L'ultimo caso al mondo di vaiolo è stato diagnosticato in Somalia negli anni Settanta, proprio mentre giungeva al termine la campagna mondiale di vaccinazione contro questa malattia. Un esempio grandioso di successo di sanità pubblica, che potrebbe però aver indirettamente contribuito alla massiccia diffusione del virus HIV in Africa, registratasi sempre negli stessi anni.

A indagare sulla correlazione tra la fine della campagna vaccinale e l'inizio dell'epidemia di Aids sono stati alcuni ricercatori americani, guidati da Raymond Weinstein, della George Mason University, in Virginia. Come spiegato sulle pagine della rivista BMC Immunology, la conclusione a cui sono giunti è decisamente innovativa e affascinante: la vaccinazione antivaiolosa potrebbe ridurre la capacità di replicazione del virus HIV e quindi esercitare un effetto protettivo contro l'AIDS.

In passato sono state proposte varie spiegazioni per la rapida diffusione dell'HIV in Africa: guerre, riutilizzo degli aghi delle siringhe, contaminazione di alcune partite di vaccini. Nessuna, però, è mai stata accreditata definitivamente. Da qui l'idea di Weinstein e colleghi di concentrarsi su una nuova linea di lavoro, che esplorasse un eventuale effetto della vaccinazione antivaiolosa sul virus HIV.

In una serie di esperimenti in vitro, i ricercatori hanno misurato la capacità del virus HIV di infettare diversi tipi di globuli bianchi di individui vaccinati da poco contro il vaiolo e di individui non vaccinati. I risultati sono stati sorprendenti: nelle cellule di individui vaccinati, la capacità di replicazione del virus è stata 5 volte inferiore rispetto a quanto misurato nelle cellule dei non vaccinati. L'effetto è stato osservato in particolare per i virus che si replicano in cellule che esprimono sulla superficie il recettore CCR5, peraltro i principali responsabili delle infezioni.

"Questo suggerisce che la vaccinazione contro il vaiolo possa fornire ai soggetti vaccinati un certo grado di protezione contro infezioni successive da parte del virus HIV o contro la progressione di infezione già in corso", afferma Weinstein. Attenzione, però: allo stato attuale delle conoscenze questo significa soltanto che la fine della campagna vaccinale può aver avuto un ruolo nella diffusione dell'Aids, non che la vaccinazione antivaiolosa sia da considerare uno strumento efficace di prevenzione o terapia della malattia.