In molti Paesi del mondo, lo standard per la prevenzione della trasmissione dell'HIV dalla madre al bambino è un breve ciclo di terapia con un singolo antiretrovirale. Tuttavia, un ampio trial realizzato in Africa e appena pubblicato su Lancet Infectious Diseases, lo studio Kesho Bora, ha evidenziato che una profilassi con una terapia antiretrovirale basata su tre farmaci è sicura e ancora più efficace per ridurre il rischio di trasmissione del virus.

Infatti, a un anno di età, i bambini nati da madri trattate con la tripletta di antiretrovirali avevano una probabilità del 43% inferiore di essere stati infettati dal virus rispetto a quelli le cui madri avevano ricevuto la terapia standard.

Il risultato di questo studio e di altri ha spinto l'Oms a rivedere nel 2009 le linee guida internazionali sull'uso degli antiretrovirali durante la gravidanza e l'allattamento. Ora l'agenzia raccomanda appunto una profilassi con tre farmaci, a partire dal secondo trimestre di gestazione fino alla fine dell'allattamento, se la madre non è già di per sé in trattamento con antiretrovirali.

Lo studio Kesho Bora, nome che in lingua swahili significa "un futuro migliore", ha coinvolto 824 donne sieropositive e con una conta dei linfociti CD4 compresa tra 200 e 500 cellule per microlitro, arruolate in cinque centri in Kenya, Burkina Faso e Sudafrica. La partecipante sono state randomizzate al trattamento con la terapia standard o con la tripletta antiretrovirale.

La profilassi standard era costituita da zidovudina (AZT) due volte al giorno fino al momento del parto, con una dose di zidovudina più nevirapina (3TC) all'inizio del travaglio. Dopo una modifica al protocollo apportata nel dicembre 2006, le donne erano trattate anche con zidovudina più lamivudina due volte al giorno per una settimana dopo il parto.
La tripletta era invece costituita da zidovudina, lamivudina, e lopinavir potenziato con ritonavir (Kaletra) due volte al giorno fino alla fine dell'allattamento (per un massimo di 6,5 mesi dopo il parto).
I bambini invece ricevevano 0,6 millilitri di nevirapina alla nascita e, dopo la variazione del protocollo del 2006, anche zidovudina due volte al giorno per una settimana dopo la nascita.

A 6 settimane dal parto, la percentuale cumulativa di trasmissione dell'HIV è risultata del 3,3% nel gruppo trattato con la terapia triplice contro il 5% nel gruppo trattato con la terapia standard, ma questa differenza non è risultata statisticamente significativa. La differenza ha però raggiunto la significatività statistica dopo 12 mesi (P = 0,029), quando le percentuali sono risultate rispettivamente del 5,4% e 9,5%.

Nei 333 bambini nati dal gruppo trattato con la tripletta sono stati registrati 21 casi di trasmissione contro 37 tra i 305 nati dal gruppo trattato con la monoterapia, pari, appunto, a una riduzione del richio realtivo di trasmissione del 43%.
Nei bambini nati da madri intenzionate ad allattare, la riduzione del rischio è stata ancora maggiore e pari al 48% (P = 0,02).
L'incidenza degli eventi avversi è stata simile nei due gruppi.

Secondo Renaud Becquet e Didier Ekouevi, entrambi dell'Università Victor Segalen Bordeaux 2, di Bordeaux, autori dell'editoriale di commento, la terapia triplice antiretrovirale potrebbe essere un approccio universale, da utilizzare a livello di popolazione. Tale strategia potrebbe migliorerebbe la sopravvivenza delle madri e ridurre la trasmissione del virus anche ai partner.
D'altronde, si chiedono i due editorialisti, quando interrompere la terapia nelle donne che non ne hanno ancora bisogno per se stesse? Per rispondere a questa domanda e decidere "se, come e quando cessare la profilassi con la tripletta antiretrovirale dopo la fine dell'allattamento", concludono i due esperti, sono necessari ulteriori studi.

Una possibilità, si legge nell'editoriale, è quella di sottoporre permanentemente tutte le donne sieropositive gravide alla terapia triplice, così come si sta facendo in Malati. Ma questo richiederebbe denaro e risorse umane che non sono prontamente disponibili in molti Paesi.

Kesho Bora Study Group. Triple antiretroviral compared with zidovudine and single-dose nevirapine prophylaxis during pregnancy and breastfeeding for prevention of mother-to-child transmission of HIV-1 (Kesho Bora study): a randomised controlled trial. Lancet Infect Dis 2011
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