Secondo nuove analisi, liraglutide sembra essere superiore ad altri farmaci che agiscono sulle incretine, quali l’anti DDP-4 sitagliptin e l’agonisti del GLP-1 exenatide, per quanto riguarda il numero di pazienti con diabete di tipo 2 che raggiungono per la prima volta  livelli target di emoglobina glicata (<7%) in un periodo di 26 settimane di terapia. I nuovi dati sono stati riportati in occasione del 9th Annual International Diabetes Federation Western Pacific Region Congress di Kyoto.

I primi dati riguardano un’analisi post-hoc di due trial di fase IIIb. Il fine dello studio era quello di stabilire il numero di pazienti trattati con liraglutide, sitagliptin o exenatide, che raggiungevano livelli target di emoglobina glicata (<7%) per la prima volta a 12, 20 e 26 settimane di terapia.

In entrambi gli studi, la percentuale di pazienti che raggiungevano per la prima volta i livelli target di emoglobina glicata era superiore con liraglutide (once a day), rispetto a sitagliptin (100mg once a day) o exenatide BID (10 ug due volte al giorno).

Nello studio che ha confrontato liraglutide a sitagliptin, la probabilità di raggiungere livelli di HbA1c <7% durante le 26 settimane di studio era superiore con liraglutide 1,2 mg e 1,8 mg, rispetto a sitagliptin (HR 1,76 IC 95% 1,32-2,34, p<0,0030 con la dose da 1,2 mg e HR 2,13, 95% 1,62-2,82, p<0,0001 con la dose da 1,8 mg del farmaco).

Nello studio LEAD-6 la probabilità di raggiungere i livelli target di emoglobina glicata era superiore con liraglutide (1,8 mg), rispetto a exenatide BID, dopo 26 settimane di trattamento (HR 1,5 IC 95% 1,17-1,92, p<0,0068).
Un’altra analisi post-hoc dello studio LEAD-6 e dello studio che ha confrontato liraglutide verso sitagliptin ha mostrato che un numero superiore di pazienti con diabete di tipo 2 in terapia con metformina, con livelli basali di emoglobina glicata <8%, trattati con 1,8 mg di liraglutide ha raggiunto livelli di HbA1c <7%, rispetto ai pazienti trattati con exenatide (84% vs 61,5%, p=0,03) e sitagliptin (77,6% vs 36,7%, p<0,0001), in 26 settimane di terapia.

Liraglutide è un analogo del GLP-1. Il farmaco è stato approvato nel 2009 in Europa per il trattamento dei pazienti adulti con diabete di tipo 2, in combinazione con metformina e/o una solfonilurea o metformina e un tiazolidinedione. Nel 2010, il medicinale è stato approvato dall’Fda in aggiunta alla dieta e all’esercizio fisico per migliorare il controllo glicemico nei pazienti adulti con diabete di tipo 2.

Le incretine sono due ormoni, il GIP (polipetide inibitorio gastrico) e il GLP-1 (Peptideglucagone-like) la cui secrezione aumenta soprattutto dopo i pasti; essi stimolano la sintesi di insulina, da cui il loro nome. E' stato dimostrato che nei diabetici tipo 2 questo meccanismo risulta in qualche modo compromesso per cui si ha una ridotta produzione di incretine dopo l'assunzione di cibo.

I farmaci che agiscono sulle incretine sono gli analoghi del GLP-1 (exenatide, liraglutide, lixisenatide, dulaglutide) e gli inibitori dell’enzima DPP-4 (che degrada le incretine): vildagliptin, alogliptim, sitagliptin, saxagliptin, linagliptin.

Questi farmaci, oltre ad avere un’azione ipoglicemizzante simile come potenza agli altri antidiabetici, offrono tuttavia dei vantaggi aggiuntivi: riducono il rischio di ipoglicemia (vs. sulfoniluree), non aumentano il peso (vs. sulfoniluree, glitazoni, insulina), hanno minori effetti gastrointestinali (vs. metformina).