Uno studio randomizzato canadese appena pubblicato su Jama suggerisce che nelle bambine e nelle ragazzine di età compresa tra i 9 e i 13 anni due dosi del vaccino quadrivalente anti-HPV (Gardasil di Merck) potrebbero essere efficaci quanto le tre raccomandate nelle adolescenti più grandicelle e le donne.

Il lavoro è tra i primi a valutare gli effetti della riduzione delle dosi del vaccino contro il papilloma virus umano (HPV), ma gli autori (guidati da Simon R. M. Dobson, della University of British Columbia di Vancouver) avvertono che sono necessari altri studi prima di poter raccomandare una schedula vaccinale basata su due somministrazioni per le ragazze più giovani.
Il team canadese, nel periodo compreso tra l’agosto 2007 e il febbraio 2011, ha arruolato 830 partecipanti tra i 9 e i 26 anni, di cui 520 di età compresa tra i 9 e i 13 anni sono state immunizzate con due oppure tre dosi di vaccino nell’arco di 6 mesi, mentre 310 tra i 16 a 26 anni hanno ricevuto le tre dosi convenzionali nello stesso arco di tempo.

Le ragazze tra i 9 e i 13 anni immunizzate con due dosi di vaccino hanno mostrato gli stessi livelli di anticorpi anti-HPV nel sangue dopo 3 anni dalla vaccinazione delle donne di età compresa tra i 16 e i 26 anni.
Per quanto riguarda il confronto tra le due e le tre dosi nella fascia di età 9-13 anni, la risposta anticorpale ottenuta con la schedula ridotta non è stata inferiore a quella misurata con le tre dosi convenzionali per tutti e quattro i genotipi un mese dopo l’ultima vaccinazione, ma non dopo 3 anni per quanto riguarda l’HPV-18 (correlato al cancro del collo dell'utero) e l’HPV-6 (legato ai condilomi genitali). Tuttavia, secondo i ricercatori ciò non significa necessariamente che il vaccino non protegga contro questi ceppi di HPV, perché non si sa ancora quale sia il livello anticorpale necessario per proteggere contro il virus.

In termini di salute pubblica, gli autori riconoscono che lo studio non fornisce ancora abbastanza informazioni per poter dire che per le più giovani una schedula basata su due sole dosi vada bene e sottolineano che, in particolare, servono ulteriori studi per capire se con due sole dosi di vaccino l’immunità al virus si mantiene nel tempo o se sia necessaria una terza dose di richiamo. Inoltre, si dovrebbe valutare anche se una dose ridotta possa fornire lo stesso livello di protezione contro i ceppi di HPV delle tre dosi convenzionali.

In un editoriale di commento, Jessica Kahn e David Bernstein, dell’Università di Cincinnati, suggeriscono che ridurre il numero di dosi del vaccino da tre a due potrebbe contribuire a far sì che le bambine e le adolescenti ricevano il numero di dosi corretto, perché molte non si presentano a fare la terza somministrazione. Inoltre, un calendario vaccinale a due dosi renderebbe il trattamento più accessibile, in particolare nei Paesi in via di sviluppo.

Studi precedenti sull’altro vaccino anti-HPV disponibile sul mercato, quello bivalente (Cervarix, di GlaxoSmithKline), hanno mostrato risultati comparabili, suggerendo anch’essi che due dosi del vaccino potrebbero essere sufficienti. Inoltre, anche il numero raccomandato di dosi dei vaccini proteici anti-epatite A e B, simili a quello anti-HPV, è stato ridotto da tre a due dopo che alcuni studi hanno dimostrato come non vi sia alcuna riduzione di efficacia con una schedula più breve.

S.R.M. Dobson, et al. Immunogenicity of 2 Doses of HPV Vaccine in Younger Adolescents vs 3 Doses in Young Women - A Randomized Clinical Trial. JAMA 2013;309(17):1793-1802. doi:10.1001/jama.2013.1625
leggi

Ti č piaciuto l'articolo? Condividilo: