L'allopurinolo, farmaco indicato per il trattamento della gotta, ha mostrato di rallentare in modo significativo la progressione della nefropatia cronica di grado moderato in un piccolo studio randomizzato, pubblicato da poco sul Clinical Journal of the American Society of Nephrology. Ma non solo. L'anti-gotta ha anche ridotto l'infiammazione e il rischio di eventi cardiovascolari e di ospedalizzazione.

Data la natura del trial - di piccole dimensioni e in aperto - questi risultati sono da confermare in studi prospettici più ampi e "ci sono ora abbastanza evidenze, sia nell'uomo sia nel modello animale, da giustificare un'ulteriore sperimentazione in studi di outcome" ha detto George Bakris, nefrologo dell'Università di Chicago, nonché presidente dell'American Society of Hypertension.

La nefropatia si associa a un'escrezione ridotta di acido urico nelle urine, che può portare o meno all'iperuricemia a seconda della compensazione dell'escrezione a livello gastrointestinale. Inoltre, è stato dimostrato che i pazienti con nefropatia cronica hanno livelli elevati di uricemia.
L'allopurinolo abbassa i livelli di acido urico sierico inibendo l'enzima xantina ossidasi. Il farmaco aveva già dimostrato di frenare la progressione della malattia renale nel modello animale, ma finora non erano disponibili dati sull'uomo.

Pertanto, gli autori dello studio - un team spagnolo dell'Università di Madrid - hanno arruolato 113 pazienti con nefropatia cronica di grado moderato  -definita come una velocità di filtrazione glomerulare stimata (eGFR) inferiore a 60 ml/min per 1,73 m2 - e ne hanno trattati 57 con allopurinolo 100 mg/die e 56 con la terapia usuale, seguendoli per 2 anni.

Il controllo pressorio durante lo studio è risultato simile nei due gruppi e dopo un anno non si sono osservate variazioni significative dell'emoglobina sierica, del fibrinogeno, della VES e dell'albumina. Dopo un follow-up medio di 23,4 mesi, gli autori hanno riscontrato un calo significativo dei livelli di acido urico nel gruppo allopurinolo, da 7,8 a 6,0 mg/dl, ma non nei controlli.

Inoltre, dopo un anno di terapia, anche i livelli di proteina C reattiva si sono ridotti nel primo gruppo, passando da 4,4 a 3,0 mg/l, ma non nel secondo.
Rispetto al basale non ci sono state variazioni significative dell'eGFR in nessuno dei due gruppi, tuttavia si è osservato un miglioramento (non significativo) di 1,3 ml/min per 1,73 m2 nel gruppo allopurinolo e un peggioramento (non significativo) di 3,3 ml/min per 1,73 m2 nel gruppo di controllo, che si traducono in una differenza significativa tra i due gruppi (P = 0,018).

Il beneficio offerto dall'allopurinolo nel rallentare la progressione della malattia è rimasto significativo anche aggiustando i dati per età, sesso, compresenza di diabete, livelli di proteina C reattiva e utilizzo di bloccanti del sistema renina-angiotensina (HR 0,53, IC al 95% 0,28-0,99).
Secondo Bakris, è plausibile che l'allopurinolo sia in grado di rallentare la progressione della malattia, in quanto è risaputo che l'uricemia elevata risulta tossica per i reni e i vasi. E dunque, "non è insensato pensare che il farmaco, capace di bloccare la sintesi dell'acido urico, possa avere questo tipo di beneficio".

In questo studio, è stata evidenziata una correlazione inversa tra livelli di acido urico ed eGFR (P = 0,001), il che potrebbe spiegare, secondo gli autori, il beneficio associato all'allopurinolo.
Inoltre, il farmaco ha mostrato di ridurre il rischio di ospedalizzazione del 62% (HR 0,38; IC al 95% 0,15-0,93)  e quello cardiovascolare del 71% (HR 0,29; IC al 95% 0,09-0,86).

Il lavoro spagnolo è il secondo pubblicato in meno di un anno a evidenziare un beneficio cardiovascolare fornito dall'allopurinolo. All'inizio di giugno è stato pubblicato su Lancet un piccolo studio controllato con placebo in cui il farmaco ha dimostrato di migliorare in modo significativo la tolleranza all'esercizio nei pazienti con angina stabile cronica. Ma i dati di letteratura ad oggi disponibili sulla relazione tra uricemia e malattia cardiovascolare sono contrastanti e sono quindi necessari ampi studi prospettici per capire a fondo l'esatta natura di questa complessa correlazione nella popolazione generale.

Goicoechea M, et al "Effect of allopurinol in chronic kidney disease progression and cardiovascular risk" Clin J Am Soc Nephrol 2010; DOI: 10.2215/CJN.01580210.
leggi il lavoro
http://cjasn.asnjournals.org/cgi/content/abstract/CJN.01580210v1