Un ampio studio osservazionale su un registro danese, appena pubblicato su JAMA, non ha trovato alcuna associazione tra esposizione al farmaco antiemetico metoclopramide durante la gravidanza e un aumento del rischio di outcome avversi, tra cui malformazioni congenite, aborto spontaneo o parto prematuro.

Nel complesso, i bambini nati da donne che avevano utilizzato il farmaco nel primo trimestre di gravidanza per alleviare la nausea e il vomito hanno mostrato tassi simili di malformazioni congenite rispetto ai neonati le cui madri non avevano preso il farmaco (25,3 contro 26,6 per 1.000 nati, odds ratio di prevalenza 0,93; IC al 95 % 0,86-1,02).

Inoltre, i ricercatori non hanno trovato associazioni significative tra metoclopramide e una delle 20 singole categorie di malformazioni, tra cui difetti del tubo neurale, trasposizione dei grossi vasi, difetto del setto ventricolare, riduzione degli arti e il labbro leporino/palatoschisi.

"I limiti superiori degli intervalli di confidenza in queste analisi erano inferiori a 2,0 in 17 delle 20 categorie e inferiori a 2,6 nelle rimanenti tre, il che suggerisce che 17 di queste 20 malformazioni possono essere escluse con un elevato grado di certezza" scrivono i ricercatori, guidati da Bjorn Pasternak, del Statens Serum Institut di Copenaghen. Gli altri difetti erano le malattie congenite della pelle, la coartazione dell'aorta e la tetralogia di Fallot.

La maggior parte delle donne che hanno nausea e vomito durante la gravidanza possono essere gestite in modo conservativo con diversi approccia; tuttavia, circa un 10-15% ha bisogno di farmaci, spiegano i ricercatori nell’introduzione del lavoro. Spesso i ginecologi provano in prima battuta gli antistaminici o la vitamina B6, ma, se questi non funzionano, passano di solito a metoclopramide.

Il farmaco è ritenuto in genere sicuro, ma i dati sul rischio di specifiche malformazioni o di morte fetale sono in realtà limitati.

Alcuni studi precedenti che hanno valutato un numero relativamente limitato di gravidanze non hanno evidenziato problemi legati all’esposizione del feto al farmaco. Tuttavia, avvertono Pasternak e i colleghi, “anche se questi risultati sono generalmente rassicuranti e indicano che metoclopramide non aumenta il rischio di malformazioni congenite quando questi outcome sono valutati nel loro insieme, le malformazioni sono piuttosto eterogenee e andrebbero studiate singolarmente”. Inoltre, aggiungono, “nessuno studio di potenza adeguata ha mai valutato finora il rischio di morte fetale associata all’esposizione a metoclopramide durante la gravidanza”.

Per colmare questo gap informativo, il gruppo danese ha utilizzato il registro nazionale delle nascite, prendendo in esame il periodo dal 1997 al 2011. In questo lasso di tempo sono state registrate 1.222.503 gravidanze e in 45.002 casi le donne risultavano aver preso la metoclopramide quando erano incinte.

I ricercatori hanno quindi confrontato gli esiti della gravidanza nelle donne che avevano preso l’antiemetico e in quelle che non lo avevano preso, avvalendosi del Danish National Patient Register per determinare le malformazioni congenite nel primo anno del bambino.

Per l' analisi sul rischio di aborto spontaneo, hanno confrontato 37.946 donne che avevano assunto metoclopramide con 151.661 che non l’avevano presa. In tutto sono stati segnalati 10.171 casi di aborto spontaneo.

Hanno visto così che l'esposizione al farmaco non era associata a un aumento del rischio di aborti spontanei e che il tasso aborti spontanei era addirittura inferiore nel gruppo che aveva preso la metoclopramide (20,0 contro 62,1 per 1000; HR 0,35; IC al 95%0,33-0,38).

La differenza tra i due gruppi è risultata più marcata tra le settimane gestazionali 7 e 14 . Successivamente , le curve di Kaplan-Meier - anche se ampiamente distinte – hanno mostrato un andamento simile. Dalla settimana 6 alla settimana 14, per esempio, l' incidenza cumulativa di aborto spontaneo è risultata del 3% nel donne esposte al farmaco contro 10% in quelle non esposte (P <0,001) e questi tassi si sono mantenuti abbastanza costanti fino alla ventiduesima settimana.

Non si è vista nessuna associazione nemmeno tra uso di metoclopramide e aumento del rischio di mortalità neonatale, dato che i tassi di questo outcome avverso sono risultati simili nei due gruppi, e pari rispettivamente a 3,5 per 1000 contro 3,9 per mille (HR 0,90; IC al 95%0,74-1,08).

Risultati analoghi anche sul fronte del parto pretermine, del basso peso alla nascita e delle dimensioni ridotte per l'età gestazionale.

Infine, un’analisi sulle malformazioni nei feti abortiti non ha evidenziato alcuna associazione con il farmaco.

B. Pasternak, et al. Metoclopramide in pregnancy and risk of major congenital malformations and fetal death. JAMA 2013; 310(15): 1601-1611.
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