Potrebbe essere roseo il futuro di neratinib (HKI-272), un nuovo agente anti-HER2 e anti-EGFR sviluppato da Wyeth, ora parte di Pfizer. Il farmaco ha dato infatti buona prova di sé, specie in combinazione con paclitaxel, in diversi studi di fase II presentati da poco a Bruxelles alla seconda IMPAKT Breast Cancer Conference, appuntamento congressuale dedicato alla ricerca sul tumore al seno, sotto l'egida della European Society of Medical Oncology (ESMO).

In una ricerca coordinata dal Comprehensive Centre for Breast Diseases di Hong Kong, con la combinazione neratinib/paclitaxel si è ottenuta una risposta clinica nel 69% delle pazienti, donne affette da carcinoma mammario Her2-positivo metastatico.
Nello stesso setting, un secondo studio del Jules Bordet Institute di Bruxelles ha evidenziato percentuali di risposta comprese tra il 25e il 43% in associazione con vinorelbina (Navelbine, Pierre Fabre).
Stephen Johnston, del Royal Marsden Hospital di Londra, ha definito questi livelli di efficacia "impressionanti".

Neratinib è definito un pan-inibitore irreversibile delle tirosin chinasi dei recettori Erb in quanto agisce su ErbB1 (l'EGFR), ErbB2 (l'HER2), ed ErbB4 (o HER4), mentre trastuzumab (Herceptin, Roche) blocca solo l'ErbB1 e lapatinib (Tyverb, GlaxoSmithKlin)e) blocca ErbB1 ed ErbB2.

"Al momento un tema caldo nella ricerca sul cancro al seno è come trattare la resistenza a trastuzumab" ha detto Johnston in un'intervista. "Se neratinib dovesse rivelarsi altrettanto efficace, potrebbe essere un'opzione terapeutica attraente, visto che si assume per via orale, anziché endovenosa". Ma nello stesso tempo il ricercatore ha sottolineato che l'inibizione di target multipli, caratteristica del nuovo inibitore, potrebbe portare con sé problemi di tossicità.

Negli studi presentati a Bruxelles, l'evento avverso più comune è stata la diarrea. In uno studio di fase i/II del Vall d'Hebron University Hospital di Barcellona, su 33 pazienti con tumori solidi, tra cui quello della mammella, l'85% dei pazienti trattati con neratinib più capecitabina ha manifestato questo effetto collaterale, ma solo in cinque dei 28 casi di grado 3 o 4, solo in due è stato necessario ridurre la dose dei farmaci e in generale, secondo gli autori, il problema è stato gestibile.
Un altro studio di fase II dell'Oncology Center AZ St. Augustinus di Anversa, in Belgio, che ha testato neratinib in monoterapia nel carcinoma mammario avanzato Her2-positivo, la diarrea si è manifestata nel 93% delle 136 pazienti, ma la gravità dell'effetto è diminuita nel tempo. In questo trial, il nuovo inibitore ha mostrato anche una sicurezza cardiovascolare definita dagli autori "accettabile", senza la comparsa di scompenso legato al farmaco o di cardiotossicità di grado 3 o 4. La frazione di eiezione ventricolare sinistra è scesa al di sotto del 50% nel 3% dei casi.

Anche nello studio del Comprehensive Centre for Breast Diseases la diarrea è stata l'effetto avverso più comune, verificatosi nel 91% delle 102 pazienti (nel 28% dei casi di grado 3 o 4). E un risultato simile si è avuto nella ricerca del Jules Bordet Institute sulla combinazione neratinib/vinorelbina.
Nello studio cinese, delle 99 pazienti in cui è stata valutata l'efficacia della doppietta neratinib/paclitaxel il 5% ha ottenuto una risposta completa e il 64% una risposta parziale, risultato definito dagli autori inaspettatamente buono. La risposta è stata particolarmente buona nelle donne con tumori positivi ai recettori ormonali: 84% contro 50% nelle donne con tumori negativi a questi recettori (P < 0,05). Si è inoltre osservata un'alta percentuale di riposta clinica nelle pazienti trattate in precedenza con la terapia ormonale (80%), con lapatinib in ogni linea di terapia (71%) o con un taxano in ogni setting o in ogni linea di terapia (76%). Grazie a questi risultati, dovrebbe ora partire uno studio di fase III sull'uso di questa combinazione come terapia di prima linea.

Nello studio belga sull'associazione neratinib/vinorelbina, la percentuale di risposta è stata del 43% nelle pazienti non trattate in precedenza con lapatinib e del 25% in quella trattate prima con questo farmaco. Tutte le risposte sono state parziali e in tutte le 18 pazienti in cui si è valutata l'efficacia tranne tre si è osservata una riduzione del volume tumorale a un certo punto del trattamento. Gli autori hanno detto che questi risultati vanno considerato preliminari, data l'esiguità numerica del campione; ciononostante, anche questa combinazione potrebbe passare alla fase III dello sviluppo clinico.

Sono peraltro già in corso due studi multicentrici e internazionali, di fase III sul farmaco, sponsorizzati da Pfizer (come quelli presentati a Bruxelles). Il primo sta verificando se neratinib è in grado di ridurre il rischio di ricaduta dopo trattamento con trastuzumab in 3.850 pazienti con tumore al seno HER2-positivo e con linfonodi positivi. Questo trial dovrebbe concludersi a dicembre 2017. Il secondo, chiamato NEFERTT, è invece uno studio di confronto tra neratinib e trastuzumab, entrambi in combinazione con paclitaxel, condotto su 1.200 donne con tumore al seno HER2-positivo metastatico o localmente avanzato non trattate in precedenza. Termine previsto: agosto 2012.