Nell’insufficienza renale, il farmaco sperimentale PA21 controlla l’iperfosfatemia nel lungo termine ed è meno gravoso per il paziente in termini di numero di pillole da assumere rispetto a sevelamer carbonato. A evidenziarlo è uno studio di fase III presentato durante i lavori del 50° congresso della European Renal Association-European Dialysis and Transplant Association (ERA-EDTA), tenutosi di recente a Istanbul. 

La complicanza cardiovascolare che può derivare dall’insufficienza renale viene spesso trattata con chelanti del fosfato, ma in genere, con questi agenti, i pazienti devono prendere un gran numero di pillole ogni giorno per controllare i livelli di potassio.

"I pazienti in dialisi hanno spesso la bocca secca, e tendono ad avere difficoltà a inghiottire pillole di grosse dimensioni. Ecco perché il problema numero uno che abbiamo è la compliance" ha detto il primo autore dello studio Jürgen Floege, professore di nefrologia presso l'Università di Aachen, in Germania.

Floege e gli altri autori hanno effettuato uno studio a lungo termine in aperto nel quale hanno confrontato PA21, che è un nuovo chelante del fosfato, con sevelamer in 1059 pazienti sottoposti a emodialisi o dialisi peritoneale che avevano un’iperfosfatemia.

I partecipanti sono stati trattati in rapporto 2:1 con PA21 a un dosaggio compreso tra 1 a 3 g/die oppure con  sevelamer a un dosaggio compreso tra 2,4 e 14,4 g/die per 12 settimane in cui è stata fatta una titolazione della dose seguita da 12 settimane di mantenimento.

Dopo 4 settimane di terapia, l'efficacia di PA21 e sevelamer è risultata simile nei pazienti di emodialisi e in dialisi peritoneale.

I ricercatori hanno poi arruolato altri 658 pazienti in un’estensione dello studio di 28 settimane, mirata a valutare la sicurezza del trattamento.

In questa seconda fase, il livello di fosfato sierico basale era di 1,7 mmol/l in entrambi i gruppi e questo valore di fosfatemia si è mantenuto per tutto lo studio; infatti, dopo le 28 settimane di estensione, il livello di fosfato sierico è risultato pari a 1,8 mmol/l in entrambi i gruppi, confermando la pari efficacia dei due trattamenti nel mantenere sotto controllo la fosfatemia.

Invece, si è trovata una differenza significativa tra PA21 e sevelamer per quanto riguarda il numero di pillole da assumere per mantenere l'effetto di riduzione fosfato sierico (3,3 contro 8,7).

Nell’estensione dello studio, rispetto alle prime 24 settimane, l’incidenza degli eventi avversi è diminuita nel gruppo PA21 (83,2% contro 74,4%), ma è rimasta la stessa nel gruppo sevelamer (76,1% contro 76,8%). Molti degli eventi avversi comparsi durante il trattamento erano di tipo gastrointestinale, ma la loro incidenza è diminuita con il tempo in entrambi i gruppi.

Secondo quanto riferito da Floege, PA21 non provoca un assorbimento di ferro notevole, problema che può verificarsi con alcuni altri farmaci. Con questo nuovo agente si è avuta una prevalenza più alta di effetti avversi gastrointestinali rispetto a sevelamer, ma Floege ha sottolineato che la diarrea, in particolare, potrebbe in realtà essere un vantaggio, perché spesso i pazienti in dialisi hanno stipsi e in questo studio la maggior parte dei pazienti ha riferito di avere feci più morbide-

Tuttavia, secondo Christoph Wanner, della clinica universitaria di Würzburg, in Germania, gli effetti gastrointestinali rappresentano un problema. Il nefrologo ha sottolineato che nel gruppo PA21 gli abbandoni sono stati più frequenti, nonostante il minor numero di pillole da prendere.

Gli effetti avversi gastrointestinali potrebbero essere un problema, ma i medici potrebbero essere in grado di contrastarli iniziando con un dosaggio inferiore per consentire all’intestino del paziente di adattarsi alla terapia.