Il dibattito su quale sia, tra bevacizumab e ranibizumab, il farmaco migliore per il trattamento della degenerazione maculare senile (AMD) è destinato probabilmente a scaldarsi. I risultati di uno studio sponsorizzato da Genentech (ora parte del gruppo Roche) sembrano suggerire, infatti, che i pazienti con AMD essudativa trattati con bevacizumab hanno un maggior rischio di effetti collaterali rispetto a quelli trattati con ranibizumab.

I dati, appena presentati al congresso annuale dell’Association for Research in Vision and Ophthalmology (ARVO) a Fort Lauderdale, in Florida, seguono di poco la pubblicazione sul New England Journal of Medicine dei risultati dello studio CATT, un trial indipendente finanziato dal National Eye Institute, dal quale è emersa una sostanziale parità di efficacia dei due farmaci in questa indicazione.

L’analisi intermedia dei risultati dello studio presentato ora al congresso ARVO, relativi a 77.886 beneficiari dell’assicurazione sanitaria Medicare affetti da AMD, mostra nei pazienti trattati con bevacizumab un rischio di mortalità superiore dell’11% e uno di ictus emorragico a 10 mesi superiore del 57% rispetto a quelli trattati con ranibizumab, mentre non si sono evidenziate differenze significative nel rischio di infarto e di ictus ischemico.

Commentando i dati, Trevor Mundel, capo globale della R&S di Novartis, ha dichiarato in un comunicato stampa: “ora più che mai è chiaro che ranibizumab e bevacizumab sono diversi e Novartis ritiene che il primo rappresenti l’opzione terapeutica migliore per l’AMD essudativa”.

Il gigante svizzero commercializza ranibizumab al di fuori degli Stati Uniti, dove invece il farmaco è venduto da Roche. Ed è sempre Roche a commercializzare in tutto il mondo il concorrente bevacizumab.

E.W. Gower, et al. Adverse Event Rates Following Intravitreal Injection of Avastin or Lucentis for Treating Age-Related Macular Degeneration. ARVO 2011. Abstract 6644
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