Lavoro stressante? Rischio di morte pari a quello del fumo in presenza di diabete o malattie cardiache

Tra gli uomini con malattia cardiometabolica - diabete, malattia coronarica o ictus - quelli con un lavoro impegnativo ma con poco potere decisionale (quindi sotto tensione lavorativa) hanno un rischio più elevato di morire precocemente. Un rischio che era quasi pari a quello del fumo, anche tra gli uomini con uno stile di vita sano e un buon controllo di pressione sanguigna e diabete.

Tra gli uomini con malattia cardiometabolica - diabete, malattia coronarica o ictus - quelli con un lavoro impegnativo ma con poco potere decisionale (quindi sotto tensione lavorativa) hanno un rischio più elevato di morire precocemente. Un rischio che era quasi pari a quello del fumo, anche tra gli uomini con uno stile di vita sano e un buon controllo di pressione sanguigna e diabete.

E’ quanto emerge da uno studio multicoorte pubblicato su Lancet Diabetes & Endocrinology.

«La scoperta che lo stress lavorativo aumenta il rischio di mortalità, anche in sottogruppi di uomini con malattia cardiometabolica sotto controllo, suggerisce che il trattamento standard dei classici fattori di rischio probabilmente non è in grado di ridurre il rischio di mortalità associato alle tensioni lavorative», secondo l'autore dello studio Mika Kivimäki, dell'Università di Helsinki, in Finlandia, e colleghi.

«Per alcuni pazienti potrebbero rendersi necessari altri tipi di intervento, che possibilmente includano la gestione dello stress come parte della riabilitazione delle malattie cardiovascolari, la riprogettazione del lavoro o la riduzione dell'orario di lavoro», ha detto Kivimäki in una dichiarazione della sua istituzione.

Invece nelle donne con malattia cardiometabolica e in uomini e donne senza malattia, lo stress lavorativo non era associato a un maggior rischio di morte durante un periodo medio di follow-up di 13,9 anni.

Lo stress lavorativo come fattore di rischio
«Sebbene alcune linee guida per la prevenzione cardiovascolare suggeriscano che i pazienti con diagnosi di malattia cardiometabolica debbano gestire lo stress da lavoro, questa raccomandazione si basa su evidenze deboli», scrivono gli autori.
Per questo motivo hanno voluto valutare lo stato di stress in qualità di fattore di rischio, analizzando l’associazione tra stress da lavoro e mortalità, in uomini e donne con e senza preesistente malattia cardiometabolica.

I ricercatori hanno identificato 102.633 individui arruolati in sette studi nel consorzio IPD-Work (Individual-Participant-Data Meta-analysis in Working Populations) in Finlandia, Francia, Svezia e Regno Unito dal 1985 al 2002, e che hanno risposto a questionari sullo stress da lavoro.

Al momento dell'arruolamento, 3.441 partecipanti presentavano malattia cardiometabolica, principalmente diabete (78,2%) e meno frequentemente cardiopatia coronarica (13,6%) o ictus (10,7%). Avevano un'età media di 48,3 anni e il 57,4% erano uomini

Maggior rischio di mortalità precoce
Tra i 1.975 uomini con malattia cardiometabolica, durante il follow-up quelli sottoposti a forti tensioni lavorative avevano un rischio di morire del 68% superiore rispetto a quelli senza stress, dopo gli opportuni aggiustamenti per età, fumo, attività fisica, consumo di alcol, indice di massa corporea e stato socioeconomico (HR 1,68; p=0,024).

L'aumento del rischio di mortalità era quasi equivalente a quello del fumo, ed era maggiore dei rischi derivanti da ipertensione, colesterolo alto, obesità, inattività fisica e alto consumo di alcol (rispetto al non avere quei fattori di rischio).

Inoltre, tra gli uomini con malattia cardiometabolica e un profilo di rischio favorevole – vale a dire che non erano obesi, fisicamente inattivi, fumatori o forti bevitori, e avevano una pressione sanguigna normale, lipidi normali o entrambi, o un’alta adesione alla terapia - quelli con stress da lavoro avevano un rischio di morte prematura da due a sei volte superiore rispetto a quelli senza stress.

Nelle donne in età lavorativa con malattia cardiometabolica, invece, lo stress lavorativo non è risultato associato a un significativo aumento del rischio di mortalità, e la differenza assoluta di mortalità tra soggetti con e senza stress era solo di 10,8 per 10.000 anni-persona (per confronto, la corrispondente differenza di mortalità negli uomini era 52,1 per 10.000 anni-persona).

«Le associazioni osservate sono anche biologicamente plausibili. L'ormone dello stress cortisolo stimola la produzione di glucosio nel fegato e antagonizza l'azione dell'insulina nei tessuti periferici – ed entrambi i processi contribuiscono a peggiorare la prognosi nei diabetici», scrivono gli autori.
«Lo stress può anche avere effetti negativi sui sistemi cardiometabolici, inducendo disfunzione endoteliale transitoria, ischemia miocardica e aritmia cardiaca e quindi aumentando il rischio di eventi cardiaci fatali e non fatali».

Gli autori hanno concluso che sono necessari ulteriori studi «per stabilire se lo screening sistematico e la gestione dei fattori fonte di tensione lavorativa, possono contribuire a migliorare gli outcome di salute negli uomini con prevalenza di malattia coronarica, ictus o diabete».

I problemi psicologici come ulteriore fattore prognostico
Tuttavia, i risultati generali potrebbero avere delle limitazioni, scrive in un commento di accompagnamento Yulong Lian, della Nantong University, a Jiangsu, in Cina, perché lo studio non ha incluso alcuni «importanti fattori prognostici associati alla malattia cardiometabolica».

La prevalenza di una cattiva salute mentale, come angoscia psicologica, depressione clinica e ansia, è più alta tra i pazienti con malattia cardiometabolica rispetto alla popolazione generale. Inoltre, rispetto alle persone senza stress, quelli con stress da lavoro tendono ad avere una maggiore prevalenza di scarsa salute mentale.

Questi problemi psicologici possono aumentare il rischio di mortalità dei pazienti con malattie cardiovascolari o diabete. Anche altri fattori di stress, come isolamento sociale, solitudine, bullismo sul posto di lavoro e insicurezza del posto di lavoro, potrebbero contribuire alla progressione della malattia cardiometabolica.
Tuttavia, questi importanti fattori prognostici non sono stati considerati nello studio IPD-Work.

Al contempo Lian riconosce che i risultati dello studio ampliano notevolmente le prove che ci siano importanti differenze legate al sesso nella malattia cardiometabolica. «Ulteriori ricerche sui meccanismi responsabili di queste differenze negli effetti dello stress lavorativo non solo migliorerebbero la comprensione della prognosi della malattia cardiometabolica, ma informerebbero anche i responsabili delle politiche sanitarie e le linee guida sulla necessità di interventi sul posto di lavoro specifici per il sesso per il trattamento e gestione della malattia cardiometabolica».

Kivimäki M et al. Work stress and risk of death in men and women with and without cardiometabolic disease: a multicohort study. Lancet Diabetes Endocrinol. Published online June 5, 2018