All'ultimo congresso dell'American Neurological Association (ANA) è stato presentato uno studio che dimostra come la licosamide (Vimpat, UCB Pharma) sia in grado di ridurre la frequenza delle crisi fino al 42% nei pazienti epilettici con crisi parziali complesse e fino all'86% in quelli che mostrano sia crisi semplici sia complesse.
Il farmaco è un nuovo antiepilettico approvato di recente negli Stati Uniti come terapia aggiuntiva per il trattamento delle crisi a esordio parziale, il tipo più frequente. In Europa, è stato invece autorizzato per la stessa indicazione nell'agosto del 2008.
Il meccanismo d'azione della molecola non è ancora noto con certezza, ma sembra riduca l'attività dei canali del sodio e sia coinvolta nello sviluppo dei neuroni danneggiati. La combinazione dei due effetti potrebbe prevenire la diffusione di attività elettriche anomale a tutto il cervello, riducendo le possibilità di insorgenza degli attacchi.

Lo studio presentato all'congresso dell'ANA è un'analisi dei dati di tre studi multicentrici di fase II e III, randomizzati e controllati con placebo, facenti parte del programma di sviluppo clinico del farmaco. Quest'analisi retrospettiva ha riguardato 1.294 pazienti trattati con placebo oppure licsamide 200, 400 o 600 mg/die. L'utilizzo di altri antiepilettici - carbamazepina, lamotrigina, levetiracetam, acido valproico e topiramato i più comuni - è stato simile in tutti i gruppi di trattamento.
La riduzione maggiore della frequenza delle crisi osservata con licosamide rispetto al placebo si è ottenuta per le crisi parziali complesse e per quelle con parziali con generalizzazione secondaria (un mix di crisi semplici e complesse)

Nei pazienti con crisi complesse, la riduzione della frequenza degli attacchi per 28 giorni è stata del 34,1% nel gruppo trattato con 200 mg, 40,8% in quello con 400 mg e 41,9% nel gruppo 600 mg contro il 22,4% nei controlli. Analogamente, nei pazienti con crisi parziali con generalizzazione secondaria si è avuta una riduzione della frequenza degli attacchi per 28 giorni rispettivamente del 50, 55,6 e 85,9% nei tre gruppi contro il 32,5% con il placebo. La riduzione osservata nei pazienti con crisi parziali semplici è invece stata simile a quella ottenuta con il placebo.