Le cattive abitudini alimentari provocano più morti di qualsiasi altro fattore di rischio. Studio su LANCET

Una morte su cinque a livello mondiale, pari a 11 milioni di morti, è dovuta a cattive abitudini alimentari, il più importante fattore di rischio prevenibile per le malattie non trasmissibili, principalmente cardiopatia ischemica, diabete e cancro. Lo riportano i risultati di un ampia revisione sistematica appena pubblicata su LANCET.

Una morte su cinque a livello mondiale, pari a 11 milioni di morti, è dovuta a cattive abitudini alimentari, il più importante fattore di rischio prevenibile per le malattie non trasmissibili, principalmente cardiopatia ischemica, diabete e cancro. Lo riportano i risultati di un ampia revisione sistematica appena pubblicata su LANCET.

«Questo studio afferma quello che molti hanno pensato per diversi anni, cioè che una dieta povera è responsabile di più morti di qualsiasi altro fattore di rischio nel mondo», ha affermato il responsabile dello studio Christopher Murray, dell’Institute for Health Metrics and Evaluation, University of Washington, Usa. «La nostra valutazione suggerisce che i principali fattori di rischio alimentari sono l'assunzione elevata di sodio e un basso apporto di alimenti sani, come cereali integrali, frutta, noci e semi e verdure».

«Abbiamo scoperto che il miglioramento della dieta potrebbe potenzialmente prevenire un decesso su cinque a livello globale», hanno scritto il primo autore Ashkan Afshin e colleghi, del Global Burden of Diseases, Injuries, and Risk Factors Study (GBD) 2017. «A differenza di molti altri fattori di rischio, le cattive abitudini alimentari sono trasversali all'età, al sesso e allo sviluppo sociodemografico. Anche se l'impatto dei singoli fattori dietetici varia da paese a paese, un apporto scorretto in particolare di cereali integrali, frutta e sodio, ha rappresentato oltre il 50% dei decessi attribuibili alla dieta».

Una revisione sistematica della letteratura
I ricercatori hanno identificato una serie di studi in grado di fornire dati sul consumo di 15 nutrienti in 195 paesi, in modo da stimare il contributo specifico sulla malattia attribuibile a ciascun fattore di rischio alimentare tra gli adulti con più di 25 anni di età. L’analisi ha considerato il livello di assunzione di ognuno dei nutrienti e ha quantificato il potenziale impatto del loro consumo subottimale sulla mortalità e morbilità legata alle malattie croniche.

«Quindi, utilizzando i fattori specifici della malattia attribuibili alla popolazione, la mortalità e gli anni di vita aggiustati per la disabilità (DALY, Disability-adjusted life year), abbiamo calcolato il numero di decessi e DALY attribuibili alla dieta per ciascun esito della malattia», hanno spiegato gli autori.

Maggior rischio di morte che con il fumo
A livello globale, nel 2017 il consumo di quasi tutti gli alimenti e i nutrienti salutari è risultato subottimale, soprattutto per noci e semi, latte e cereali integrali, con un consumo medio giornaliero solo del 12% per noci e semi, 16% per il latte e 23% per i cereali integrali rispetto ai livelli corretti.

Al contempo è stato rilevato un uso giornaliero oltre i livelli ottimali di alimenti poco salutari come bevande zuccherate, carne lavorata (90% in più), sodio (86% in più) e carne rossa (18% in più).

Un consumo più elevato di alimenti sia salutari che poco sani è risultato più elevato negli uomini rispetto alle donne e negli adulti di mezza età (50-69 anni) rispetto a quelli più giovani (25-49 anni), i quali assumevano più bevande zuccherate, con una tendenza alla riduzione all’aumentare dell’età.

Nel 2017, 11 milioni di morti (il 22% di tutti i decessi tra gli adulti) e 255 milioni di DALY, ossia il numero di anni persi a causa della malattiaper disabilità o per morte prematura, erano attribuibili a fattori di rischio alimentare. Le malattie cardiovascolari sono state la principale causa delle morti legate all'alimentazione (10 milioni), seguite dai tumori (913mila) e dal diabete di tipo 2 (339mila).

«Una dieta subottimale è responsabile di più decessi di qualsiasi altro rischio a livello globale, compreso il tabagismo, evidenziando la necessità urgente di migliorare l’alimentazione in tutto il mondo», hanno scritto gli autori. «Nonostante il fatto che il sodio, lo zucchero e i grasso siano stati al centro del dibattito sulle politiche alimentari negli ultimi due decenni, la nostra ricerca mostra che i principali fattori di rischio alimentari per la mortalità sono diete ricche di sodio, povere di cereali integrali e basso contenuto di frutta, noci e semi, verdure e acidi grassi omega-3, ognuno dei rappresenta oltre il 2% delle morti globali».

Infatti i principali fattori di rischio alimentare per decessi e DALY sono stati un eccessivo apporto di sodio (3 milioni di morti e 70 milioni di DALY) e un basso consumo di cereali integrali (3 milioni di morti e 82 milioni di DALY) e frutta (2 milioni di morti e 65 milioni di DALY).

Un intervento integrato per migliorare la salute mondiale
«In sintesi abbiamo scoperto che le cattive abitudini alimentari sono associate a una serie di malattie croniche e possono potenzialmente contribuire in maniera determinante alla mortalità legata a queste patologie in tutti i paesi del mondo», hanno concluso i ricercatori. «Questa constatazione sottolinea la necessità urgente di sforzi globali coordinati per migliorare la qualità della dieta umana. Data la complessità dei comportamenti dietetici e l'ampia gamma di influenze sulla dieta, il miglioramento della dieta richiede la collaborazione attiva di diversi attori del sistema alimentare».

Commentando i risultati, Nita Forouhi della University of Cambridge School of Clinical Medicine, UK, non coinvolta nello studio, ha affermato che «nonostante alcuni limiti, lo studio del GBD sposta l’attenzione dall’enfasi sulla restrizione dietetica alla promozione di alimenti sani in un contesto globale. Questa evidenza conferma in gran parte il passaggio da linee guida basate su principi nutritivi a linee guida alimentari»

«Ci sono naturalmente delle sfide notevoli nell’applicazione di queste regole a tutte le popolazioni. Basti pensare al costo proibitivo di frutta e verdura in alcuni regioni: due porzioni di frutta e tre porzioni di verdura al giorno a persona rappresentano il 52% del reddito delle famiglie nei paesi a basso reddito, il 18% in quelli a reddito medio/basso, il 16% in paesi a reddito medio/alto e il 2% in quelli ad alto reddito» ha aggiunto. «Per sostenere il cambiamento dietetico radicale necessario a ottimizzare la salute umana, è essenziale un insieme di interventi politici integrati sugli interi sistemi alimentari, sia livello internazionale che dei singoli paesi».

Bibliografia

GBD 2017 Diet Collaborators. Health effects of dietary risks in 195 countries, 1990–2017: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2017. THE LANCET. Published:April 03, 2019

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