 60 trattati con maraviroc 150 mg/die più atazanavir/ritonavir 300/100 mg/die e 61 con tenofovir/emtricitabina 200/300 mg/die più la combinazione atazanavir/ritonavir. Inizialmente il trattamento è stato fatto per 48 settimane, ma è poi stato esteso a 96.

L’età media dei partecipanti era di 36 anni, circa il 90% erano uomini e il 75% bianchi, mentre la conta mediani dei CD4+ al basale era di 350 cellule/mm3.

Il campione era troppo ridotto per poter mostrare una differenza tra i trattamenti e quindi i ricercatori non hanno eseguito i test statistici.

In ogni caso, il numero dei fallimenti virologici è stato paragonabile nei due gruppi (3 nel gruppo maraviroc e 2 nell’altro gruppo) così come simile è stato l’aumento osservato della conta dei CD4+, pari rispettivamente a 239,8 cellule/mm3 contro 264 cellule/mm3.

Oltre ai risultati simili sul fronte della soppressione virale e della conta dei CD4+, gli autori non hanno osservato alcuna resistenza fenotipica, né cambiamenti genotipici rilevanti o variazioni del tropismo del virus.

Joel Gallant, della Johns Hopkins University di Baltimora, ha detto che l’impiego di maraviroc potrebbe aumentare grazie alla messa a punto di test genetici per determinare il tropismo del virus di gran lunga meno costosi di quelli per stabilire il profilo fenotipico, anche se, ha sottolineato, non sarà certo questo studio, in quanto pilota, a spingere i medici a rivolgersi a questo farmaco.

“Per ora è troppo presto per dire se sia o meno una valida opzione terapeutica” ha affermato Gallant, ma l’obiettivo del trial presentato all’AIC, ha fatto notare l’esperto, era stabilire se valesse la pena di proseguire la sperimentazione di maraviroc in regimi non contenenti nucleosidi con studi di fase III.

Obiettivo centrato, tanto che gli autori stanno già arruolando 804 gli pazienti previsti per uno studio di fase III su questo regime terapeutico.

A. Mills, et al. Once-daily maraviroc in combination with ritonavir-boosted atazanavir in treatment-naïve patients infected with CCR5 tropic HIV-1 (study A4001078): 96 week results. IAC 2012; abstract TUAB0102.
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