A due mesi dall’identificazione di un nuovo sottotipo di influenza A di origine aviaria, provocato dal virus H7N9 in pazienti affetti da gravi malattie respiratorie nella Cina orientale, un nuovo studio pubblicato sulla rivista The Lancet da un’equipe di ricercatori cinesi ha documentato, per la prima volta, la capacità del virus di sviluppare resistenza al trattamento con gli inibitori della neuroaminidasi (oseltamivir o peramivir).

“Le pandemie influenzali insorgono ad opera di virus influenzali di origine aviaria o suina – si legge nell’introduzione al lavoro. Il nuovo sottotipo influenzale di origine aviaria (A/H7N9), identificato due mesi fa, è stato responsabile di malattia in 132 individui della Cina, ed ha portato a 33 decessi. Il pollame sembra essere la fonte dell’infezione umana. Benchè, prima di questo virus, l’uomo sia stato già infettato in passato da altri ceppi virali aviari (es: H5N1, H9N2, H7N7 e H7N3), la trasmissione di questi ultimi è risultata altamente inefficiente.”

Per contro, il nuovo virus H7N9, sembra essere capace di trasmettersi più facilmente dal pollame all’uomo, ed ha quindi un potenziale pandemico preoccupante.

Essendo ancora poco compresi i fattori virali e dell’ospite associati con l’anomala aggressività della sindrome influenzale provocata, gli autori dello studio hanno cercato di quantificare la carica virale nei secreti e nelle feci dei pazienti infettati dal virus H7N9, nonché l’eventuale emersione di resistenze al trattamento con i più comuni inibitori delle neuroaminidasi.

A tal scopo, gli autori dello studio hanno preso in considerazione 14 pazienti ammessi al the Shangai Public Health Clinical Centre tra il 4 e il 20 aprile di quest’anno, trattati con farmaci antivirali per meno di due giorni prima del ricovero. Tutti i pazienti considerati nella casistica erano stati trattati con oseltamivir mentre alcuni erano stati trattati anche con un altro inibitore della neuroaminidasi sperimentale, peramivir.

Tutti i pazienti sono andati incontro a polmonite, 7 hanno sviluppato sindrome acuta da distress respiratorio e sono dovuti ricorrere a ventilazione meccanica, mentre tre di quelli che andavano incontro a progressiva ingravescenza delle condizioni di salute nonostante l’impiego di farmaci antivitali e il ricorso alla ventilazione meccanica, sono stati sottoposti ad ECMO (ossigenazione extracorporea a membrana).

Utilizzando metodi PCR, i ricercatori hanno quantificato la carica virale nel tempo a livello della gola, delle feci, del sangue e delle urine, mentre con tecniche di sequenziamento dell’RNA virale sono andati alla ricerca di mutazioni associate alla farmacoresistenza.

In questo modo i ricercatori hanno notato che due pazienti su 14 presentavano in modo persistente cariche virali elevate nonostante il trattamento con inibitori della neuroaminidasi. Entrambi erano stati trattati anche con steroidi. Inoltre hanno identificato una mutazione del gene virale della neuroaminidasi (arginina-lisina), associata ad una persistente carica virale elevata e outcome clinico sfavorevole. Tutti gli 11 pazienti che non avevano dovuto ricorrere all’ECMO avevano il genotipo viral wild-type, mentre due dei 3 pazienti che necessitavano del ricorso a questa tecnica avevano il genotipo mutato con la mutazione sopra menzionata.

Nel constatare la rapida emersione di fenomeni di farmaco-resistenza, che richiede attento monitoraggio e considerazione nella messa a punto di piani di gestione di una possibile pandemia, gli autori si chiedono se la terapia con steroidi abbia avuto un ruolo nell’insorgenza di farmaco resistenza e concludono suggerendo un impiego più precoce degli inibitori delle neuroaminidasi.

Hu Y, et al "Association between adverse clinical outcome in human disease caused by novel influenza A H7N9 virus and sustained viral shedding and emergence of antiviral resistance" Lancet 2013; DOI: 10.1016/S0140-6736(13)61125-3.
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