Con un comunicato, GlaxoSmithKline ha reso noto che a seguito dei dati positive della fase II appena pubblicati su The Lancet, l’anti asma mepolizumab proseguirà lo sviluppo entrando in fase III entro la fine dell’anno. Mepolizumab è un anticorpo umanizzato diretto contro l'interleukina 5 e con un'emivita di circa 19 giorni. Previene il legame fra l'interleukina 5 e il suo recettore situato sull'interfaccia degli eosinofili.

Nello studio di fase II di cui sono stati anticipati i primi dati (quelli completi saranno reso noti al congresso ERS di Vienna), sono stati arruolati 621 pazienti con esacerbazioni di asma di grado severo e con segni di infiammazione eosinofila. I pazienti, provenienti da 81 centri di 13 paesi, sono stati randomizzati a ricevere su base mensile per 12 mesi una di tre dosi di mepolizumab per via endovenosa (75 mg, 250mg, o 750mg) o a placebo.

End point primario erano le esacerbazioni di asma definite come epiodi acuti di asma per i quali si rendeva necessario un trattamento con cortisonici per via orale.

I risultati hanno evidenziato come i pazienti trattati con la dose più elevata di mepolizumab rispetto al placebo abbiamo registrato una riduzione del 52% del numero di riacutizzazioni. La riduzione era del 48% con la dose più bassa del farmaco e del 39% con la dose intermedia (1,24 episodi/paziente/anno, 1,46 e 1,15 contro 2,40 per paziente all'anno con il placebo).

Tuttavia, il farmaco non ha determinato un miglioramento dei parametri di funzionalità polmonare.

Le esacerbazioni dell’asma, i cui sintomi sono poco responsivi all’usuale terapia inalatoria, sono associate a sostanziale morbilità, mortalità e a considerevoli costi sanitari. Nel corso degli anni, gli eosinofili sono stati identificati come una delle tipologie cellulari principalmente coinvolte nell’asma, il cui ruolo, come “cellule effettrici” o “cellule spettatrici” è stato confermato solo di recente.

Studi precedenti avevano già confermato tre concetti principali: 1) l’inibizione dell’interleuchina 5 determina una riduzione dell’infiammazione eosinofila, 2) non tutte le tipologie di asma sono associate ad eosinofilia e 3) la riduzione degli eosinofili è associata a una ridotta frequenza delle esacerbazioni.
Il rischio di esacerbazioni sembra essere correlato all’infiammazione eosinofila; è stato infatti osservato che le strategie di trattamento che controllano l’infiammazione eosinofila delle vie aeree e le manifestazioni cliniche dell’asma, sono associate ad una riduzione della frequenza delle esacerbazioni stesse.

Questo studio, che conferma i risultati di un altro trial pubblicato nel 2008 sul NEJM, conferma questa ipotesi che dovrà adesso andare incontro alla verifica, più ampia, della fase III.

Nel 2009, GlaxoSmithKline ritirò la domanda di registrazione del farmaco per la sindrome ipoereosinofila. Oltrechè nell’asma, mepolizumab è anche studiato per la syndrome di  Churg-Strauss, una vasculite sistemica che interessa i piccoli vasi del polmone, dei nervi periferici e della cute. I protagonisti delle forme più gravi sono gli eosinofili, cellule del sistema immunitario, la cui concentrazione nel sangue sale a dismisura arrivando anche a valori di 50/100 volte superiori alle soglie fisiologiche.

Ian D Pavord , Stephanie Korn, Peter Howarth Mepolizumab for severe eosinophilic asthma (DREAM): a multicentre, double-blind, placebo-controlled trial The Lancet, Volume 380, Issue 9842, Pages 651 - 659, 18 August 2012  doi:10.1016/S0140-6736(12)60988-X
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