I dati provenienti da quattro studi clinici di fase II appena presentati al congresso americano di diabetologia,  dimostrano che linagliptin è in grado di ottenere una riduzione statisticamente significativa dei livelli ematici di zuccheri. Il controllo glicemico è stato valutato in termini di emoglobina glicata (HbA1c), glicemia plasmatica a digiuno e glicemia post-prandiale.

Linagliptin è un nuovo inibitore della dipeptidil peptidasi 4 (DPP-4). Attraverso l'inibizione della DDP-4, aumentano i livelli circolanti delle incretine GLP-1 e GIP che a loro volta inibiscono la secrezione del glucagone, con conseguente abbassamento della glicemia, incremento della secrezione di insulina e diminuzione dello svuotamento gastrico. Il farmaco appartiene alla stessa classe di sitagliptin, vildagliptin, alogliptin e saxagliptin.
Boehringer Ingelheim lo sta sperimentando come terapia orale once-daily per il trattamento del diabete di tipo 2: i dati relativi agli studi clinici in corso sono stati appena presentati durante il convegno annuale dell'American Diabetes Association.

I trial hanno mostrato una riduzione significativa dell'emoglobina glicata in caso di trattamento con linagliptin (5 mg) rispetto a placebo, sia in monoterapia (-0,69% p<0.0001) sia utilizzato insieme ad altri antidiabetici comuni come metformina (-0,64% p<0.0001), metformina più una sulfonilurea (-0,62% p<0.0001), pioglitazone (-0,51% p<0.0001).
La terapia con linagliptin, inoltre, ha portato a un miglioramento nella funzionalità delle cellule beta del pancreas.

Vediamo ora in maggior dettaglio gli studi clinici: si trattava di trials internazionali, randomizzati e in doppio cieco, con l'obiettivo di stabilire l'efficacia e il profilo di sicurezza del linagliptin (5 mg, una sola volta al giorno) rispetto al placebo, in un ciclo di trattamento di 24 settimane, in pazienti con diabete di tipo 2 e inadeguato controllo della glicemica.
Endpoint primario era la misurazione dei livelli di emoglobina glicata. Come abbiamo visto, il farmaco si è rivelato efficace, sia in caso di monoterapia, sia in caso di terapia combinata con altri farmaci.

Per quanto riguarda gli effetti collaterali e la comparsa di ipoglicemia, la loro percentuale si è rivelata simile nel gruppo di trattamento e in quello con placebo nei casi di monoterapia, terapia combinata con metformina e terapia combinata con pioglitazone.
Nel caso della terapia combinata con metformina e sulfonilurea, invece, gli effetti collaterali sono stati più frequenti nel gruppo di trattamento (2,4% contro l'1,5% del placebo), e lo stesso si è verificato per i casi di ipoglicemia indotta dal farmaco (14,5% contro 7,6%).

I risultati degli studi di fase III dimostrano che linagliptin riduce in modo significativo la glicemia e presenta un eccellente profilo di sicurezza e tollerabilità
In generale, linagliptin ha dimostrato un profilo di sicurezza molto positivo, con una percentuale complessiva di eventi avversi paragonabile a placebo. Inoltre, linagliptin ha dimostrato di essere molto ben tollerato, di non avere ripercussioni sul peso corporeo, di non aumentare il rischio di interazioni con altri farmaci e, aspetto assai rilevante, di non aumentare il rischio di ipoglicemia, sia quando assunto da solo che in associazione a metformina o pioglitazone.

Va notato che i livelli di glicemia plasmatica rilevati in pazienti diabetici con compromissione renale da lieve a moderata, sono stati paragonabili a quelli riscontrati in pazienti diabetici con normale funzionalità renale.
Ciò suggerisce che linagliptin, che viene escreto per via prevalentemente non renale, può avere caratteristiche farmacologiche specifiche mai riscontrate prima in altri farmaci di questa stessa classe farmacologica innovativa. I dati suggeriscono infatti che linagliptin non dovrebbe richiedere aggiustamenti di dosaggio nei pazienti con diabete di tipo 2, indipendentemente dallo stadio di compromissione renale.