Identificato probabile meccanismo coinvolto nella "guarigione spontanea" da HIV

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Stando ad uno studio ahead-of-print appena pubblicato sulla rivista Clinical Microbiology and Infection (1), un gruppo di ricercatori dell'INSERM avrebbe identificato il meccanismo genetico alla base della “guarigione spontanea” di due uomini affetti da HIV ma asintomatici. Il meccanismo identificato potrebbe configurarsi come fondamento di un nuovo paradigma terapeutico nella lotta all'AIDS.

Come è noto, il virus HIV si replica nella specie umana infettando le cellule CD4 del sistema immunitario.
Quasi l'1% dei dei pazienti affetti da HIV è in grado di di controllare spontaneamente la replicazione del virus a livelli non rilevabili per molti anni (HIV controllers – HICs). Come questo avvenga, però, resta ancora oggetto di speculazioni.

Per tentare di rispondere a questa domanda, l'attenzione dei ricercatori si è concentrata su due pazienti appartenenti a questa sparuta categoria, un uomo di 57 anni con diagnosi di sieropositività all'HIV dal 1985 e un giovane di 23 anni con diagnosi di sieropositività dal 2011. Quesi pazienti, per quanto infettati dal virus HIV, non presentavano livelli virali rilevabili ai comuni test standard utilizzati per l'individuazione del virus nel sangue.

Sequenziando le porzioni di DNA retrovirale integrate nel genoma umano di questi due pazienti, i ricercatori hanno documentato l'incapacità del virus di replicarsi nelle cellule immunitarie in ragione di sopraggiunte mutazioni del loro codice genetico.
Per contro, i test di risposta immunitaria cellulare ed umorale hanno documentato una forte risposta in un paziente e una risposta moderata nell'altro, a suggerire che sia la persistenza del virus nell'ospite a determinare la risposta immunitaria.

Alla luce di questi risultati, i ricercatori ipotizzano, pertanto, che in questi pazienti la guarigione spontanea sia avvenuta grazie ad un processo di “endogenizzazione” del virus HIV, un processo non nuovo ma che si ritiene abbia neutralizzato in passato la patogenicità di altri virus nella specie umana.
Nel caso specifico, si ritiene che la stimolazione dell'enzima APOBEC3G (una citosina deaminasi cellulare facente parte delle difese costitutive dell'organismo), di solito inibita dalla proteina retrovirale Vif, sia responsabile della disattivazione del virus per cui i virus prodotti nelle cellule che esprimono APOBEC3G non sarebbero in grado di replicarsi ed essere infettivi.

“Tali scoperte suggeriscono che, in assenza di strategie terapeutiche e profilattihce, dopo alcuni decenni di interazioni HIV/ospite e milioni di morti, è probabile che alcuni individui possano aver endogenizzato e neutralizzato il virus e trasmesso questi caratteri alla loro progenie – aggiungono gli autori dello studio.- (…) Riteniamo che la persistenza del DNA retrovirale possa portare alla guarigione e alla protezione dall'HIV. (...) Pertanto – concludono gli autori – proponiamo una nuova visione della cura dell'HIV basata sull'integrazione, l'inattivazione e la potenziale endogenizzazione di un genoma virale all'interno del genoma umano”.

Lo studio, molto interessante e suggestivo perchè capovolge il paradigma attuale dell'eradicazione totale del virus, non è esente, tuttavia, da alcune critiche, come risulta da un editoriale di accompagnamento al lavoro originale (2), nel quale si invita alla prudenza.

In primo luogo va ricordato che lo studio in questione si basa sull'esame di due soli pazienti. Di qui la necessità di attendere conferme da studi di dimensioni numeriche più ampie.
In secondo luogo, lo studio postula semplicemente l'esistenza dell'associazione tra l'incremento dei livelli dell'enzima APOBEC3G e l'induzione di mutazioni “disattivanti” il genoma HIV nei due pazienti studiati, per cui sono necessari, prima di trarre conclusioni definitive, altri studi che analizzino il ruolo di altri fattori di restrizione cellulari.
In terzo luogo, aggiunge l'autore dell'editoriale, è necessario approfondire la rilevanza clinica delle osservazioni sopra menzionate, dal momento che il processo di endogenizzazione non implica necessariamente l'inattivazione del genoma retrovirale.

La ricerca continua!

1.    Colson P et al. HIV infection en route to endogenization: two cases. Clinical Microbiology and Infection. (ahead-of-print). 2014. leggi
2.    Antonelli G. From “purging” to “endogenization” of the HIV genome: a new approach to HIV eradication?  Clinical Microbiology and Infection. (ahead-of-print). 2014.  leggi

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