L’antiinfiammatorio ibuprofene sembra ridurre il rischio di sviluppare il cosiddetto ‘mal di montagna’, stando ai risultati di uno studio pubblicato il 20 marzo sul sito degli Annals of Emergency Medicine e firmato da Grant S. Lipman, della Stanford University, e altri autori.

Circa il 25% delle persone che viaggiano ad altitudini di 2.750 metri o superiore soffre di mal di montagna acuto, che si manifesta con mal di testa, nausea, vertigini, stanchezza, vomito e, se non trattato, può evolvere verso un edema cerebrale, potenzialmente fatale. I sintomi di solito compaiono da 6 a 12 ore dopo aver raggiunto l'alta quota, ma una salita graduale riduce il rischio di soffrire di questa condizione.

Nello studio, il team guidato da Lipman ipotizza che un farmaco antinfiammatorio potrebbe contrastare l'infiammazione che si ha nel cervello come risposta alla diminuzione della pressione atmosferica ad altitudini elevate. Tuttavia, le evidenze ottenute finora a sostegno di quest’ipotesi non erano state convincenti.

Per cercare di saperne di più, i ricercatori hanno effettuato uno studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, in  cui sono stati coinvolti 58 uomini e 28 donne, tutti sani e abitanti a bassa quota. Lo studio è stato condotto nel corso di quattro weekend nei mesi di luglio e agosto 2010.

I partecipanti e i ricercatori hanno passato una prima notte a circa 1.250 m in una zona delle White Mountains, in California. Il mattino seguente, ogni partecipante è stato trattato con ibuprofene 600 mg o placebo. Tutti i partecipanti sono poi stati condotti in un area di sosta a circa 3.500 metri, dove gli è stata somministrata una seconda dose di farmaco (o placebo) alle 2 del pomeriggio, sono saliti a piedi fino a circa 3.800 m dove hanno preso la terza dose prima di trascorrere la notte a quella quota.

Prima di ricevere la prima dose a 1.250 m e prima e dopo la salita finale ai partecipanti è stato chiesto di compilare un questionario riportando gli eventuali sintomi di mal di montagna. A tutti i soggetti è stata misurata la saturazione di ossigeno.

I partecipanti che hanno sofferto il mal di montagna sono stati il 43% nel gruppo trattato con ibuprofene (19  su 44) contro il 69% nel gruppo di controllo (29 su 42), una differenza pari a una riduzione assoluta dell’incidenza del 26% (OR 0,3; IC al 95% 0,1-0,8). Nel gruppo trattato con ibuprofene si è osservata a anche una gravità inferiore dei sintomi, sebbene non in modo significativo, rispetto al gruppo trattato con placebo.

Rispetto ad altri farmaci disponibili per prevenire il mal di montagna (acetazolamide e desametasone), scrivono i ricercatori, l’ibuprofene offre vantaggi, non ha gli stessi effetti collaterali (nausea, vertigini e stanchezza per acetazolamide, depressione, delirio, insonnia, mania, soppressione surrenale e iperglicemia per desametasone), inoltre, l'ibuprofene si può ottenere facilmente, e può fare effetto se preso 6 ore prima della salita in quota, mentre acetazolamide deve essere preso il giorno prima.

Gli autori concludono quindi che l'ibuprofene è efficace nel ridurre l'incidenza del mal di montagna acuto rispetto al placebo e che le persone sottoposte alla profilassi con farmaco hanno mostrato una probabilità di soffrirne circa tre volte inferiore rispetto ai soggetti trattati con placebo.
Nella discussione avvertono però di aver riprodotto nel loro studio le condizioni delle escursione ricreative per cui non è detto che i risultati siano validi anche per gli alpinisti che vanno ad altitudini ancora più elevate.

G.S. Lipman, et al. Ibuprofen Prevents Altitude Illness: A Randomized Controlled Trial for Prevention of Altitude Illness With Nonsteroidal Anti-inflammatories. Annals of Emergency Medicine 2012
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