Obesitą, chi ha un rischio genetico maggiore ottiene pił vantaggi da una dieta sana

Uno studio pubblicato sul British Medical Journal suggerisce che i benefici derivanti da una dieta sana pensata per prevenire l'aumento di peso a lungo termine siano maggiori per le persone ad alto rischio genetico per l'obesitą rispetto a quelle non predisposte geneticamente alla patologia. Lo studio č stato condotto dai ricercatori della Tulane University di New Orleans.

Uno studio pubblicato sul British Medical Journal suggerisce che i benefici derivanti da una dieta sana pensata per prevenire l'aumento di peso a lungo termine siano maggiori per le persone ad alto rischio genetico per l'obesità rispetto a quelle non predisposte geneticamente alla patologia. Lo studio è stato condotto dai ricercatori della Tulane University di New Orleans.

“I risultati dello studio dimostrano che la predisposizione genetica non è una barriera al successo di un intervento per la gestione del peso e non deve essere usata come “scusa” per non seguire uno stile di vita sano e una dieta più salutare”, spiegano gli autori.

Nel loro studio, gli esperti hanno calcolato la predisposizione genetica per l’obesità sulla basa della presenza di 77 varianti genetiche associate con l’indice di massa corporea (BMI) in due coorti di professionisti della salute di sesso maschile e femminile. Gli esperti hanno poi analizzato quanto questi soggetti erano aderenti a tre regimi alimentari.

Attraverso il loro studio gli esperti hanno voluto determinare quanto un modello alimentare sano può influire sull’aumento di peso nel lungo termine in base a punteggi di rischio genetico per la predisposizione all’obesità.

I ricercatori hanno identificato 8.828 donne che avevano partecipato al Nurses Health Study e 5.218 uomini arruolati nell’Health Professionals Follow-up Study, per i quali erano disponibili i dati completi, inluse le analisi genetiche effettuate su campioni di sangue.

Al basale, nel 1986, le donne avevano un’età media pari a 54 anni, un BMI di 26 kg/m2 e il peso corporeo medio era pari a 68 kg. Gli uomini avevano un’età media di 55 anni al basale, un BMI medio di 26 kg/m2 e il peso corporeo medio era pari a 82 kg.

Dopo aver calcolato il rischio genetico dei partecipanti, ogni 4 anni i ricercatori hanno sottoposto i soggetti arruolati a un questionario sul cibo e determinato il BMI. Gli esperti hanno anche calcolato il punteggio di qualità della dieta attraverso tre indici: Alternate Healthy Eating Index 2010 (AHEI-2010), Dietary Approach to Stop Hypertension (DASH) e Alternate Mediterranean Diet (AMED).

Il punteggio AHEW-2010 era basato sul consumo di 11 cibi e bevande associate alle malattie croniche, con un punteggio più elevato per vegetali, frutta, grani interi, frutta secca, legumi, acidi grassi a lunga catena e acidi grassi polinsaturi, un punteggio medio per alcol e un punteggio basso per zucchero, bevande zuccherate, carne rossa e processata, grassi trans e sodio. Il punteggio DASH era basato sul consumo di otto di questi cibi e bevande e il punteggio AMED era basato su nove componenti della dieta mediterranea, con un punteggio più elevato associato a una miglior consumo di cibi sani e un punteggio più basso associato a un peggior consumo di cibi sani.

In generale, avere un rischio genetico per l’obesità elevato era associato a un aumento del BMI e del peso corporeo ogni 4 anni, ma questo non si verificava nei soggetti aderenti a una dieta sana. L’aderenza a un regime alimentare sano era associato al più basso aumento del BMI nelle persone con rischio genetico elevato per l’obesità.

"I nostri risultati suggeriscono che l'aumento del peso associato alla predisposizione genetica può essere almeno in parte contrastato migliorando l'aderenza a modelli dietetici sani", spiegano gli esperti. “È importante notare che per le persone geneticamente predisposte all'obesità, è più probabile che il miglioramento dell'aderenza a una dieta sana porti a una maggiore perdita di peso", concludono i ricercatori.

Tiange Wang ET AL., Improving adherence to healthy dietary patterns, genetic risk, and long term weight gain: gene-diet interaction analysis in two prospective cohort studies, BMJ 2018
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