Infezioni da batteri multiresistenti, vicini a una possibile soluzione?

Anche i superbatteri resistenti agli antibiotici hanno il loro "tallone d'Achille" e possono essere sconfitti. La scoperta è frutto del lavoro di due gruppi di ricercatori, il primo dell'Università di Copenhagen, guidato dall'italiano Luca Guardabassi, il cui studio è stato pubblicato su Scientific Reports, il secondo della Ross University School of Veterinary Medicine di St Kitts, in India, pubblicato su Antimicrobial Agents and Chemotherapy.

Anche i superbatteri resistenti agli antibiotici hanno il loro “tallone d’Achille” e possono essere sconfitti. La scoperta è frutto del lavoro di due gruppi di ricercatori, il primo dell’Università di Copenhagen, guidato dall’italiano Luca Guardabassi, il cui studio è stato pubblicato su Scientific Reports, il secondo della Ross University School of Veterinary Medicine di St Kitts, in India, pubblicato su Antimicrobial Agents and Chemotherapy.

La diffusione dei batteri resistenti agli antibiotici è un problema di salute globale in forte crescita. Uno studio internazionale suggerisce che in assenza di farmaci efficaci contro queste forme batteriche, il numero globale di morti associate al problema potrebbe superare quello legato al cancro, con più di 10 milioni di persone affette entro il 2050.

Il Centers for Disease Control and Prevention (CDC) ha stimato che negli Stati Uniti, l’antibiotico resistenza è responsabile di almeno 2.049.442 malattie e 23mila morti ogni anno.

Nel loro studio, i due gruppi di esperti si sono focalizzati sulle specie batteriche Klebsiella pneumoniae, la principale causa di polmoniti e infezioni del sangue ed Escherichia coli, responsabile di infezioni al tratto urinario e gastrointestinale.

Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi, l’ultima risorsa terapeutica per le forme multi resistenti di questi batteri, è attualmente diffuso in tutte le regioni del mondo. In alcuni paesi, a causa della resistenza, il trattamento con carbapenemi non è efficace in circa il 50% dei pazienti con infezioni di questo patogeno.

Le forme di Escherichia coli resistente ai fluorochinoloni sono ormai diffuse in molti paesi. Ad oggi, circa il 50% delle infezioni da forme resistenti di E. coli non risponde a questi antibiotici.

I ricercatori si sono serviti di un approccio nuovo per identificare i geni essenziali ai superbatteri per crescere in presenza di antibiotici. Hanno misurato il contributo di ogni singolo gene del batterio alla resistenza all’antibiotico, arrivando così  a identificare quelli vitali e necessari a Klebsiella pneumoniae per sopravvivere alla colistina, l’antibiotico usato come ultima risorsa per le infezioni causate da questi batteri.

I ricercatori hanno dimostrato che, disattivando uno di questi geni, il batterio resistente diventa di nuovo vulnerabile all’antibiotico.

Inoltre, gli esperti hanno identificato geni simili che, se disattivati, ripristinano la sensibilità di Escherichia coli anche ad altri tipi di antibiotici.

I ricercatori hanno anche dimostrato che “spegnedo” alcuni di questi geni veniva ripristinata la suscettibilità di E.coli ai beta-lattamici, una classe di antibiotici ad ampio spettro che include la penicillina e i carbapenemi.

Si tratta di una scoperta di grande rilievo, che apre nuove prospettive per sconfiggere i superbatteri, combinando gli antibiotici con farmaci che inibiscono la resistenza batterica, migliorando così la loro efficacia.

Luca Guardabassi et al., The secondary resistome of multidrug-resistant Klebsiella pneumonia, Scientific Reports 7, Article number: 42483 (2017)
Leggi